“C’è un ragazzo che ha cinque pani di orzo e due pesci”. Il caffè spirituale di mons. Savino

Da oggi, XVII Domenica del T.O., per cinque settimane consecutive, leggiamo passi del Vangelo di Giovanni, tratti dall’ampio discorso sul “pane di vita” tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao.
L’episodio della moltiplicazione o, per meglio dire, della condivisione dei pani e dei pesci fa da introduzione a tutto il discorso eucaristico. Tale accadimento è riportato dai quattro evangelisti. Pertanto il biblista Alberto Maggi, che si domanda qual è la sua importanza, scrive: “In questa narrazione si anticipa e raffigura il significato dell’Eucarestia. In particolare Giovanni ne fa il tema del capitolo sesto del suo Vangelo, il più lungo, di ben 71 versetti. Il contesto nel quale l’ambienta è quello del libro dell’Esodo e infatti troviamo il tema del mare, il tema del monte, il tema della Pasqua, il tema della tentazione e il tema del pane. E, mentre nel deserto è stata la folla a dover chiedere a Dio di essere sfamata, qui è Gesù, che è Dio, che previene i desideri e i bisogni delle persone, ma i risultati sono deludenti”.
Vedendo la folla riunita intorno a sé, prima ancora che qualcuno glielo faccia notare, Gesù pensa prima di tutto a sfamarla. Lo dice ai suoi e soprattutto a Filippo. Essi si preoccupano: duecento denari di pane non sarebbero sufficienti neppure perché ognuno possa ricevere un pezzo di pane. Ma “c’è un ragazzo che ha cinque pani di orzo e due pesci”, ben poca cosa. Gesù dice di far sedere tutti, rende grazie per quel cibo, lo distribuisce e lo fa distribuire alla folla che è numerosissima. Tutti ne mangiano a sazietà.
Non è un caso che la presentazione dell’Eucarestia, nel Vangelo di Giovanni, incominci proprio dalla “condivisione dei pani e dei pesci”: Gesù non separa mai il bisogno del cibo dalla sete di Verità. Il bisogno spirituale non è mai disgiunto dai bisogni materiali.
Nel racconto della condivisione dei pani e dei pesci dell’evangelista Giovanni e dei sinottici, per esempio di Matteo, notiamo la contrapposizione tra l’azione di Gesù e la mentalità degli apostoli che vorrebbero congedare la folla: questa è la tentazione non solo degli apostoli ma anche di noi oggi. Gesù, che dice “Date loro voi stessi da mangiare!” (Mt 14, 16), chiede ai suoi discepoli ieri, e a noi oggi, non di “fare miracoli” ma di fare quello che possiamo.
Padre Raniero Cantalamessa suggerisce “di mettere in comune e di condividere quello che ognuno ha”. Perché, “in aritmetica, moltiplicazione e divisione sono due operazioni opposte, ma in questo caso sono la stessa cosa”.
Anche la Prima Lettura narra di una moltiplicazione miracolosa. Ha per protagonista il profeta Eliseo che dice di sfamare cento persone con soli venti pani di orzo e farro. “Poiché così dice il Signore: Ne mangeranno e ne avanzerà anche. Lo pose davanti a quelli, che mangiarono, e ne avanzò, secondo la parola del Signore”. Padre R. Cantalamessa scrive: “È evidente l’affinità tra le due storie, ma anche la sostanziale differenza. La storia di Eliseo termina qui.[…] Nel Vangelo la moltiplicazione dei cinque pani è un “segno”: prepara la moltiplicazione di un altro pane, del quale sentiremo parlare nelle prossime domeniche. La lezione è chiara. Non si può scavalcare il problema del pane materiale e parlare subito alla gente del pane spirituale che è Cristo; ma non ci si può neppure fermare ad esso. “Non di solo pane vive l’uomo…”. L’uomo non ha solo un ventre da sfamare; ha anche una mente assetata di verità da saziare, un cuore assetato d’amore da riempire, un anelito di vita eterna da soddisfare. E a questo risponde appunto l’Eucaristia, il pane disceso dal cielo”.
Il legame tra il pane materiale e quello spirituale appariva in tutta la sua verità nella celebrazione dell’Eucarestia nei primi tempi della chiesa. Infatti la cena del Signore, chiamata agape, avveniva all’interno di un pasto fraterno nel quale si condivideva sia il pane comune che quello eucaristico. Questo evidenziava come scandalose le differenze, all’interno della prima comunità cristiana, tra chi aveva tutto e chi non aveva niente, per questo san Paolo così scriveva ai Corinzi: “Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!” (1Cor 11, 20-22). L’accusa di Paolo è molto grave: la vostra non è più una Eucarestia.
Questa accusa ci richiama a come noi oggi celebriamo l’Eucarestia. Le disuguaglianze sociali non possono non lasciarci illuminare, e direi convertire, dall’Eucarestia!
Estremante significativo è l’ordine che Gesù dà ai suoi discepoli di raccogliere i pezzi avanzati perché nulla vada perduto. Anche quest’ordine ci fa riflettere sullo spreco di cibo e di tutto il resto che caratterizza le società opulente a discapito dei tanti che muoiono di fame.
Ed è altrettanto significativa la conclusione di Giovanni che Gesù si ritira sul monte sfuggendo alla folla perchè vuole farlo re.
Lasciamoci convertire dal Cibo Eucaristico che soddisfa ogni nostro desiderio, riconduce ad unità la nostra esistenza e ci rende attenti ai bisogni dei nostri fratelli.
Buona Domenica.

✠ Francesco Savino

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