Ci sono notti in cui la Valle d’Itria dismette i panni della placida campagna pugliese per trasformarsi nell’epicentro di un terremoto sonoro, umano e culturale. Nella serata di ieri, domenica 9 agosto 2026, il palcoscenico di Masseria Ferragnano ha ospitato uno degli appuntamenti più densi, eclettici e partecipati di questa ventiduesima edizione del Locus Festival, mettendo a segno un triplo colpo da maestri: la poesia viscerale di Mannarino, la travolgente energia afro-jazz dei britannici Ezra Collective e l’ipnotico viaggio funk-disco firmato Napoli Segreta con Dario Jacque.
Un incastro perfetto di linguaggi e geografie musicali diverse che ha fatto registrare l’ennesimo sold-out, confermando la vocazione cosmopolita della rassegna.
Il viaggio rituale di Mannarino: poesia, carne e resistenza
A guidare il cuore emotivo della serata è stato Alessandro Mannarino. Accolto da un boato dal pubblico delle grandi occasioni, il cantautore romano ha allestito un vero e proprio rito collettivo. Tra stornelli metropolitani, ritmiche sudamericane, percussioni ancestrali e ballate struggenti, la sua esibizione ha toccato vertici di assoluta intensità scenica.
I brani storici – da «Bar della Rabbia» a «Statte zitta», da «Me so’ ‘mbriacato» fino alle trame etniche ed evocative dell’album V.A.N.P.I.R.O. – si sono trasformati in inni corali. Mannarino non si è limitato a suonare: ha parlato di libertà, di diritti, di ponti tra le culture e di quella poesia “della strada” che restituisce dignità agli ultimi. La sua voce graffiante e la potenza espressiva della sua band hanno letteralmente trascinato e commosso i tremila di Masseria Ferragnano.
Ezra Collective: l’esplosione afro-beat dal cuore di Londra
Se Mannarino ha toccato le corde dell’anima, gli Ezra Collective hanno fatto saltare ogni schema geometrico e formale. La formazione londinese, stella polare del nuovo jazz britannico e vincitrice del prestigioso Mercury Prize, ha regalato una performance atletica, debordante e contagiosa.
Guidati dal carisma dionisiaco del batterista Femi Koleoso, il quintetto ha abbattuto la barriera tra palco e platea, fondendo jazz virtuoso, afro-beat alla Fela Kuti, salsa e attitudine hip-hop. I riff d’ottone di tromba e sax, incastrati su linee di basso spaventose e ritmiche inarrestabili, hanno trasformato il prato della masseria in un’unica immensa pista da ballo a cielo aperto. Una dimostrazione tangibile di come il jazz contemporaneo possa essere al tempo stesso colto, popolare e festoso.
Il ritmo della notte: le visioni partenopee di Napoli Segreta e Dario Jacque
A completare la magia di questo lungo viaggio sonoro ci hanno pensato i solchi d’epoca e i groove riscoperti di Napoli Segreta, affiancati per l’occasione dall’irresistibile tocco di Dario Jacque.
Il duo/collettivo che ha ridato nuova vita al patrimonio funk, disco e boogie sotterraneo della Napoli degli anni ’70 e ’80 ha infiammato la consolle, guidando il pubblico in una perlustrazione sonora dal sapore mediterraneo ed esotico. Frequenze calde, synth d’epoca e linee di basso pulsanti hanno fatto vibrare le strutture della masseria fino a tarda notte, coronando una serata dove la radice partenopea si è fusa alla perfezione con le sonorità d’oltremanica e il cantautorato romano.
La maratona continua
Quella di ieri resterà senza dubbio una delle istantanee più radiose e contagiose del Locus Festival 2026. Ma la maratona a Masseria Ferragnano non conosce pause: la festa prosegue già da questa sera, lunedì 10 agosto, con lo speciale ed attesissimo incontro tra la freschezza di Fulminacci e l’istrionismo d’autore di Daniele Silvestri.
Antonio Pisani
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