Museo Archeologico Nazionale di Canosa: in arrivo la stele daunia

CANOSA DI PUGLIA – Arriverà a Canosa nella giornata di giovedì 13 giugno, in concomitanza con le Giornate Europee dellArcheologia, la stele daunia – oggi conservata nel museo archeologico di Vieste – acquistata nel 2017 in un’asta a Londra dalla Fondazione Apulia Felix Onlus.

Dopo essere stata esposta in una serie di musei della Puglia, da Bovino a Ordona, Monte Sant’Angelo e Foggia, grazie all’interesse della Fondazione Archeologica Canosina e della Direzione regionale Musei nazionali Puglia, la stele sarà esposta presso il Museo Archeologico Nazionale di Canosa di Puglia per tutta l’estate.

La mostra Immagini della Daunia, esempi di partecipazione sarà inaugurata giovedì 13 giugno alle ore 18.00 e mostrerà per la prima volta al pubblico anche un frammento di stele donato al Museo da uno dei soci fondatori della FAC, Pasquale Terribile nel 2012.

LA STELE

Si tratta di una stele alta 62 cm, su lastra rettangolare in pietra calcarea, ricomposta da diversi frammenti, datata al VII-VI secolo a.C., con alcune decorazioni alquanto consuete: un corteo di persone, alcuni elementi decorativi della veste, elementi geometrici vari. Una stele che, come molte altre, è stata frutto di uno scavo clandestino (in merito alla provenienza veniva citata una collezione privata inglese) e, poi, immessa nel commercio antiquario.

Ma non è tanto il suo pregio archeologico a farne un pezzo unico – anzi, le stele daunie sono tra i manufatti più caratteristici della civiltà della Daunia – quanto la sua storia.

La stele, infatti, è stata recuperata grazie a unazione di crowdfunding partita da gente comune che, vedendola in vendita in un’asta curata dalla nota casa d’aste Bertolami Fine Arts, si è messa in moto per far tornare il reperto ‘a casa’.

LANTEFATTO

Nel marzo 2017, è un archeologo e guida turistica di Carpino, Domenico Sergio Antonacci, che, accorgendosi dell’asta in corso per la stele, insieme ad alcuni amici appassionati e studiosi di archeologia, lancia lhashtag #RiportiamoACasaLaStele. E’ così che nasce l’idea di una raccolta fondi che aduni tutta la comunità, per sostenere le spese di aggiudicazione del reperto. Ed è qui che avviene il piccolo miracolo. In tanti si mobilitano: da semplici cittadini a veri e propri mecenate ed esperti d’arte, da professionisti ad associazioni, alcuni anche esterni alla Capitanata. Ognuno dona quello che può: le singole donazioni vanno da uno a trecento euro. Tra quelli che accolgono la ‘sfida’ c’è la Fondazione Apulia Felix Onlus di Foggia che si dice pronta a sostenere le spese occorrenti per coprire la somma della base d’asta ed, eventualmente, fare un’offerta di rilancio.

È il 24 marzo del 2017 quando, infine, la stele, il cui costo iniziale era fissato in 1800 sterline, viene acquistata dalla onlus per 2200 sterline con un costo complessivo vivo pari a circa 4500 euro (tra spese comprendente i diritti e la spedizione per il ritorno in Italia). Si tratta di una aggiudicazione avvenuta in larga parte grazie alle donazioni dei privati. È la vittoria di una comunità contro il commercio clandestino e la svalorizzazione del patrimonio archeologico locale.

IL SIMBOLO DELLA LOTTA ALLA CLANDESTINITA

Ecco che la stele daunia diviene un vero e proprio simbolo: quello della comunità che si erge contro gli autori di scavi clandestini e del traffico illegale di oggetti archeologici trafugati. Lo scavo clandestino ha, purtroppo, una lunga e triste ‘tradizione’ in Puglia come in molte altre parti d’Italia: anzi, alla figura del ‘tombarolo’, dedito allo scavo illegale nelle tombe antiche, si sono affiancate e sostituite vere e proprie organizzazioni criminali. Si è calcolato che, negli anni, migliaia di reperti sono stati trafugati solo nella Daunia per essere immessi nel mercato clandestino. Oltre a ricchi collezionisti, destinatari di questi commerci illegali sono anche musei, come nel caso della stele finita prima a Monaco e poi al British Museum di Londra. Per comprendere il fenomeno basti pensare che, ad oggi, non esiste un museo internazionale che non conservi, al suo interno, manufatti archeologici della Daunia e in particolare di Canosa di Puglia. I danni al patrimonio culturale sono immani, inquantificabili. Ed è per questo che la stele daunia in questione acquista un significato particolare. In più occasioni, il prof. Giuliano Volpe, alla guida della Fondazione Apulia Felix, ha parlato dell’operazione per ‘portare a casa’ la stele come di una attività di sensibilizzazione ed emblema della partecipazione attiva dal basso di cittadini alla valorizzazione del patrimonio più che di un atto di salvaguardia e recupero di un reperto particolarmente raro. “La stele messa allasta a Londra da Bertolami rischiava di finire in una delle tante collezioni private nel mondo – le sue parole – Non si trattava, certo, del pezzo più importante o di quello meglio conservato. Quella stele, però, sin da subito ha acquisito un significato particolare: ben aldilà del suo valore archeologico, rappresenta lemergere di un sentimento di partecipazione attiva della comunità, una bella occasione di condivisione di obiettivi comuni.

LE GIORNATE EUROPEE DELLARCHEOLOGIA 2024

Dalla sinergia tra la Fondazione Archeologica Canosina e il Museo Archeologico Nazionale di Canosa di Puglia nasce l’idea di esporre la stele a Canosa a partire da venerdì 14 giugno 2024, in concomitanza con le Giornate Europee dellArcheologia (GEA), organizzate in Italia dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Musei. Si tratta di un appuntamento annuale che si svolge il terzo fine settimana di giugno in tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa, col fine di sensibilizzare e coinvolgere le comunità locali nei processi di indagine, protezione, conservazione e fruizione del patrimonio archeologico.

Quale migliore occasione per esporre questa stele a Canosa – le parole di Sergio Fontana Presidente della F.A.C. – Mi piace evidenziare come, con questo evento, continui la fortunata serie di episodi che legano la propria storia a quella di questo reperto: questa attività, infatti, è frutto di una bella e proficua collaborazione fra due onlus – la F.A.C. che lo ha voluto e la Apulia Felix proprietaria del reperto – ma anche della disponibilità della Direzione regionale Musei della Puglia ed, in particolare, della Direttrice del Museo di Canosa, Anita Rocco, che ha trovato una casaa questo reperto presso il Museo Archeologico Nazionale. Un altro traguardo frutto della cooperazione pubblico-privato in cui crediamo.

Soddisfazione è stata espressa da Francesco Longobardi, delegato alla Direzione regionale Musei Puglia, che si è detto particolarmente felice di ospitare un reperto che simboleggia “una partecipazione trasversale, andata oltre le differenze anagrafiche, geografiche e sociali, alla vita culturale e sociale del territorio, in concomitanza con un appuntamento annuale che contribuisce ad attrarre nuovo pubblico nei luoghi della cultura”.

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