Il Castello Svevo di Bari offre particolari attrattive e motivi di visita

Ancora molte difficoltà e critiità per il settore turistico, dovute al post covid 19 che ha bloccato l’ arrivo degli stranieri e svuotato le casse degli italiani.  E’ quindi questo il momento migliore per riscoprire le nostre bellezze e valorizzare anche siti e monumenti che, pur stando vicino e forse proprio per quello, vengono sottovalutati, ignorati e non visitati.
Molti sono gli italiani che non potranno andare in vacanza per indisponibilità economica, visto che per tre mesi non hanno lavorato, quindi è il caso di pensare ad un piano B.
E allora perché non approfittare per visitare il Castello svevo di Bari, uno dei monumenti simbolo della città? Le città d’arte italiane conservano scrigni di bellezza oltre ad essere di per sé contenitori splendidi.
Ecco quindi una meta per il nostro turismo culturale.
Il Castello svevo di Bari è un’imponente fortezza risalente al XIII secolo, oggi adibito a sede museale. Ubicato ai margini del centro storico, nei pressi dell’area portuale e della Cattedrale, con la sua mole rappresenta uno dei più importanti e noti monumenti della città.

Storicamente attribuito al re normanno Ruggero II, il Castello sorge nel 1131 su preesistenti strutture abitative bizantine e, dopo il duro intervento di Guglielmo I il Malo, viene recuperato da Federico II di Svevia tra il 1233 e il 1240. Nella seconda metà del XIII secolo, Carlo d’Angiò attua un programma di restauro mirato a rinforzare l’ala nord del Castello, al tempo lambita direttamente dal mare. Il nucleo normanno-svevo è a pianta trapezoidale, con una corte centrale e tre alte torri angolari fortemente bugnate. Superando la torre sudoccidentale, detta dei Minorenni per averne ospitato la sezione carceraria nel XIX secolo, si incontra l’ingresso originale, il portale federiciano che conduce nel cortile centrale. Qui oggi affacciano tre saloni ed una piccola cappella dalle forme classiche.

Nel XVI secolo, Isabella D’Aragona e la figlia Bona Sforza trasformano radicalmente il Castello, adeguandolo allo sviluppo dell’artiglieria pesante con la costruzione di una possente cinta muraria bastionata intorno al nucleo normanno svevo, e allo stesso tempo ingentilendo l’interno del complesso. In questa fase l’interno del Castello assume l’aspetto di una dimora rinascimentale, con un’elegante e scenografica doppia rampa di scale che collega il pian terreno ai grandi saloni del piano nobile. Nei secoli a seguire, in particolare durante la dominazione borbonica, il Castello subisce un sostanziale abbandono, divenendo prima carcere e poi caserma. Solo nel 1937 diventa sede della Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie di Puglia e Basilicata.

Nel 2017, a seguito di lavori di restauro e musealizzazione, gli uffici della Soprintendenza vengono trasferiti e il Castello viene integralmente restituito alla pubblica fruizione.

Nelle sale dell’ala ovest al pian terreno del Castello è ospitata la Gipsoteca, raccolta di riproduzioni in gesso degli apparati scultorei dei più importanti monumenti e cattedrali pugliesi realizzati nel 1911 dagli scultori Pasquale Duretti e Mario Sabatelli in occasione dell’Esposizione Etnografica Regionale per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia. Sempre al pian terreno è possibile visitare due piccole aree di scavo archeologico, dove sono visibili preesistenti strutture di epoca bizantina.

I recenti lavori di restauro, terminati nell’ottobre 2017, hanno permesso di riaprire al pubblico l’intero piano nobile del Castello, i cui spazi sono oggi destinati a ospitare mostre temporanee e manifestazioni culturali.
Come scrivevamo, il Castello merita da solo una visita, motivata ulteriormente dalla mostra in corso.
Il maniero dopo il lockdown è stato riaperto al pubblico con le dovute misure di sicurezza lo scorso 14 giugno.
In corso è la mostra  “Moda al Castello. Collezioni di abiti storici in Puglia”, che indubbiamente merita una visita.
L’esposizione, che ha preso corpo a seguito dell’istituzione di un Tavolo tecnico sul tema dell’Abito storico in Puglia che ha visto la partecipazione di diversi Musei e Associazioni territoriali dediti alla conservazione e valorizzazione degli abiti storici, è visitabile presso la Sala Bona Sforza e la Sala Normanna del Castello. Il suo scopo è quello di dare rilievo culturale a una parte importante del patrimonio identitario del territorio pugliese, capace di restituire attraverso gli abiti le atmosfere, gli stili e il gusto dei diversi periodi storici.

Gli abiti e gli accessori selezionati provengono da collezioni di realtà istituzionali, associazionistiche, che hanno condiviso con la Direzione regionale Musei Puglia il progetto di creare una rete museale sul costume e la moda: il Centro Studi ‘ Marangelli’ e Museo Moda e Costume di Conversano, il Museo MuDiAS – Palazzo Settanni di Rutigliano, la Casa-Museo Romanazzi Carducci di Putignano, la Fondazione Casa-Museo Pomarici Santomasi di Gravina, la Casa-Museo Ribezzi-Petrosillo di Latiano, la Casa-Museo Jatta di Ruvo di Puglia, il Museo Diocesano di Bisceglie, l’Associazione ‘Dimore Storiche Italiane sezione Puglia’, l’Associazione ‘Sognare e perdersi … negli abiti di un tempo’ di Acquaviva delle Fonti, l’Associazione ‘Le antiche ville’ di Mola di Bari.

