Il timore di vedere un Bari completamente diverso da quello dello scorso anno era questo. Se la scorsa annata le giocate dei singoli, in qualche modo, avevano sopperito ad una mancanza di gioco da parte della squadra, in questa stagione non è così. Le partenze di uomini chiave come Walid Cheddira, Mirco Antenucci, Michael Folorunsho, Rubén Botta e Leonardo Benedetti hanno lasciato un vuoto incolmabile nel Bari. I nuovi arrivi non hanno reso possibile, almeno in questa prima parte di stagione, vedere una squadra solida, preparata e all’altezza di questa Serie B. Sicuramente gli arrivi tardivi di quasi tutti i nuovi acquisti hanno contribuito a questo inizio negativo, ma sono anche sotto esame le idee del tecnico.
Criticato già la scorsa stagione per un gioco lento e compassato, Michele Mignani è andato avanti per la sua strada. Bari nuovo, ma idee vecchie: zero trame offensive, privo di un qualsivoglia idea chiara di approcciare le partite e un atteggiamento timoroso, tendente al rinunciatario. Dopo un anno e poco più di Serie B, Mignani si ritrova come principale colpevole non dei risultati poco soddisfacenti, ma della mancanza di gioco. A Parma l’allanetore biancorosso ha potuto constatare come il gioco dei padroni di casa fosse di un livello superiore e che l’idea di gioco chiara di Franco Pecchia abbia fatto la differenza nell’arco dei novanta minuti. Urgono, quindi, nuove idee per dare quel senso di grandezza che tutti vorrebbero attribuire al Bari e che, per un motivo o per un altro, adesso risulta difficile fare.
LUIGI GIANNELLI
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