Truffe – Parte prima

I truffatori, per attuare i loro inganni, lavorano in un campo della psicologia che attiva le emozioni: la vergogna, la paura e i sentimenti, come l’amore per i figli.

Le emozioni, secondo Goleman (psicologo clinico specializzato nello Sviluppo della personalità), sono: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura, Disgusto e Sorpresa. I truffatori usano anche la Vergogna e la Compassione.

Le emozioni sono gli stimoli che ci permettono di gestire le situazioni in tempo reale, che ci fanno agire d’impulso.

L’intelligenza emotiva, invece, è la capacità di gestire al meglio questi impulsi, riconoscendo le proprie emozioni, quelle degli altri e utilizzandole in modo costruttivo per raggiungere un obiettivo e mantenere delle relazioni sociali sane.

Iniziamo una trilogia di articoli contenenti le informazioni necessarie a scoprire in tempo le tantissime insidie che colpiscono non soltanto gli anziani e a scongiurarne le conseguenze con semplici accorgimenti.

In quest’articolo vogliamo riconoscere le emozioni che potrebbero anche causare esiti spiacevoli; interpellare la nostra intelligenza emotiva per prevenirle quando siamo oggetto di una tentata truffa.

Esistono bande di lestofanti che insidiano le persone più fragili, soprattutto tra gli anziani.

Il loro obiettivo è quello di penetrare con un pretesto nelle case facendo leva sulla paura di presunte conseguenze, anche usando il nostro senso civico.

Oppure, cercano di contattare il loro bersaglio, nei modi che vedremo, per manipolarne il senso di responsabilità e i sentimenti verso i cari. In entrambi i casi il bieco intento è quello di derubare.

Una truffa possibile riguarda la chiamata che ci avvisa di un incidente stradale che riguarderebbe la responsabilità civile di un figlio. I filibustieri si spacciano per avvocati, carabinieri e poliziotti per proporre di tacitare la presunta parte offesa pagando le spese con gli ori e i risparmi dei suoi genitori.

La paura innescata si àncora al sentimento di amore verso i figli/parenti e al conforto di poterli aiutare.

Ovviamente, sono già a conoscenza di ciò che teniamo in casa, richiedendo proprio quegli oggetti conosciuti con la scusa che li avrebbe richiesti il proprio congiunto. Alle volte fanno anche sentire la voce di un loro complice che si spaccia per il parente. Non lo possiamo riconoscere, perché siamo stati messi artatamente in agitazione, perché quella voce è coperta da rumori di fondo e per l’alterazione della finta voce concitata.

Chi ci osserva per imbrogliarci ci ha già studiato nei giorni precedenti e ha rilevato i nostri punti di debolezza.

In quel momento sta agendo il nostro cervello limbico, preposto a disbrigare la faccenda in emergenza: è quella struttura primordiale, velocissima, che ci tira d’impaccio se, per esempio, siamo in rotta di collisione con un veicolo, inducendoci a frenare prontamente per istinto.

Subito dopo, interviene la fase della nostra intelligenza emotiva che, attraverso l’amigdala (struttura presente all’altezza dei lobi temporali), archivia le emozioni e favorisce l’elaborazione dell’impulso emotivo, senza farci fare azioni sconsiderate. Sono frazioni di secondo in cui non è intervenuto alcun processo cognitivo razionale e analitico, di pertinenza della porzione prefrontale del nostro cervello. Essa è capace di collocare l’interpretazione della realtà all’interno del nostro bagaglio esperienziale e capacità di riflessione. Questa terza fase necessita di un tempo maggiore e di tranquillità.

Chi cerca di intromettersi con l’inganno nella nostra esistenza, s’insedia volutamente prima dell’ultima fase: quella della ponderazione, perché sa che riusciremmo a scardinare i tentativi di ‘metterci paura’ e attueremmo utili tecniche di difesa, frutto della nostra intelligenza culturale.

Perciò, questi abili manipolatori proveranno a metterci fretta e paura per avere la chance di fregarci, prima che ce ne accorgiamo.

Consiglio: La riservatezza, nei confronti di estranei, che potrebbero riferire i fatti nostri ad altri estranei, fino all’ennesimo livello di propagazione dell’informazione, è un’arma di difesa che abbiamo da questo tipo di attacchi, senza sfociare nella chiusura comunicativa verso l’ambiente dei familiari, la cui vicinanza, invece, è protettiva. Dobbiamo selezionare le persone a cui dire i fatti nostri.

Consiglio: Prima di prendere una decisione avventata, al telefono con un estraneo, contiamo fino a tre anche in caso di apparente pericolo: verifichiamo di persona la veridicità di quello che ci stanno dicendo, senza perdere tempo ma senza avventatezza dovuta alla paura.

Nelle forme più evolute e tecnologiche, i ladri adoperano l’elaborazione computerizzata della voce attraverso la fantomatica intelligenza artificiale (AI) partendo dalla voce registrata del nostro famigliare.

Questi farabutti si fidano che, quando ci si accorge di essere stati raggirati, per riserbo ci si vergogna di ammetterlo, garantendo loro un generale silenzio e impunità.

