Vittoria stragiudiziale: accolta la volontà del paziente di ricevere solo sangue da non vaccinati durante un intervento chirurgico

L”associazione “Arbitrium pronto soccorso giuridico” ha incassato una vittoria stragiudiziale a favore di un paziente che “rifiutava un determinato tipo di sangue proveniente da determinate persone“. Grazie ad Arbitrium, un pronto soccorso giuridico, la decisione di questa persona è stata accolta. La vicepresidente dell’associazione Arbitrium, pronto soccorso giuridico per la tutela dei diritti inviolabili, ha commentato il fatto:

«Oggi vi racconto una storia bellissima, a lieto fine. L’1 ottobre 2023, durante il convegno delle verità nascoste a Milano, ho conosciuto, dopo il nostro intervento, il mio e della collega Valeria Panetta, una persona che si è rivolta a me chiedendomi aiuto per la tutela di un suo diritto inviolabile. Doveva essere sottoposto a un intervento chirurgico delicato, che avrebbe radicalmente migliorato la qualità della sua vita, tanto compromessa ormai da qualche anno da una patologia, ma questo intervento gli veniva negato perché lui rifiutava di firmare il modulo di consenso alla trasfusione di sangue in caso di necessità, chiedendo di inserire nel modulo la specifica di ricevere sangue solo da persone non vaccinate. Perché la sua scelta era stata completamente diversa rispetto al vaccino anti-covid-19 che non aveva fatto. Premetto che questo non è un giudizio di valore nei confronti di chi, per scelta o per obbligo, quella vaccinazione anti-covid invece l’ha fatta. È iniziata una battaglia lunghissima, durata otto mesi, durante la quale soprattutto a mettere la forza in campo è stata questa persona, molto determinata e convinta a non arretrare di un centimetro e a pretendere rispetto della propria dignità e della propria scelta rispetto al trattamento sanitario al quale sarebbe stato sottoposto. Ha vinto il diritto all’autodeterminazione sul proprio corpo in materia sanitaria. Ha vinto l’articolo 32 della Costituzione, perché la legge in nessun caso potrà valicare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Si è riusciti, dopo un’annosa battaglia, ad ottenere una trasfusione dedicata, che è quella trasfusione nella quale chi riceve il sangue può scegliere coloro i quali glielo donano. Ringrazio personalmente, ho l’occasione di farlo adesso, anche tutti coloro che hanno partecipato a un tam tam di solidarietà che ho lanciato in modo semplice ma accurato con un messaggio in alcune chat. Sono stata contattata da decine e decine di italiani residenti in ogni parte d’Italia ma anche dall’estero. Alcuni di loro sono anche proprio venuti per donare il loro sangue, che non era solo un sangue puro, come lo definiamo noi, ma è un sangue che ha una storia, una storia anche di dolore ma di profondissima dignità. Quel dolore è determinato dall’esclusione, dall’umiliazione, di non aver potuto partecipare a determinati ambiti della vita di relazione e alla vita lavorativa, quindi è un sangue che racconta la storia di una vittoria. La vittoria, lo ripeto, per la dignità. Questo è importantissimo perché ieri ad aver vinto non è soltanto il nostro assistito, ma questo è un precedente importantissimo. Abbiamo vinto tutti grazie a lui e io ringrazio personalmente anche Arbitrium PSG, che ormai è casa mia, e la mia famiglia per il supporto che mi ha dato in questi mesi e per la gara di solidarietà grazie alla quale tutto è partito il fine settimana scorso. Penso che questo sia veramente l’insegnamento più grande che possiamo dare ai nostri figli. Ed ecco quanto previsto dalla legge, donazioni dirette o dedicate. I parenti o amici possono donare il sangue specificamente per un altro parente o amico, a patto che il gruppo sanguigno e il fattore RH del donatore e del ricevente siano compatibili. Per alcuni soggetti conoscere il donatore è confortante sebbene la donazione da parte di un membro della famiglia o di un amico non sia necessariamente più sicura di quella proveniente da uno sconosciuto. Il sangue dei familiari viene analizzato come qualsiasi altro campione di sangue e successivamente trattato con radiazioni per evitare l’insorgenza della malattia del trapianto contro l’ospite che, sebbene rara, si verifica più di frequente se ricevente e donatore sono parenti. Grazie alle donazioni dedicate, abbiamo avuto una grande vittoria, e questa persona ha potuto decidere di non ricevere un determinato tipo di sangue. Si tratta di una grande conquista». Link video:



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