Olimpiadi sono un simbolo di unione di fratellanza e la festa degli atleti

Mi sembra che lo spirito olimpico a Parigi sia stato prevaricato.

Le olimpiadi sembrano essere la festa della sola Francia e questo a detta anche  degli stessi atleti partecipanti e degli addetti ai lavori e anziché essere la festa di tutti sta diventando un momento di rivincita che tende a fra diventare il discriminato discriminante.

L’episodio della pugile algerina è emblematico, la boxe è uno sport di contatto che fa della tecnica ma, anche della potenza della forza le sue caratteristiche.

In tutti gli sport oltre alla suddivisione per genere per chiari motivi fondamentale, esistono le serie A, B, ecc…, le categorie nel pugilato uno sport antico come le olimpiadi, queste categorie sono chiamate pesi il tutto proprio per creare livelli omogenei non di combattimento ma di sport.

Non una lotta tra gladiatori ma atleti che combattono ma nel rispetto delle regole.

Non è un film di Rocky, dove troviamo Ivan Drago con il suo “ti spezzo in due”.

Tra l’altro è uno sport rischioso, nella cronaca si contano numerosi incidenti anche mortali e non solo le conseguenze dei colpi: possono emergere subito o a distanza di decenni come lo dimostrano alcuni vecchi campioni professionisti.

Proprio per questo nel tempo si è modificata la sicurezza degli atleti attraverso guantoni, fasce, paradenti, caschetto per i dilettanti di ambo i sessi, conchiglia per gli uomini e corpetto paraseno per le donne.

Tutto per permettere agli atlete/atleti di combattere ad armi pari in sicurezza, dove alla fine vince il migliore, il più forte ma, sempre a livello sportivo.

In pratica le regole devono essere adeguate, modificate e aggiornate affinché non possano neppure insorgere queste polemiche che fanno male agli atleti e allo sport.

Non si può essere “moderni” solo in un senso.

Secondo il prof. Spera endocrinologo dell’università sapienza di Roma cure appropriate, anche di breve durata, consentirebbero a Jacobs (di cui conosciamo il fisico, la struttura) di gareggiare nelle competizioni femminili misurando il solo titolo di testostenone.

Queste regole, quindi, devono essere fatte e urgentemente da persone esperte multidisciplinare e non solo del mondo sportivo a garanzia di tutti gli atleti di ogni genere si riconoscano.

Non posso giudicare tecnicamente la pugile italiana come vorrei che nessuno possa definirla pavida per essersi ritirata.

Posso solo immaginare, avendo praticato sport a livello agonistico, i sacrifici per arrivare alla competizione olimpica e non possiamo valutare la forza dei pugni, dei colpi che le sono stati sferrati in quel frammento di round ma che ritengo lei possa giudicare.

Penso che chi è preposto a decidere, a valutare deve porre attenzione anche a queste possibili situazioni e questo per il bene di entrambi i competitori.

Non è sicuramente questo il caso ma, la storia sportiva racconta e io ragazzo ricordo,  che delle atlete della Repubblica democratica tedesca, DDR o Germania dell’est che per quasi un ventennio tra gli anni 70 e 90 vincevano, anzi dominavano stracciando tutte le avversarie nell’atletica leggera come nel nuoto, o in altri sport; solo dopo la caduta del muro di Berlino si è potuto appurare che queste ragazze, erano vittime sacrificali del regime che voleva la DDR terza potenza mondiale nello sport insieme a USA e URSS.

Le atlete per la DDR erano solo uno strumento di propaganda ad uso del partito comunista.

In pratica queste atlete erano tenute sotto controllo dallo Stato, e sottoposte – a loro insaputa – da trattamenti medici.

A farne le spese, solo queste donne, usate come delle cavie da laboratorio, dopate fino al midollo, con sostanze che –addirittura- non venivano precedentemente testate sugli animali.

Le conseguenze? Molte, e gravi.

Tumori al seno, infertilità, depressione, disfunzioni di ogni genere ma soprattutto tanti cadaveri sulla coscienza.

Qualcuno disse che avevano più testosterone loro che un’intera squadra di calcio; di sicuro Heidi Krieger (atleta del getto del peso) ad un controllo antidoping aveva un tasso d’ormoni di 17 a 1, (Ben Johnson, velocista maschio canadese di origine giamaicana, aveva un rapporto di 10 a 1).

Heidi, oltre ad ottenere la squalifica, fu anche vittima di una crisi d’identità e di un tentativo di suicidio.

Alla vicenda del doping e della antisportività, si aggiunge inoltre che queste atlete erano spiate 24 ore su 24 e 7 giorni su 7: le spie ascoltavano e misuravano addirittura le prestazioni sessuali delle ragazze.

Una atleta ‘Kati’ vuoterà il sacco e mostrerà a tutti le 3mila pagine di dossier che la polizia tedesca aveva riempito della sua vita, da quando era ancora una bambina.

Olga Kovalenko, campionessa olimpica della ginnastica sovietica negli anni di regime, è emersa la testimonianza in cui racconta e denuncia l’uso della gravidanza come mezzo per far produrre al fisico femminile più ormoni maschili e di conseguenza sviluppare più forza.

È stata dunque costretta a fare l’amore con il suo fidanzato per poi abortire dopo dieci settimane, altrimenti non avrebbe potuto partecipare ai Giochi.

Era una pratica piuttosto diffusa in tutte le nazioni oltre cortina, ed erano proprio i medici a spiegare loro i vantaggi di tale operazione.

Una pratica a cui non ci si poteva opporre, la pena consisteva nell’ esclusione dalla nazionale.

In tutti i paesi dominati da veri “regimi” di ogni orientamento queste sono avvenute prima e dopo i conflitti mondiali e oggi andrebbe ancora verificato in alcuni paesi in cui i diritti umani non sono per nulla rispettati.

Una storia dell’uomo che non ha nulla di sportivo.

Roberto Kudlicka

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