Chi subisce l’inganno non è portato a riferirlo, favorendo involontariamente la vulnerabilità di altri soggetti che i truffatori troveranno fertili al loro progetto disonesto attraverso la mancata conoscenza dell’esperienza subita dai loro pari.

Ci possono essere particolari situazioni personali contingenti, che trovano le vittime in un momento di maggiore sensibilità, per vicende familiari o personali, capaci di abbassare le difese naturali che utilizzerebbero in altri momenti di maggiore tranquillità e accortezza.

Se tutte queste persone fossero avvisate dei possibili rischi di aprire la porta agli sconosciuti – pure a quegli abili impostori muniti di autorizzazioni falsificate, se fossero allertate dal monito di chi ci è già passato – potrebbero essere più avvedute per impedire di farsi imbrogliare.

Consiglio: Da queste pagine esortiamo le istituzioni pubbliche e private – cioè le banche, i Comuni, tutti gli uffici a contatto con il pubblico, ma anche i maggiori fornitori di beni e servizi come i gestori telefonici e i fornitori di energia – a dotare i loro clienti di un servizio telefonico Antitruffa, per metterci nelle condizioni di controllare sempre l’autenticità di chi sta contattando.

Anche le forze di Polizia sarebbero coadiuvate da questo importante servizio di cautela del consumatore e del cittadino, in generale, perché sempre di più la gente comincia a diffidare anche degli agenti veri, confusi con gli impostori sempre più sofisticati.

I RIMEDI che si consigliano a chiunque e soprattutto agli anziani, per gli inganni più pericolosi sono i seguenti:

·         Verificare sempre l’identità di chi ci contatta e la veridicità di ciò che dichiara non fidandosi del numero di telefono di provenienza, della voce e delle informazioni in suo possesso. Chiudere la telefonata e rintracciare direttamente l’interlocutore chiamando i canali ufficiali della Banca, della Caserma in parola e, quando è possibile, recarsi personalmente dai Carabinieri, dalla banca o da qualsiasi Ente che ci ha avvicinato, chiedendo conferma formale e il motivo preciso della richiesta.

·         Mai cliccare sui link sospetti dei siti di cui non conosciamo perfettamente l’autenticità. Si consiglia di comporre sempre ex-novo il nome del sito da raggiungere, anche se appare in chiaro nel link suggerito. Privilegiare sempre quelli che riportano il prefisso “ https “, dove l’ultima lettera ‘S’ significa: Sicurezza (Secure).

·         Diffidare delle richieste urgenti, paventate anche da persone apparentemente titolate. Il ciarlatano punta sulla concitazione e sul terrore del soggetto per aggirare il naturale controllo di veridicità. Mantenere sempre la calma e rispettare i propri tempi, non quelli di chi è entrato in casa nostra dalla porta o dal filo del telefono o dal monitor del computer!

·         Nessun ente onesto chiederà mai password, credenziali e dati sensibili al telefono. Se lo fa, è certamente un turlupinatore. Tantomeno lo fanno le banche, che conoscono bene la problematica e mettono a disposizione dei clienti dei ‘numeri di telefono di verifica’ per accertare l’eventuale autenticità della richiesta. Ripetiamo: chiamate voi la banca/Ente/Commissariato e chiedete riscontro. Ne avete il sacrosanto diritto.

·         Informarsi sempre delle frodi e degli inganni in atto e premunirsi materialmente e psicologicamente all’evenienza che ci può capitare, per essere sempre preparati a fronteggiare l’eventuale trappola. Con la logica e il buon senso si può contrastare qualunque insidia.

·         Annotare su un taccuino-agenda, lasciata a portata di mano, tutti i numeri di riferimento da chiamare in caso di necessità per riscontrare chiunque possa venire a trovarci: l’azienda del gas, il gestore di elettricità e telefonico, il più vicino commissariato di Polizia e Carabinieri, Il Comune, l’amministratore di condominio, la nostra banca, il commercialista, i telefoni anti-truffa, ecc.

·         Consolidare un buon ambiente prossimale: i parenti, i vicini di casa, le buone amicizie. Non restare soli aiuta a non rimanere impotenti davanti a qualsiasi attacco truffaldino. I truffatori attaccano prima le persone sole.

Parleremo, nel prossimo articolo, anche delle tante chiamate dei Call center, che potrebbero contenere minacce commerciali e cibernetiche, delle truffe bancarie e presso le Poste Italiane, di tecniche come spoofing e smishing, della truffa sui presunti uffici sanitari USI, del furto dell’identità digitale SPID e altro, per non farci mai trovare impreparati quando, prima o poi, capiterà a ciascuno di noi.

Non mancate di annotare tutte queste informazioni e di passarle ai vostri cari, più anziani, insieme ai rimedi che puntualmente vi forniremo. Una telefonata in più agli anziani può allungargli la vita.

Stiamo preparando delle trasmissioni televisive per allargare la diffusione di tutto ciò che sappiamo a quante più persone possibile.

Occhio ai furbi e arrivederci a domani, per la Seconda parte.

Carlo Zeuli