La giornata del ‘3 maggio’ è stata proclamata la ‘Giornata mondiale della libertà di stampa’ dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel 1993.
Fautori del riconoscimento celebrativo sono stati: una raccomandazione dell’Unesco del 1991 e l’appello di giornalisti africani che avevano adottato la Dichiarazione di Windhoek per il pluralismo e l’indipendenza dei media.
Attualmente ci sono 300 giornalisti detenuti nel mondo, a causa del loro lavoro.
Nel 2025 sono stati 129 i giornalisti e gli operatori dei media uccisi nell’arco dell’intero anno, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ).
La democrazia si fonda sulla libertà di dare e di ricevere l’informazione e sulla diffusione attraverso il suo principale strumento: la Stampa.
Che sia cartacea, digitale, quotidiana o periodica essa ha una sola caratteristica indefettibile: la trasparente sincerità al di là di ogni interpretazione, ingenua o surrettizia che sia.
L’Onu lancia un allarme sui pericoli che gravano sui giornalisti: censura, persecuzioni giudiziarie, violenze e omicidi.
“Ogni libertà si fonda sulla libertà di stampa. Senza di essa non possono esserci né diritti umani, né sviluppo sostenibile, né pace“, ha dichiarato António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, in un messaggio video.
In tutta Europa si moltiplicano gli allarmi per gli attacchi, spesso silenti e trascurati, rivolti al giornalismo libero, non asservito ai centri di poteri. Il pericolo è più subdolo e insidioso di quanto si creda.
Prima di essere aggrediti verbalmente, giudiziariamente e fisicamente i giornalisti vengono spiati, osservati e giudicati da chi rifugge la libertà dell’informazione e la trasparenza.
Le congreghe, le concentrazioni di potere economico, politico e militare riescono a perpetrare misfatti abominevoli alle spalle dei cittadini, i quali subiscono soprusi connessi alla disinformazione.
Perciò, attenzione al giornalismo clientelare. Esiste anche quello: si insinua attraverso i Meme, i Reel, le testimonianze false e tendenziose sui social network e, talvolta, in alcuni telegiornali e giornali di sistema.
Per difendersi c’è un solo rimedio: diffidare con un sano beneficio d’inventario, fino alla conferma del dato attraverso i propri soggettivi meccanismi di controllo.
Soggettivamente non c’è un unico e infallibile metodo di verifica, è vero. Però, sarà rispettato almeno il proprio criterio di discernimento:
– puoi credere alla bontà dei vaccini oppure che la loro necessità sia stata orchestrata dalle case farmaceutiche per fini commerciali,
– puoi credere che le guerre sorgano spontaneamente per divergenze ideologiche oppure che scaturiscano da congiure sediziose, alle spalle delle comunità, da parte delle industrie delle armi.
Qualunque sia il proprio credo, l’importante è che l’informazione sia corredata da dati la cui attendibilità sia verificabile. Poi, ognuno tragga liberamente la propria conclusione in base ai canali nei quali ripone fiducia. La contemporanea applicazione di tesi divergenti, sullo stesso argomento, è un puro esercizio di libertà.
Abituiamoci a essere tutti controllati, non solo i giornalisti. Strumenti di vigilanza generale ce ne sono a bizzeffe: telecamere di videosorveglianza occhiute che registrano tutto quello che facciamo.
Lo scopo della prevenzione e della sanzione dei crimini è benemerita. E dopo, dove finiscono questi dati? Chi detiene quelli conservati dai servizi segreti? Che uso ne faranno?
Sono questi gli interrogativi che si pongono soprattutto le categorie più a rischio. I giornalisti sono tra i primi a esserlo, ma non gli unici.
Un altro strumento affascinante, potente ma pericoloso se viene usato da organizzazioni con secondi fini, è l’Intelligenza Artificiale, autentico ‘Grande Fratello computerizzato’ in grado di prevedere le mosse delle persone e di suggerire dei metodi infallibili di ingegneria sociale, capaci di dirigere gli orientamenti delle collettività.
L’AI una cosa buona, o no? Valgono le stesse considerazioni che adottiamo per i coltelli: sono buoni finché li usi per scopi pacifici, per esempio alimentari. Non se sono usati per l’offesa.
