Pasquetta: ovvero l’apocalisse tra brace, bambini indemoniati e piatti volanti

Sapevate che il lunedì di Pasqua è stato introdotto dallo Stato italiano come festività civile nel 1947, nel secondo dopoguerra, ed è festivo in diversi Paesi? Io no! Ma dico io, era necessario? Vabbè, almeno una parte della società è felice di non andare a scuola — meno le mamme, ma tant’è.

Ieri ho avuto la vergognosa voglia di passare la Pasquetta con amici (nessun parente, ci tengo a precisarlo), complici di un diluvio di grassi transgenici, proteine, zuccheri ultra-processati, lipidi e chissà quanti altri additivi alimentari. Una dieta bilanciata, insomma.

Ma seconde me durante la Pasquetta di stramagna di tutto: anche pneumatici, uova di bestie estinte, scarti edilizi e ogni ben di Dio

E le bevande? Non mancava nulla. Quando sono arrivato, ho subito chiamato il reparto di ortopedia-traumatologia del San Paolo (a pochi km dal luogo che di lì a poco si sarebbe trasformato in una composta bolgia), per assicurarmi che ci fossero posti disponibili. Ahimè: tutto pieno.

La parte più dolce? I bambini. Sembravano posseduti, ma bellissimi. A loro sono state riservate tutte le attenzioni: con calma, con coraggio, con bravura… e con tanta, ma proprio tanta pazienza. Ma sono bambini: si sono divertiti. Hanno mangiato a sazietà — con tanta acqua (meno male!). Ma quando vogliono fanno venire la pelle d’oca.

Mo i fatti dei grandi.
Arrivo degli invitati tra le 10:30 e le 12:30. Piazzato in un luogo sicuro, ho assistito ai viaggi delle cibanze — un via vai di cibi trasportati con grave dignità. Mi pareva di essere sul set di un film di Totò. Gli avventori, poi famelici consumatori, avevano allenato le fauci da almeno due ore. Con dignità regale, poggiavano le loro pietanze incartate, si stringevano la mano, pacche sulle spalle, baci e bacetti… tutti felici e contenti.

Due o tre a turno hanno acceso il fuoco per la brace. Sembravano uomini d’altri tempi — peccato abbiano usato l’alcol, quindi niente romanticismo. Comunque i carboni hanno funzionato. Ad un certo punto, ho notato delle occhiate furtive tra i maschietti: era il segnale. Si poteva bere. E vai con la festa!

Dopo mezz’ora, qualcuno mostrava con orgoglio le piombature nei denti, tanto che se fosse passata la polizia a 200 metri, l’etilometro avrebbe avuto uno scossone tellurico.

Fin qui tutto nella norma, fino a quando qualcuno ha urlato: “Si mangia!!!”.
Sulla tavola c’era di tutto: pasta al forno, tagliatelle al forno, carne di ogni taglio e tipo, pane, taralli, pizze rustiche, teglie di pizze di patate, ortaggi, dolci, caffè, birre, vino, prosecco, Aperol, focacce, olive, stuzzichini vari… tanta roba che pareva dovessimo festeggiare in una sola giornata: tre Natali, due Pasquette e cinque Ferragosti.

Abbiamo preso posizione manco fossimo al fronte. Occhi languidi, mani ovunque. Abbiamo mangiato di tutto e di più, e dunque mi sorge spontanea una domanda: ma da quando cazzo non mangiavamo?!
Siamo normali? Chiedo per un amico.

E non è finita. La festa è stata replicata due volte. Non è avanzato nulla. Qualcuno si è messo le mani tra i capelli… e non per il gel.

Pensate che abbiamo anche festeggiato due compleanni, e solo in tarda serata ho capito chi cavolo stessimo festeggiando. (Non solo io, eh!)

E poteva mancare la solita veemente difesa del proprio posto di lavoro? Mai sia.
Da quel che ho capito:
– I docenti sono allupati,
– Gli impiegati pubblici sono esseri ibridi,
– I dipendenti privati esoscheletri,
– Gli imprenditori… boh, non pervenuti.

Secondo me ha influito l’ego collettivo (in punta psicologica), la cui summa è riassunta da quel furbacchione del Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un c…”

Comunque, tra un abbuffamento e l’altro, abbiamo avuto il coraggio di giocare. Noi adulti, intendo. I bambini si spanciavano dalle risate. Ricordate che avevo chiamato la traumatologia del San Paolo?

Il classico e intramontabile gioco del fazzoletto, che poi era una busta di plastica. Donne da una parte, uomini dall’altra.
Per correre tre metri ci voleva l’ossigeno.
Una bella biondona è ruzzolata per terra perché il fantastico marito non è riuscito a superarla.
Chi prendeva il fazzoletto non ricordava più cosa doveva farci.
Donne che si avvinghiavano agli uomini per non farli arrivare all’obiettivo.
Gente che correva a retromarcia.
Altri che non sapevano più qual era il loro numero.
E noi a chiamare… a vuoto.

Insomma, al di là di tutto, tra il serio e il faceto, la comunità ha festeggiato. Nessuno si è fatto male. Abbiamo bevuto con “eleganza”, mangiato come se fosse l’ultimo giorno sulla terra, riso tanto (anche se non ho ancora capito bene per cosa).

Ora faccio un po’ il serio.

La serata volge al termine. Ancora un bicchierino e tutti a casa.
La Pasquetta, per come la vedo io, è un momento di svago, quando non si eccede e non ha più nulla di cristiano. Francamente in pochi ricordano che la Pasquetta è chiamata anche “Lunedì dell’Angelo” per via di un episodio dei Vangeli: quello in cui un angelo annunciò la resurrezione di Gesù a Maria Maddalena, a Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e a Salomè, che andarono al sepolcro e lo trovarono vuoto. Secondo me gli Angeli hanno fatto troppa pubblicità.

Tuttavia è una festa laica, libera e solenne.
La bellezza sta nel ritrovarsi, nel condividere, nell’accettarsi, e — ogni tanto — anche nel capire che abbiamo bisogno gli uni degli altri.

Ah, dimenticavo: Papa Francesco è morto.
Per chi ci crede, capisco che sia stata una notizia ferale, ne sono dispiaciuto ma avrei voluto sapere di Manuela Orlandi e Mirella Gregori.
È morto proprio il giorno di Pasquetta.
Sarà un messaggio?

Adesso i ringraziamenti. A Vito che ha solo occhi per “chiamami bionda sarò la tua birra” a Concy e alla sua Stellina che hanno messo la “campagna del papà”, a Paolo che mo mandava in ospedale la sua biondona Marika, a Katia e Biagio con i due pargoletti Nico e Francy, a Loredana e Francesco con i piccoli Fabrizio e Federico, ad Anna e Gianni con i figli Davide e Sofia, a Gaetano e Stelli con la triade: Tommaso, Alessandro e Leo, ad Annapaola e Beppe con Matteo e Gabriele, a Maria e GianMichele, Mimmo con Adele e Diego, ad Antonio e Simona, a Marco e Antonella con Francesco e per finire, a Cecilia accompagnata da Rebecca e Chiara.

Alla prossima

Franco Marella

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