“Commissariamento si, commissariamento no. Appalti truccati. Papaveri e Papi. In totale molto pizzo, ma l’Italia non ci sta. Italia si, Italia no, la strage impunita”.
Sono i versi della canzone, apparentemente frivola di Elio e le Storie tese, scritta profeticamente, per come si adatta alle attuali vicende di malaffare del martoriato Comune di Bari.
Il Ministro Piante dosi, in accordo con la relazione del Prefetto Russo, ha ‘drogato’ parzialmente l’aspettativa di repulisti che i cittadini onesti baresi riponevano sull’esito dell’indagine ‘Codice interno’ della DDA di Bari, inquinandola con una dose imprevista di benevolenza. L’inchiesta riguardava gli intrecci della malavita organizzata, afferente al Clan Parisi, con l’attività politica del Comune di Bari.
Il Ministero ha sì individuato sacche di interessi illeciti, diciamo così, nelle municipalizzate: Multiservizi, Amtab e Amgas, ma ha praticamente prosciolto da ogni responsabilità l’amministrazione del Comune.
Che ci fossero delle anomalie, quantomeno di servizio, se n’erano accorti da decenni anche i cittadini che lamentano, tra l’altro, corse saltate abitualmente dagli autobus dell’Amtab e una sistematica inaffidabilità dei trasporti pubblici.
Dove finiscono tutti i soldi delle pubblicità che ammantano completamente la carrozzeria dei pullman cittadini facendoli sembrare blindati, non consentendo nemmeno l’individuazione del numero di linea dalle fiancate?
Chissà cosa ne direbbe il suo collega Salvini, ministro dei Trasporti, in merito alla vertenza sull’autonomia differenziata perorata dalla Lega, se sapesse che a Bari il suo Ministero non ha mai funzionato adeguatamente.
In teoria, sarebbe opportuno differenziare le risorse economiche rivolgendole prevalentemente verso chi ne ha più bisogno, come il Sud Italia, ma temiamo che la “mazzate siano riservate a u can mazz”, parafrasando l’adagio popolare adattato al disdegno cronico dell’impegno statale verso le necessità del meridione, in barba al tanto decantato sviluppo del Mezzogiorno rinverdito periodicamente da speculazioni propagandistiche elettorali.
Ciò che fa specie, in questa vicenda di reprimenda selettiva, a carico delle municipalizzate baresi, non è il mirino puntato su quelle tre realtà di servizio.
Non desta meraviglia. Anzi, una maggiore attenzione in tal senso ci vorrebbe.
Ciò che stupisce è la decisione di natura tutta politica, quanto incomprensibile sulla sua ragionevolezza, di preservare da quei sospetti l’amministrazione del Comune.
Il Sindaco Leccese e una parte dell’attuale Consiglio sono derivati dalle amministrazioni Emiliano e Decaro, i quali hanno governato in continuità nel periodo che ha ospitato la gestione poco trasparente delle municipalizzate. Perciò, non dovrebbero esimersi dal dare conto alla cittadinanza, per il tramite della magistratura.
A nostra memoria, mentre quelle realtà opache imperversavano indisturbate durante quelle amministrazioni, il neo Sindaco Leccese svolgeva da un paio di decenni il ruolo, non marginale, di Direttore generale e poi di Capo del Gabinetto del Sindaco.
Accertato che quest’ultimo preminente incarico non fosse attinente ai servizi igienici, come suggerirebbe l’omonimia, ma che svolgesse importantissimi compiti amministrativi, non si capisce come lui e gli altri dirigenti di quell’amministrazione non se ne fossero accorti e conseguentemente non abbiano saputo porre rimedio all’andazzo illecito, ora denunciato alle municipalizzate.
Come si fa a non considerare la responsabilità ambientale e politica tenuta dagli amministratori del Comune di Bari, che ha concesso alle realtà degradate, individuate dal Ministero dell’Interno, di agire in spregio alla legalità?
Il Ministero questa volta ha voluto stigmatizzare solo le falangi di un corpo malato, senza considerare che il “pesce puzza sempre dalla testa”, come citerebbe sapientemente il vernacolo barese.
Hanno voluto fare uno sconto alla politica comunale (forse perché sono colleghi?), che in questi anni ha fatto pena.
Tanto, qualsiasi cosa succeda, al barese medio non interessa altro che “la Bari”. Basta che vada allo stadio “sventolando il bandierone” (dice ancora il profetico Elio) per dimenticarsi di tutto, lasciando fare alle mafie quello che vogliono e lasciando non fare ai Ministri quello che dovrebbero, ma che non fanno. Leggerezza? Superficialità? Indifferenza? (del tipo: sono cose sempre successe in Terronia!).
Le nostre mamme argutamente sentenzierebbero: “U cazz pisc’ u litt e u cul jave mazzat”, alludendo alla differenza di trattamento riservato agli Amministratori e alle Municipalizzate.
Ai baresi non serve tradurla, anche perché si spiega benissimo da sola come ogni frase idiomatica della nostra cultura dialettale, con pieno valore proverbiale.
Al Ministro dell’Interno, invece, suggerisco di venire a gustare una passeggiata igienica per i vicoli di Bari vecchia in cui troverà sicuramente una saggia signora che gliela spiega mentre, magari, gli ‘tira le orecchiette’.
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