La forza e i desideri di Giorgia, e una speciale bottiglia per il suo 18° anno di nascita

Il diciottesimo compleanno è per i giovani una tappa importante nella vita. Ma lo si può festeggiare quando non si è più sulla terra? Se sì, come? A queste domande hanno risposto, con un grande esempio di altruismo e modello di genitori, un padre e una madre di Andria che hanno ben inteso cosa significa essere tali verso chi è solo a loro prestato per poterlo amare più di sé stessi: il proprio figlio.

La storia ammirevole giunge dalla splendida famiglia Lomuscio. I protagonisti sono papà Giuseppe, mamma Maria Carla, i figli Giorgia e Domenico. Tutto inizia i primi di dicembre 2015 quando Giorgia, allora 13enne, improvvisamente ha un dolore alla spalla che le si irradia sino al collo. Sembra un normale torcicollo tant’è che passa poco dopo con un leggero e comune analgesico. Lo stesso dolore, più intenso e più insistente, si ripresenta dopo qualche settimana, accompagnato da febbre. Segue visita da osteopata e fisioterapista che consigliano immediati approfondimenti medici. Una radiografia e una tac portano ad un sospetto di osteosarcoma. Immediatamente viene suggerito di rivolgersi all’ospedale pediatrico “Meyer” di Firenze. Qui Giorgia viene sottoposta ad una biopsia alla spalla che porta alla diagnosi definitiva: sarcoma di Ewing multifocale con impregnazione midollare. Si tratta di una diagnosi nefasta. Giorgia, sin dal primo momento, ha capito la gravità della situazione. Questo tipo di tumore, rarissimo (circa 100 casi all’anno, in Italia), è maligno e colpisce le ossa e ha un forte potenziale metastatico. Nel caso della ragazza andriese aveva già colpito la spalla, la colonna vertebrale, anca e perone con compromissione del midollo osseo e rischio di paralisi totale, tanto da costringere da subito la tredicenne a letto.

A raccontarci quello che è stato un tunnel apertosi all’improvviso e senza uscita, per un calvario devastante che colpisce gli adolescenti in fase di crescita, è il papà di Giorgia. Nel suo racconto chiaro e lucido, ricco di particolari, vissuto ancor oggi come allora, colpisce chi lo ascolta per la sua continua e forte serenità nel rivivere l’intera vicenda. Una quiete interiore che traspare persino nel sito dell’associazione nata ad ottobre 2016, a distanza di circa tre mesi dalla nascita in cielo di Giorgia, avvenuta il 30 luglio dello stesso anno. Si “salita in cielo” e “nascita in cielo”, sono i termini che papà Giuseppe usa per dire che la sua amata figlia non è più con lui e la sua famiglia. Il termine morte non lo pronuncerà mai, perché ci dice “Giorgia fisicamente non è più con noi ma sin dal giorno della sua salita in cielo noi la sentiamo sempre vicino e accanto a noi, ed è questo che ci dà la forza per tutto”. Ed è per questo che hanno voluto creare un sito web e l’Associazione Giorgia Lomuscio con sede in viale Roma ad Andria, nell’edificio che fu primo ospedale della città pugliese (ex Casa della salute Pellegrino).

Il portale si apre con una splendida foto di Giorgia, “scattata casualmente – racconta papà Giuseppe – nella Villa di Andria dalle amiche”. Ha gli occhi chiusi dietro un paio di lenti tonde, un gran sorriso e il viso rivolto verso il cielo.

Una immagine che ha un grande significato oggi e che nello stesso tempo invia un messaggio esprimendo una grande voglia di vivere e gratitudine, insieme con simpatia, giovinezza, amore e creatività. Il suo sorriso lo ha sempre donato anche quando era sofferente sul letto, lo ricordano persino medici e infermieri dell’ospedale Meyer di Firenze. Era tranquilla e serena, guardava al futuro per sostenere l’esame di terza media. Giorgia era una creativa, amava l’arte nelle sue svariate forme: dalla pittura e disegno (alcuni suoi lavori sono stati pubblicati sul sito internet a lei dedicato), suonava la chitarra elettrica come il suo papà, e amava fare giardinaggio. Visitare il sito web dell’associazione significa non solo conoscere Giorgia attraverso tante frasi, due fiabe dedicate a lei ed alla sua famiglia, la sua malattia, e poter leggere un tema (scritto il 15 dicembre del 2015 per un compito in classe) nel quale ha indicato inconsapevolmente, ai genitori, la strada da percorrere “dopo di lei”. Affrontando il viaggio come metafora della vita ed in cui afferma che la “vita è un dono”, esprime il forte desiderio di voler aiutare, da grande, la gente bisognosa. Un tema che si conclude con queste parole che ora sanno di presagio: “Vorrei essere come il vento libera di fare ciò che per me è giusto, facendo toccare il cielo alle foglie ormai cadute”. Pensieri che i suoi genitori hanno voluto realizzare e condividere con tanti altri riuscendo a trasformare un dolore enorme in energia e forza per aiutare chi ha bisogno, proprio come voleva Giorgia che desiderava frequentare il liceo linguistico “per imparare le lingue, per viaggiare e conoscere le tradizioni dei popoli – riferisce con orgoglio il padre – perché è proprio questo a renderci unici”. Un desiderio che ha lasciato scritto.

E proprio per questa sua forte volontà, purtroppo interrotta bruscamente dopo 196 giorni di lotta contro un tumore che non ha lasciato scampo, l’associazione a lei dedicata sta raccogliendo fondi per poter costruire un pozzo in Etiopia. L’associazione ha però come finalità principale quello di aiutare la ricerca contro i tumori ed in particolare sostenere il gruppo di ricercatori dell’oncoematologia pediatrica dell’ospedale “Meyer” di Firenze. Data però la grande generosità di questa famiglia, la porta è aperta ad altre realtà bisognose tant’è che ad oggi sono già stati raccolti 57.800 mila euro (come si può leggere nella sezione Sostegno e donazioni, in piena trasparenza), per finanziare i progetti di 5 tra associazioni onlus e fondazioni per garantire salute ai minori.

In occasione del suo 18° compleanno – Giorgia è nata il 27 febbraio 2003 – i genitori hanno voluto far creare una bottiglia in vetro in cinque colori per una speciale raccolta fondi che potesse festeggiarla. Per lei non sarà un compleanno come tanti suoi coetanei, ma è sicuramente una ricorrenza ricca di amore. Sarà diversa e speciale perché continuerà per sempre. La singolare bottiglia, disegnata dall’illustratore Francesco Poroli, viene realizzata nel laboratorio creativo dell’associazione, in cui vengono coinvolte persone di ogni età, tra cui anziani soli. Resterà tra gli oggetti offerti per aiutare altre persone. In particolare bambini e adolescenti che come Giorgia saranno colpiti da tumore e per prevenire malattie di questo tipo.

Se aveste occasione di sentire di un incontro con la famiglia Lomuscio, in una scuola o in una parrocchia o altro evento organizzato dalla loro associazione, andate ed ascoltateli attentamente. Ne vale la pena. Trasmettono una eccezionale energia di amore e positività come pochissimi sanno fare.

Anna Caiati

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