Dialogo tra un uomo e il bambino mai conosciuto

Il 2 gennaio 2025, nella chiesa di San Giovanni Battista a Bari, è stato ritrovato il corpo senza vita di un neonato di circa un mese all’interno della “culla per la vita”, un dispositivo termico destinato ad accogliere in sicurezza neonati abbandonati. Troppo tardi! Dio, quando è troppo è troppo!

Vorrei parlarti, spiegare, cercare di capire. Fammi fare qualche domanda ne ho bisogno.

Uomo: Piccolo, ti hanno trovato, inerme, fragile, in un luogo che avrebbe dovuto essere il tuo rifugio. Perché sei li, solo, nel silenzio che nessun neonato dovrebbe conoscere?

Bambino: Non lo so, signore. Sono arrivato nel freddo, lasciato da mani che forse tremavano, mani che avrebbero dovuto tenermi stretto. Ho sentito il buio e poi niente più.

Uomo: Quelle mani… le immagino giovani, disperate. Forse erano mani di una madre che ti amava, ma che non sapeva come custodirti. Ti ha tradito l’amore o il mondo?

Bambino: Forse entrambi. Non credo che non mi volesse, ma forse aveva paura. Paura di non essere abbastanza. Paura di un domani che non sapeva affrontare.

Uomo: E tu, piccolo, cosa avresti voluto dirle, a quella madre? Se avessi potuto parlare, cosa le avresti chiesto?

Bambino: Le avrei detto di non avere paura. Che avrei imparato a sorridere anche tra le lacrime. Che ogni suo abbraccio sarebbe bastato. Le avrei detto che ero suo, solo suo, e che avrei portato la sua forza dentro di me.

Uomo: Ma ora sei li, nella culla di una chiesa, nel gelo che non meritavi. E lei? Dove sarà ora? Piange, si tormenta, o cerca di dimenticare?

Bambino: Non credo che possa dimenticare. Il cuore di una madre si ricorda di ogni battito che ha fatto nascere. Forse è persa nel rimorso o forse sta cercando di convincersi che è stata la scelta giusta, anche se il suo cuore grida il contrario.

Uomo: Ti hanno trovato troppo tardi, e questo grida una colpa che non so dove collocare. Una culla che non ha suonato l’allarme, un sistema che ha fallito. Ma più di tutto, un mondo che non è stato capace di proteggervi, ne te, ne quella madre, chissà?!.

Bambino: Non cercare colpe, signore. Cercate cuori aperti. Cercate mani che sostengano prima che si spezzi il filo. Io non tornerò, ma forse altri potranno essere salvati.

Uomo: Il tuo sacrificio non deve essere vano. Ma lasciami piangere per te, piccolo, e per quella madre che ti ha amato troppo poco o forse troppo male. Che l’amore non dovrebbe mai tradire, eppure accade. L’amore di un genitore è il sale della vita, è un motore che non si spegne mai, anche quando c’è burrasca. Lo sò bene io.

Bambino: Non piangere solo per me, non essere addolorato. Piangi per chi vive nel dolore, per chi si sente solo, per chi non trova il coraggio di chiedere aiuto. E poi, dopo aver pianto, alzati e fai qualcosa. Perché un giorno non ci siano più culle fredde, e ogni bambino trovi un abbraccio che lo scaldi.

Uomo: Lo farò, piccolo. E porterò la tua voce con me. Anche se non hai mai parlato, il tuo silenzio urlerà nei nostri cuori. Per ora porterò il tuo racconto, la tua poesia di neonato. Mi mancano i tuoi geniti, le tue risatine quando dormi, il tuo odore immenso, naturale, mi mancherà soprattutto vederti crescere anche se non ti avrei mai conosciuto.

Buon viaggio.

Franco Marella

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