Il 27 settembre 2023 la 27enne di Triggiano, in provincia di Bari, pasticcera con le idee chiare sulla serietà e sulla dignità del lavoro, venne trovata cadavere nella cabina che occupava sul transatlantico da crociera Disney Fantasy. È uno dei tantissimi casi di morte sul lavoro.
I conoscenti la ricordano come una ragazza riservata e volenterosa.
Il suo sogno era quello di aprire una pasticceria a Ostuni.
Dopo aver lavorato in tutt’Europa tra cui Francoforte, Parigi, Nizza, Londra s’imbarcò a Orlando, in Florida, con un contratto di lavoro del ristorante stellato Remy di quella grande nave.
L’ambientazione di cartoni animati, tra i più ameni, diventerà il palco di una scena dell’orrore di cui non si conoscono ancora le dinamiche in cui la povera Gessica vide la morte.
Ne parliamo perché, ancora oggi, non c’è affatto chiarezza sulle circostanze del decesso e il caso scotta come non mai!
Mentre la nave attraccava a San Juan, Porto Rico, Gessica veniva rinvenuta seminuda, impiccata nella sua cabina con una cintura al collo ma con i piedi che toccavano terra!
Questa circostanza ricorda il caso di Mario Biondo, cameraman italiano trovato morto a Madrid nel 2013 in simili condizioni.
La nave ripartì da Porto Rico, poco dopo il ritrovamento del cadavere che fu sbarcato “come se fosse un pacco”, lamenta la madre, lasciando stagnanti in quel Paese i dubbi irrisolti sulla causa del decesso, con le Autorità locali reticenti sulle relative prove. È difficile anche ipotizzare il suicidio che paventarono.
La madre della vittima: Patrizia Zonno e il padre Michele riferiscono che la loro figlia non aveva alcun motivo di compiere quel gesto ed era proiettata al raggiungimento dei progetti di vita che aveva in atto. L’avevano sentita allegra e positiva poco prima di essere trovata esanime dalla sua compagna di stanza, sulla nave.
Il corpo racconta di una violenza. Inoltre, quando rientrò in Italia, era imbalsamato senza che alcuno ne avesse data l’autorizzazione.
Altra stranezza: mancano proprio gli organi vitali del collo, che avrebbero potuto dirimere – analizzando, in primis, l’osso ioide – se ci fosse stato l’impiccamento o se fosse stato simulato.
Il referto della prima autopsia, eseguita a Porto Rico, verrà consegnato solo dopo richieste molto forti, inoltrate da parte della Procura di Bari che sta dimostrando di voler accertare la verità senza accettare compromessi.
I filmati delle telecamere di bordo non furono consegnati e mancarono tutti i riscontri fotografici.
La famiglia di Gessica non accetta le mezze verità e le spiegazioni inverosimili fornite dagli inquirenti intervenuti sul luogo del ritrovamento.
In Italia, il medico legale dr. Pasquale Bacco, incaricato di svolgere una seconda autopsia, osservò sul corpo lividi e graffi. Quei segni descrivevano la dinamica del decesso: “Gessica ha lottato. Ci sono ecchimosi sulle gambe, escoriazioni sul volto. Il nodo della cintura non è coerente con un gesto volontario“, certifica l’anatomo-patologo.
Riferisce il dr. Bacco che i segni asimmetrici, lasciati sul collo, sono in posizione anomala per attribuirli all’ipotesi di impiccagione e lasciano sospettare altre cause di soffocamento meccanico.
Il medico legale ipotizza la possibilità di un gioco erotico finito male, se non di una violenza compiuta da parte di terzi, non ancora emersi dalle indagini.
Le ecchimosi su tutto il corpo denunciano chiaramente una colluttazione con l’assassino che, volontariamente o meno, ne procurava la morte per, poi, inscenare grossolanamente il suicidio.
Ci sono molte versioni, discordanti nella cronologia, tra il ragazzo che la frequentava e i testimoni, anche sanitari, intervenuti successivamente alla scoperta dell’evento.
La Procura di Bari ha subito aperto un’inchiesta e ha avviato una rogatoria internazionale richiedendo tutti i documenti, i filmati e le testimonianze.
Quelle risposte arrivano con esasperante lentezza e poca chiarezza dagli Stati Uniti.
L’esplorazione delle chat del telefono della vittima rivela la presenza di una relazione sentimentale con un ragazzo di lingua italiana che lei accusava di essere stato un po’ troppo focoso, tanto da lasciarle dei lividi.
La sera del decesso Gessica andò a trovare il ragazzo presso la sua cabina, sospettando che fosse in compagnia di un’altra ragazza. Rimase circa 15’ davanti alla sua porta, che non le fu aperta, per poi allontanarsene.
Vera, la persona che, in quel momento, era in compagnia del ragazzo, dopo 10’ che Gessica tornò nella sua cabina, riferisce di aver abbandonato quella stanza. Però, gli orari dichiarati non sono compatibili con i documenti ufficiali che riportano quello dell’avvenuto allarme sanitario.
Interpellato dal programma televisivo ‘Chi l’ha visto’, il ragazzo ha negato di essere stato violento e ha definito “poco profonda” la frequentazione occasionale intrattenuta con la vittima.
I genitori non si vogliono fermare a questi riscontri contraddittori e chiedono visibilità, affinché il caso non venga affossato e dimenticato:
– Gli organi di Gessica dove sono finiti? Cosa avrebbero potuto rivelare sulle cause della sua morte e sui responsabili? Perché le autorità locali non hanno fatto tutto quello che chiarirebbe i contorni nebulosi che tuttora aleggiano sulla vicenda? Perché i video non sono stati consegnati prontamente alle autorità inquirenti italiane? Che motivo c’era di imbalsamare il corpo: quello di zittire le risposte che avrebbe potuto dare?
Assistiamo a casi in cui i confini politici delle nazioni diventano barriere insormontabili che non fanno valicare la verità.
Oggi 1° luglio 2025, alle 14.30, ne parleremo con avvocati ed esperti all’interno della cornice del programma CRIME, su Political TV, trasmesso sul Canale 86 del digitale terrestre.
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