“La legge è uguale per tutti”: è una frase che campeggia nelle aule dei Tribunali, sembrando a volte lontana.
Ma ora non più! Perché gli studenti e le studentesse del Liceo “E. Amaldi” l’hanno letta qualche giorno fa sul fondo dell’auditorium del loro Liceo, trasformato in una vera e propria aula di Tribunale con un imputato d’eccezione: Dante Alighieri, uno dei più celebri autori di sempre.
L’accusa? Diffamazione. Un reato che suona quanto mai attuale, sebbene abbia perso un po’ il suo peso, forse a causa dei social dove frequentemente ci si insulta o ci si accusa anche per cose futili.
Dopo il successo registrato a fine aprile a Bitonto, la pièce teatrale, scritta e diretta da Nicola Fiorino Tucci della Società Dante Alighieri Comitato di Bitonto, è stata ospitata dal Liceo “E. Amaldi” al termine di un percorso dedicato a “Dante, uomo dei misteri” che ha coinvolto gli studenti in attività e performance finalizzate alla conoscenza di aspetti poco noti del Padre della Lingua Italiana.
Dante, nel suo capolavoro intitolato “La divina commedia” ha citato personaggi di spicco con i loro nomi e le loro storie e, adesso, dopo secoli, ci si domanda se fosse giusto e se ne avesse il diritto. Dante li ha collocati nell’Inferno o nel Purgatorio, non possono difendersi. E allora, in un processo strano e un po’ surreale, si è cercata giustizia per Paolo e Francesca, Brunetto Latini, Bonifacio VIII, Pia dei Tolomei.
Numerosi sono stati i testimoni chiamati dagli avvocati dell’Accusa e della Difesa che, di fronte alla giuria popolare e ad un nutrito gruppo di studenti, hanno risposto a domande imbarazzanti, provocatorie, ambigue. E per ricordare il Dante uomo e politico, insieme ai personaggi e ai relativi contesti danteschi, sono stati via via letti e interpreati brani incriminati per il loro contenuto.
Quanto Dante è stato davvero colpevole, e quanto solo un bersaglio politico? O forse ha pagato per la sua ingenuità? Come quando Fresca, serva della nobile Pia dei Tolomei, ha raccontato la storia della sua padrona, ricca ma triste, finita giù da una torre in circostanze ignote. Ha affermato che il marito era violento e che Dante ha strumentalizzato la sua morte, assieme a quella di un’altra donna, per attaccare famiglie potenti. Una vendetta politica? Eppure, sono emerse la figura e la memoria di chi non può più parlare, rappresentando uno dei primi casi di femminicidio.
Infine, gli avvocati hanno espresso i loro verdetti.
L’avvocato dell’Accusa, con tono duro e solenne, ha affermato che Dante ha mentito e usato la penna solo per fare politica, non merita elogi e forse neanche lo studio nelle scuole.
L’avvocato della Difesa ha replicato con passione, affermando che Dante non ha mai “abbassato la testa”, nonostante fosse solo. Ha semplicemente espresso la verità dal suo punto di vista, anche sbagliando, va soltanto capito.
E dopo un appassionato intervento di Beatrice, la corte ha espresso il verdetto: Dante è innocente. Assolto.
Non perché avesse sempre ragione, ma perché ha dato voce alla sua epoca. Le sue parole possono essere taglienti, non si può negarlo, però hanno il solo scopo di far riflettere. E ancora oggi a distanza di secoli parliamo di lui!
Perché la verità, alla fine, è che Dante non era solo un poeta, ma anche un uomo “come noi”, con le sue battaglie, le sue paure e la voglia di cambiare qualcosa. Solo che lui, invece dei social, ha utilizzato versi poetici.
Giorgio Cutrone, Gerardo Toscano
Classe IV ASA, Liceo “E. Amaldi”, Bitetto
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