Quando menti raffinate si incontrano… Qualcuno direbbe: “apriti cielo!”
Eh già, è un’esclamazione che usiamo quando temiamo un evento nefasto, imminente o appena accaduto. E l’evento del 10 aprile scorso si è consumato proprio così: un “benedetto nefasto” nella sontuosa sala consiliare dell’Ordine degli Avvocati di Bari che, chissà perché, non è intitolata a nessuno. Scelte!
Nel diritto romano, “nefasto” era un aggettivo riferito ai giorni in cui non era consentito esercitare la giustizia, a differenza dei dies fasti, in cui il pretore poteva operare. La parola indicava anche ciò che era considerato illecito dalla legge divina: un comportamento che offendeva la maestà degli dei. Tenete a mente questo concetto: servirà.
E però, in effetti, il cielo si è aperto davvero: un vero squarcio nel torbido mondo del settarismo, quell’angolo impenetrabile, sconosciuto, ingannevole, sudicio e maleodorante in cui “Il diavolo agisce sulle nostre vite” – ultima fatica letteraria dell’avv. Tiziana Cecere, sempre generosa nel suo impegno.
Il convegno, fatemelo dire, è stato a tratti pungente e fastidioso. Parlare di sette e di tutte le loro infernali declinazioni non è facile. Troppa contaminazione della società “eludente”, troppi vuoti sociali, troppo disinteresse creato ad arte, troppa poca informazione, scarsissima educazione-formazione e, per finire, una totale mancanza di rispetto nei confronti delle vittime.
Il mondo settario miete vittime, tante. Non ne faccio di tutta l’erba un fascio, ma è evidente che le cose stanno così. La cortina di ferro attorno al mondo di mezzo è creata, sostenuta e mantenuta da menti raffinate che non temono la giustizia, né l’eco mediatico, né la società. Temono solo il “risveglio culturale”, quello che la “banda” dell’avvocato Cecere cerca di attuare con perizia e verità.
Ma qual è il candidato ideale per una setta? Bella domanda, vero!?
Stando ai relatori, si tratta per lo più di persone fragili, con bassa autostima, facilmente influenzabili e alla ricerca – per usare un eufemismo – dell’arca perduta. E sapete quanto è difficile per una famiglia capire queste persone? Immensamente difficile, perché nel tempo si sfianca, si confonde, e non sa a chi rivolgersi.
Solo poche associazioni conoscono il vero pericolo delle sette, e per le famiglie è difficile avvicinarvisi, soprattutto per ignoranza. Ma non finisce qui! Quando una persona viene “ammaliata” dalla setta, si erige un muro di omertà difficile da scalare. Solo quando un fatto settario diventa cronaca si alza il velo… ma solo per poco. Poi più nulla. E vi dirò di più.
Il confronto è stato acceso, anche perché – a mio modesto parere – è emerso un paradosso evidente: quando accadono fatti esecrabili, tutti i media parlano di sette. Ma dopo, quando la notizia sfuma, non resta più traccia di niente.
Sì, i fatti orrendi passano da cronaca a “nulla”, cala il sipario. E l’aberrante verità è questa: le sette continuano a prosperare, nel loro mare melmoso, protette da “molti” – individui che non emergono mai, ma che aprono cordoni della borsa e sostengono i gruppi settari contro ogni verità.
È un inganno sociale. Le sette esistono. Producono effetti devastanti. Ma se ne parla solo quando fa notizia. Spesso, il santone di turno la fa franca. Il clamore mediatico è l’unica arma; il resto è solo un fastidioso contorno.
Il guru torna a fare quello che faceva – magari con meno incenso e più abiti pseudo-religiosi – e gli adepti continuano a difendere il proprio territorio. Le famiglie, le vere vittime, vagano nel girone dantesco, senza meta, aggrappandosi a chiunque presti loro attenzione.
Gli ospiti intervenuti hanno spiegato bene tutto questo: il criminologo dr. Marco Strano – lunga militanza nella Polizia di Stato – da sempre in prima linea contro il mondo equivoco delle sette; l’avv. Tiziana Cecere, che conduce una battaglia culturale a colpi di testimonianza e parole, con la sua associazione “Fermiconlemani” e il libro già citato; l’avv. Daniela Corrado, un approdo sicuro per chi cerca giustizia; gli avvocati Massari, Ciociari e Petruzzi, che hanno illustrato i margini del diritto in tema settario; il dott. Venneri, criminalista e operatore chimico, che ha spiegato le metodologie investigative. E poi il pubblico – pochi, ma preziosi – la cui “missione” era chiara: divulgare.
Una mia personale disamina. Qualunque sia la natura della setta – satanica, religiosa, acida, new age, ecc. – il fenomeno resta poco attenzionato e con pochissime risorse dedicate a chi dovrebbe contrastarlo. L’opposto delle sette stesse, che dispongono di fondi, protezioni e agganci tali da vanificare ogni iniziativa sociale.
Chiudo con un passo di C.S. Lewis, teologo laico e scrittore cristiano, che spesso ha indagato il confine tra bene e male, fede e manipolazione. Padre di una frase che oggi, più che mai, dovrebbe farci riflettere:
Il maggior trionfo del diavolo è farci credere che non esiste.
Alla prossima.
Franco Marella
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