La storia a fette

La storia è come la mortadella: si può tagliare a fette.

Dopo ogni trancio acquisisci una maggiore consapevolezza che non smentisce ma integra la precedente razione.

Tutto quello che si dice sulle guerre in atto e sui loro decisori è parzialmente vero.

Alle tante ingiurie belliche riportate dalle cronache, si sovrappongono dei contro ‘affronti’ dall’altra parte.
Chi è esperto in conflitti coniugali, conosce le dinamiche alterne di auto-innesco che si ingenerano.

È la stessa cosa: vittime e carnefici si mischiano indissolubilmente. Non ci sono azioni operate unilateralmente, ma solo reazioni perpetrate da ambo le parti.

Basta che parta una provocazione, che l’altro si senta in diritto di sferrare la propria ritorsione, a cui seguirà la ‘legittima’ rappresaglia avversaria.

Se uscissimo dalla logica parziale dell’n-esima fetta di mortadella e di colui che l’ha tagliata e, magari, ci scrollassimo quel lembo dagli occhi che ci appanna la visuale completa, ci accorgeremmo che TUTTI HANNO UNA BUONA RAGIONE DI AVERE TORTO!

Se, poi, si avesse la visione olistica di chi ci guadagna dai danni altrui, laddove chi ci perde sono i tanti, troppi morti nella popolazione, da una parte e dall’altra della prima linea, si potrebbe individuare chi ha sferrato il primo attacco provocatorio: la miccia!

L’innesco è sempre molto antico, se non secolare. E’ perpetrato in forma sibillina, quando nessuno se lo aspetta. Risulta sempre accessuale e immotivato come è lo strumento di ogni futile vendetta.

 

“Tu, un giorno mi dicesti vaffanculo!”

“Veramente, io non mi ricordo.”

“Perché mi insulti e non te ne curi nemmeno? Sei superficiale”

“Questo mi offende. Ma, comunque, ormai cerchiamo di superare…”

“Non ci passo sopra, ora me la paghi” E parte lo schiaffo. Quello è l’innesco di una lite inaspettata e dalle conseguenze imprevedibili…per chi non ha preordinato quel conflitto!

 

L’attacco del 7 ottobre, sferrato da Hamas, ha decretato l’immediata ritorsione di Israele, che si era fatto trovare già più che pronto all’invasione di Gaza.

Quell’attacco è una fetta di mortadella che è seguita ad altre fette e che sarà seguita da altre, fino a quando piacerà ai guerrafondai o fino a quando si svuoteranno gli arsenali, troppo pieni di armi prossime alla data di scadenza.

Le 364 vittime ebree sono state misurate in termini di chilometri quadrati della Striscia di Gaza! Misteri delle equivalenze militari.

 

Una fetta di mortadella del Dombass risale al 2014, tanto tossica da registrare 14.000 morti.

A quel ‘controschiaffo’ è seguita la fetta di mortadella russa, talmente larga da invadere l’Ucraina nel febbraio del 2022.

 

Quali sono i registi di queste spietatezze? Si vocifera che siano i magnati multimiliardari che dovevano movimentare il mercato delle armi, non contenti delle poche centinaia di conflitti ‘minori’ che rendevano già purulenta la faccia della Terra.

 

Chi ha passato anni a subire in tribunale le udienze divorzili riconosce ‘dal fiuto’ gli avvocati che si aiutano a vicenda nel cercare la schermaglia. Avviene, pari pari, nella diplomazia internazionale.

Da quello schiaffo in poi gli ex coniugi, come gli ex alleati, diventano nemici su decisione degli avvocati che operano come i corpi diplomatici eterodiretti dai servizi segreti.

Il fuoco che si propaga da quel detonatore è solo una conseguenza, le cui fiamme lambiscono entrambi i lati del braciere incandescente nei teatri dei conflitti.

Smettiamola con la riduzione cinematografica secondo la quale Putin è spietato, Nethaniau è violento e Hamas è crudele. E’ tutto vero, ma non spiega l’intero fenomeno.

Non ce ne usciamo con i pettegolezzi da bar, applicati a queste tragiche telenovele raccontate partigianamente dai TG di mezza sera.

È un teatro funesto in cui l’unica possibile cantonata esegetica sarebbe quella di giudicare gli attori, invece dei personaggi, come se si trattasse della vita reale.

Questo è l’errore culturale attualmente in voga: considerare Putin, Zelenski, Biden, Netanyahu, i leader di Hamas come personaggi autentici.

Niente di più sbagliato. Sono attori e nulla più.

Recitano la parte assegnata nel copione di una farsa nefasta.

Tu, che sei un lettore intelligente, fai il salto di qualità: non confondere Peter Falk con il Tenente Colombo!

Anche agli attori che fanno i capi di stato, hanno imposto di recitare e loro lo fanno, a pagamento.

C’è un regista, che si articola come una piovra, che decide la parte che devono fare questi grandi attori, convincendoli a suon di finanza elitaria.

Anche gli attorucoli nostrani svolgono la loro parte: prima chi stava all’opposizione faceva il buono/a e, una volta al governo, fa il cattivo/a. È il “Teatrino dei Pupi”!

L’unica differenza, rispetto a quel palco ameno, è che i morti, qui, sono veri. E sono tanti.

Il burattinaio sta godendo e spera che ‘tu’ faccia il tifo per il Pupo Netanyahu, mentre ti sventola in faccia il Pupo di Hamas aspettando che, trascinato dall’immedesimazione, ‘tu’ ti scagli sul palcoscenico, sbucando dal golfo mistico come avvenne nel Golfo Persico, e invada il palcoscenico di guerra sormontando il proscenio.

Lo stesso vale per la tifoseria avversaria.

Allora farai parte della narrazione e non sarai soltanto un pubblico strepitante, ma una nazione che narra la fine dei suoi caduti in guerra.

Ti cadranno in testa le bombe, provenienti dalla ribalta che hai appena varcato, quando ormai sarà troppo tardi per evitarle: apparterrai a quel melodramma luttuoso sia come vittima che come carnefice.

Non facciamo sghignazzare, più di quanto già fa, chi assiste dal retropalco di questo triste scenario mentre un suggeritore imbecca i figuranti con un testo contemplato dall’inizio dei tempi per la fine dei giorni.