Corto circuito giudiziario nella vicenda della “Setta delle bestioline”: il dolore delle vittime e il vuoto normativo che alimenta l’impunità

 La sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Novara sul caso della cosiddetta **”Setta delle bestioline”** ha lasciato un profondo senso di amarezza e frustrazione, non solo per le vittime, ma per tutti coloro che speravano in una giustizia capace di fare luce su uno dei fenomeni più oscuri e complessi della società moderna: i gruppi settari e le dinamiche di manipolazione mentale. La vicenda, che ha tenuto banco per anni, si è conclusa con un “corto circuito giudiziario” che ha visto la quasi totalità degli imputati assolta o beneficiare della prescrizione dei reati, nonostante le gravi accuse di abusi sessuali e condizionamento psicologico.

Un processo che si sgretola tra prescrizioni e assoluzioni.

Il processo, iniziato nel febbraio 2023 e conclusosi il 10 gennaio 2025, aveva visto la Procura di Novara sostenere con forza l’ipotesi di un’associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, un’accusa che avrebbe potuto portare a condanne esemplari. Tuttavia, la Corte ha smentito questa ricostruzione, riconoscendo solo l’esistenza di un’associazione dedita a violenze sessuali, ma giudicando il reato di associazione a delinquere prescritto per gli anni successivi al 2010. L’unica condanna è stata inflitta a Barbara Magnani, riconosciuta colpevole di violenza sessuale di gruppo avvenuta nel 2012, mentre ventuno imputati sono stati prosciolti e nove assolti per non aver commesso il fatto.

La sentenza ha di fatto frantumato le speranze delle vittime, molte delle quali avevano denunciato non solo abusi fisici, ma anche un sistematico condizionamento psicologico che le aveva ridotte in uno stato di totale sottomissione. Come ha sottolineato l’avvocato Marco Marzari, difensore del Ce.SAP (Centro Studi Abusi Psicologici con sede a Noci), che si è costituito parte civile nel processo: “La difesa ha cercato di dare un contributo scientifico, ma c’è ancora una mancanza di cultura rispetto al fenomeno del controllo mentale, che si traduce in una difficoltà di comprensione da parte della giustizia”.

Il vuoto normativo che alimenta l’impunità.

Uno dei nodi cruciali emersi dal processo è il vuoto normativo che circonda i reati di plagio e manipolazione mentale. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 96 dell’8 giugno 1981, ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 603 del codice penale, che puniva il plagio, lasciando un vuoto giuridico che ancora oggi non è stato colmato. Questo ha reso estremamente difficile perseguire condotte manipolative all’interno di contesti settari, spesso assorbite sotto altre fattispecie penali che non garantiscono una tutela adeguata alle vittime.

Lorita Tinelli, presidente del Ce.SAP, ha lanciato un appello ai politici: “In assenza di una legge che descriva il perimetro in cui si muovono certi gruppi, si continueranno a perpetrare questi abusi. Senza una normativa adeguata, nessuno otterrà giustizia”. Un appello che risuona ancora più forte alla luce della sentenza di Novara, che ha di fatto lasciato impuniti molti degli accusati, nonostante le prove emerse durante il processo.

Il mondo sommerso dei gruppi settari: una rete che sfugge alla giustizia.

Il caso della “Setta delle bestioline” ha messo in luce un problema più ampio: il mondo sommerso dei gruppi settari, spesso caratterizzato da dinamiche coercitive e manipolative, sfugge alla rete della giustizia. Le vittime, già traumatizzate dagli abusi subiti, si trovano a dover affrontare un sistema giudiziario che fatica a comprendere e perseguire reati così complessi e sottili come il controllo mentale.

Come ha osservato la giornalista Olga Mascolo in un articolo su Fanpage, il processo è stato caratterizzato da un clima ostile nei confronti della stampa, con accuse di linciaggio mediatico rivolte agli organi di informazione da parte della difesa. Questo ha ulteriormente complicato il percorso verso la verità, lasciando le vittime in una posizione di fragilità e isolamento.

Un appello alla politica: serve una legge.

Alla luce di quanto accaduto, è sempre più urgente un intervento legislativo che colmi il vuoto normativo e garantisca una tutela effettiva alle vittime di abusi e manipolazioni psicologiche. Come ha sottolineato l’interrogazione parlamentare presentata dalla deputata Stefania Ascari (Movimento 5 Stelle), è necessario adottare misure specifiche per prevenire e contrastare gli abusi sui minori in contesti comunitari caratterizzati da dinamiche coercitive, oltre a eliminare la prescrizione dei reati sessuali contro i minori.

La vicenda della “Setta delle bestioline” rimane una ferita aperta nel sistema giudiziario italiano, un monito per tutti coloro che credono nella giustizia e nella necessità di proteggere i più deboli. Senza una legge adeguata, il rischio è che queste storie si ripetano, lasciando ancora una volta le vittime senza giustizia e senza voce.

Un caso giudiziario emblematico per citare un eufemismo.

“Al giudice occorre più coraggio ad essere giusto apparendo ingiusto, che ad essere ingiusto apparendo giusto” Piero Pajardi

Franco Marella

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