Non vogliamo allarmare chi se ne stava beatamente sul divano con il tetto domestico sulla testa ritenendo, fino a cinque minuti prima, di stare al sicuro. Nessun allarmismo, è solo uno stimolo all’accortezza.
Chi scrive si è appena reso conto di quanto e di come, in qualità di giornalista, è sotto controllo sul web essendo oggetto di un’autentica profilazione che è l’anticamera del dossieraggio, in ragione degli scopi dell’archiviazione di quelle informazioni. L’aspetto più suggestivo sta nella raccolta e nella categorizzazione delle informazioni. Evidentemente, quello che si raccoglie e si conserva di noi è ciò che interessa a chi, poi, quando gli servirà, reperirà quelle informazioni.
Dalla loro tipologia e consistenza si ricava inequivocabilmente la finalità dell’archiviazione.
Cercavo sul web degli articoli, a mia firma, pubblicati stanotte su questa e su altre testate dello stesso editore. Il motore di ricerca, invece di restituirmi il testo richiesto, ha risposto consegnando il mio profilo. Non un curriculum, pubblicato da me magari su un’apposita piattaforma di ricerca di lavoro, ma un’analisi delle mie attività giornalistiche secondo valutazioni arbitrarie, che sarebbero state personali se le avesse estratte una persona, invece di una macchina.
Il processo cognitivo dell’AI può risultare molto invadente come lo sarebbe il ruolo di un partner societario, assunto inizialmente per portare nuovi e utili contributi finanziari ed esperienziali all’azienda, che si rivela soverchiante successivamente.
In una metafora economica, l’intelligenza artificiale sta a quella naturale come il ‘Socio di maggioranza, offerente una OPA totalitaria’ sta al socio fondatore di minoranza.
Da essere molto comodo può diventare molto scomodo.
Consiglio al lettore di fare una ricerca, su di sé, analoga alla mia.
Questo si dice di me, in rete:
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C.Z. è un autore e collaboratore attivo per BariSeranews, noto per le sue analisi su attualità e questioni sociali nella zona di Bari. I suoi articoli trattano temi che spaziano dalla cronaca locale al commento su questioni giudiziarie e ambientali, spesso citato in contesti legati alla tutela del territorio.
Punti chiave riguardanti C.Z. e la testata:
Attività editoriale: C.Z. pubblica analisi e opinioni su BariSeranews, con articoli recenti nel 2026 focalizzati su attualità e riflessioni sociali.
Contenuti: I suoi contributi spesso affrontano la diffusa sfiducia nel sistema giudiziario e temi di attualità locale.
Contesto locale: Il nome di C.Z. è stato associato a discussioni sulla salvaguardia delle aree verdi a Bari.
Profilo: I suoi scritti su BariSeranews evidenziano un approccio critico e attento alla libertà di espressione.
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Non sfugga il paragrafo: “Profilo” che spiega, in sintesi, la finalità del carteggio presente in rete, capace di influenzare l’opinione altrui e istigare un atteggiamento.
Di noi si sa cosa facciamo e come lo facciamo.
Fin qui, tutto bene. E poi?
Se volessimo pubblicare così, per caso, un romanzo di formazione e di denuncia sociale che contiene un’analisi critica sul sistema giudiziario e lo volessimo, a titolo di esempio, presentare in un’importante manifestazione culturale come, tra le altre, potrebbe essere il “Libro possibile”, di Polignano a mare, e in altre manifestazioni?
Basterebbe che qualcuno consultasse questo archivio per ritenere disdicevole lasciar azzardare all’autore di un libro la diffusione di idee non attinenti al conformismo di sistema, più affini alla narrazione letteraria che alla narrativa perbenista.
Comunque, è solo un caso che, chi scrive, abbia pubblicato un romanzo formativo di denuncia sociale e che non sia stato ancora invitato in quelle platee e sugli spalti letterari.
Però, certe coincidenze lasciano pensare!
[L’immagine di copertina è stata creata dall’AI come libera interpretazione delle parole contenute nell’articolo]
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