Ulteriori significative selezioni di abiti e accessori sono quelle provenienti dai guardaroba delle famiglie Benchi-Cisternino di Bari, oggetto di donazione recente al Castello svevo da parte di Anna Barbara Cisternino, e Donadio di Bari.

A fronte della crescente esigenza di fruire del patrimonio culturale in maniera partecipata e dinamica, il recupero, la ricognizione, la tutela e la valorizzazione di costumi e abiti storici provenienti da collezioni di proprietà sia pubbliche che private, consentono di promuovere e incentivare la creazione, la comunicazione e la divulgazione di itinerari di fruizione turistico-culturale sempre più accattivanti e coinvolgenti per i visitatori.

L’esposizione è incentrata sull’abito di gala, quello delle feste, dei balli e delle cerimonie, con qualche esempio anche maschile, in tessuti preziosi quali raso e seta damascata, velluto, pékin, tulle, crêpe di seta, con decorazioni e applicazioni in pizzo, merletto, passamaneria. Presenti anche abiti da passeggio e da cocktail, corredati da sciarpe e stole, corpini ‘gioiello’, pellicce, e, infine, anche alcuni abiti da sposa.

I periodi rappresentati sono l’Ottocento e il Novecento fino agli anni ’60-’70, con un breve excursus nel Settecento maschile rappresentato dagli abiti “Jatta”.

Ornamenti quali tabliers, fiocchi, pouff, plissé, crinoline e strascichi tipici del XIX secolo, si uniscono a quelli che contrassegnarono la cosiddetta Modernità a cavallo dei due secoli, quali mussole e pizzi ornati da sete, paillettes, giaietti e strass, per arrivare fino a quelli degli anni ‘60 del Novecento, in una costante evoluzione di stili e di manifatture, ancora artigianali, ma che sempre di più inseriscono la moda nel più ampio mutamento sociale e generazionale che porterà alla globalizzazione.

Mirabili sono stati i restauri e le manutenzioni degli abiti curati da Maria Stragapede​, Monica Cannillo e Nicoletta Vicenzi, che testimoniano passione, conoscenza e mestiere unici. Apporto fondamentale all’allestimento è stato quello dell’Associazione ETRA ets di Luciano Perrone per il coordinamento e l’allestimento delle vetrine della Sala Normanna e della DZ Engeenering per la disposizione delle luci. Le fotografie sono state realizzate da Beppe Gernone.

Attenta partecipazione al Tavolo tecnico è stata data dal Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia, nella persona di Daniela Ventrelli.

La Mostra è  visitabile con lo stesso biglietto di entrata al Castello, con le medesime modalità di accesso e secondo gli orari vigenti (chiuso il martedì).
Il biglietto di ingresso, comprensivo della mostra, è acquistabile on line al seguente link:
https://buy.novaapulia.it/ingresso-castello-svevo-bari.html
Le riaperture avverranno in completa sicurezza, nel rispetto della normativa vigente, evitando assembramenti e sovrapposizioni e secondo precise modalità di visita.
Il Castello sarà aperto tutti i giorni tranne i martedì, e gli ingressi saranno consentiti alle 𝗼𝗿𝗲 𝟗.𝟎𝟎 – 𝟏𝟎.𝟎𝟎 – 𝟏𝟏.𝟎𝟎 -𝟏𝟐.𝟎𝟎 – 𝟏𝟒.𝟎𝟎 – 𝟏𝟓.𝟎𝟎 – 𝟏𝟔.𝟎𝟎 – 𝟏𝟕.𝟎𝟎 – 𝟏𝟖.𝟎𝟎, per un massimo di 40 persone per fascia oraria (durata della visita: 1 ora).
I visitatori dovranno essere muniti di 𝗺𝗮𝘀𝗰𝗵𝗲𝗿𝗶𝗻𝗲 che dovranno essere indossate per 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 la durata della visita.
È vivamente consigliata la prenotazione, contattando il Bookshop NovaApulia al numero telefonico
+𝟑𝟗 𝟎𝟖𝟎 𝟓𝟐𝟏𝟑𝟕𝟎𝟒
o scrivendo una mail all’indirizzo
𝗰𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗼.𝗯𝗮𝗿𝗶@𝗻𝗼𝘃𝗮𝗮𝗽𝘂𝗹𝗶𝗮.𝗶𝘁
Per ulteriori informazioni, potete contattare gli uffici di direzione del Castello all’indirizzo
𝗱𝗿𝗺-𝗽𝘂𝗴.𝗰𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗼𝗱𝗶𝗯𝗮𝗿𝗶@𝗯𝗲𝗻𝗶𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗶.𝗶𝘁
Riscopriamo la nostra Italia e le sue bellezze. Ne beneficerà l’economia, il turismo, le tante persone che lavorano nell’ indotto, dando così linfa vitale ad un comparto che ha sofferto durante questa epidemia e che non vede l’ora di ripartire alla grande.

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