Maab, quanto manca all’apertura? Gli operatori del Moi sfiduciati chiedono chiarezza

Sono trascorsi oltre nove mesi dal 31 dicembre 2021, data entro la quale avrebbe dovuto concludersi la dismissione del Moi (Mercato ortofrutticolo all’ingrosso) con il contestuale trasferimento degli operatori presso il Maab (Mercato agroalimentare barese). Una scadenza che dopo anni e anni di rinvii non avrebbe ammesso ulteriori proroghe, come aveva assicurato l’assessora allo Sviluppo economico del Comune di Bari, Carla Palone.

Eppure, l’inadeguato e malridotto mercato di via Caracciolo è ancora oggi in funzione, con tutti i suoi limiti dettati da una struttura obsoleta e una viabilità non adatta alle attuali esigenze logistiche.
Tra il 19 e il 22 agosto scorso, i commercianti del Moi hanno persino ricevuto nuovi bidoni carrellati per massimizzare la raccolta dei rifiuti organici. Alla consegna era presente la stessa Palone, accompagnata dall’assessore all’Ambiente Pietro Petruzzelli, e non è stata rilasciata alcuna dichiarazione – almeno in via ufficiale – riguardo al destino del grande mercato.

Di contro, nelle campagne di Mungivacca, l’imponente Maab attende dal lontano 2009 di poter ospitare i grossisti dell’ortofrutta, diventando un nuovo punto di riferimento per l’economia di Bari e del suo hinterland.
A onor del vero, qualcosa negli ultimi due anni si è mosso. La struttura infatti è stata interessata da piccoli interventi di manutenzione e adeguamento normativo, mentre l’Acquedotto pugliese ha completato i lavori di allaccio idrico e fognario; infine, la viabilità di accesso è stata acquisita al patrimonio comunale e dotata di segnaletica. Tutto ciò ha consentito, nei mesi scorsi, il tanto agognato rilascio del certificato di agibilità, che si sperava fosse l’ultimo ostacolo da superare per poter finalmente procedere con l’apertura.

E’ legittimo domandarsi, a questo punto, quanto manchi ancora alla messa in funzione del nuovo mercato, costato complessivamente oltre 20 milioni di euro, e come si debbano organizzare i suoi futuri utilizzatori, lasciati per fin troppo tempo in balia dell’incertezza.
Proprio per queste ragioni Pino Lucatorto, presidente di Fedagro Bari e della Somab s.c.r.l. (società consortile che riunisce gli operatori del Moi), ha inviato il 26 settembre una pec al sindaco Antonio Decaro e al neopresidente del consorzio Maab, Giuseppe Cozzi. Nella missiva, Lucatorto chiede un incontro urgente affinché «al più presto sia fatta chiarezza sui tempi e modalità di apertura del Maab», sperando di ricevere una volta per tutte risposte esaustive e attendibili.

Come si apprende dalla pec, il bilancio sociale del consorzio Maab si è chiuso in perdita anche per il 2021, contravvenendo alle prescrizioni della legge Madia che impongono quantomeno il pareggio di bilancio alle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni (il consorzio infatti è controllato per quasi il 90% dalla Camera di commercio di Bari, con soci di minoranza il Comune, la Somab e altri privati).
Durante l’assemblea per l’approvazione del bilancio, tenutasi il 4 luglio, è stato dunque ribadito che solo l’attivazione del nuovo mercato potrebbe generare i flussi di cassa necessari a raggiungere l’equilibrio finanziario del consorzio. A tal proposito l’ing. Bruno Chironi, responsabile unico del procedimento del Maab, ha chiarito che nonostante l’ottenimento dell’agibilità manca ancora un tassello fondamentale per poter aprire la struttura: l’individuazione del soggetto deputato alla gestione dei servizi, che dovrà assumere anche il ruolo di responsabile antincendio.

«Questa situazione preoccupa e danneggia fortemente le aziende che nell’immediato devono contrastare le difficoltà gestionali. – scrive Lucatorto – Ritardi nella disponibilità delle strutture (i box del Maab, ndr) provocheranno danni notevoli e irreparabili con licenziamenti e cessazione delle attività».
Quello che si è generato tra gli operatori del Moi, a causa delle lunghe e indefinite attese per il trasferimento al Maab, è quindi un clima di sfiducia e apprensione, esasperato dal caro bollette dovuto alla crisi energetica nazionale. Tanto che alcuni commercianti, per contrastare l’aumento dei costi dell’energia elettrica, hanno chiesto al Comune il permesso di installare pannelli fotovoltaici sui propri box in via Caracciolo, rassegnati al pensiero che non riusciranno a lasciare in tempi brevi il vecchio mercato.
«Per questo motivo chiedo di avere risposte serie e definitive sul futuro del Maab, dato che molte aziende stanno valutando ormai di abbandonare l’idea di trasferirsi presso il Maab» conclude Lucatorto.

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