Un “fiore” che rifiorisce: la forza delle donne contro la violenza

Nel cuore di Bitonto, presso l’I.P.S.S.C. (ex Traetta), si è svolto un evento che ha lasciato un segno indelebile nei cuori dei presenti. Organizzato dalle professoresse Anna Maria Facchini e Maria Concetta Rossiello, l’incontro ha visto la partecipazione di tre professioniste d’eccezione: l’avvocato Tiziana Cecere, criminologa e grafologa forense, Giovanna Nonnato, psicoterapeuta, e Tea Baldini Anastasio, musicoterapista. Il pubblico, composto dagli studenti delle classi 2, 3, 4 e 5 dei corsi di Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale e Industria ed Artigianato per il Made in Italy (moda), ha assistito a un viaggio emozionale che ha toccato le corde più profonde dell’anima.

L’evento è stato incorniciato dalla presenza dell’associazione “Fermiconlemani” di Bari, la cui missione è “coccolare” le donne vittime di violenza. Un compito delicato e fondamentale, che richiede non solo impegno, ma anche una grande sensibilità. Le parole delle relatrici hanno dipinto un quadro complesso, fatto di violenza e diritti negati, ma anche di storie di riscatto e speranza.

Si è parlato di Camille Claudel, artista straordinaria il cui talento è stato spesso offuscato dalla figura di Rodin. La sua storia è emblematica di come la società possa essere sorda a certi valori, ma anche di come la forza interiore possa emergere nonostante tutto. Si è discusso di menzogna e verità, di dolore e fragilità, temi che risuonano profondamente in una società che ancora fatica a riconoscere e affrontare la violenza di genere.

Gli interventi hanno toccato anche il tema degli uomini, vittime e aggressori, in un sistema spesso dissociativo e divisivo tra realtà e dogmi ancora da superare. La legge “Codice Rosso” è stata al centro del dibattito, evidenziando l’importanza di strumenti legislativi che possano realmente tutelare le vittime.

Ma l’evento non si è limitato a denunciare. Ha anche celebrato la forza delle donne, capaci di rialzarsi come fiori calpestati che rifioriscono grazie a se stesse. Questa metafora è potente e rappresenta la resilienza e la capacità di rinascere dalle ceneri del dolore. I ragazzi presenti hanno ascoltato con attenzione e partecipato attivamente, dimostrando che il futuro può essere diverso se si coltiva fin da giovani una cultura del rispetto e della solidarietà.

L’incontro di Bitonto è stato un seme piantato nei cuori dei partecipanti, un seme che germoglierà in consapevolezza e impegno. Perché solo insieme, con coraggio e determinazione, possiamo costruire una società in cui nessuna donna si senta sola nel suo dolore, ma trovi sempre una mano tesa pronta a sostenerla.

Concludo senza retorica, non basta mai parlare delle donne del loro perché, e non basta nemmeno una buona azione perché non serve, quello che manca è il fiore della “cultura sociale” che deve essere annaffiato ogni giorno con senso di responsabilità. La nostra società è tecnofoba e come una macchina è rude, spigolosa, veloce tanto da sfrecciare contro senso lasciando dietro solo i colori delle sgommate buone solo per le fantasticherie. Il vuoto si deve colmare non coprire.

Franco Marella 

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