Quando andava in onda l’intervallo

Cari lettori nel precedente articolo mi occupai facendo appello a un caratteristico richiamo estivo, di come questo potesse suscitare emozioni e ricordi. Per chi non lo avesse letto citai il fonema delle cicale ospiti immancabili degli alberi poiché tipiche del periodo in oggetto, con il loro frinire diretto legame alla memoria dunque le sensazioni genuine vissute come fosse un’altra esistenza.

In tema questa volta voglio entrare ancor più a fondo poiché certo che tantissimi di voi allo schermo, conoscano bene quello che una volta era conosciuto come “intervallo.”Andava in onda sui canali della rai con un sottofondo musicale d’eccezione una sonata di Pietro Domenico Paradisi riprodotta magistralmente con l’arpa.

Atmosfere semplici case con mobili antichi color marrone angolo cottura bianco un’unica televisione, dotata di telecomando nel migliore dei casi. Tavolino in vetro oppure al centro del mobile principale nella sala da pranzo come pure in cucina a fare da ornamento,  manicaretti prodotti da nonne meticolose perse tra torte e impasti.

Si rientrava dal mare a sera il nonno seduto davanti al tubo catodico dalla credenza profumo di anguria e pesche sovrapposto a pasta al sugo cucinata con la salsa in scorta, commensale d’eccellenza un piatto di orecchiette fatte a mano la mattina all’alba.

I nonni stanno per cenare la tele è accesa queste fragranze sono parte di un complesso di cose, come pure i vestiti del nonno sempre a calzoni lunghi e camicia con maniche rigirate seppur non troppo. La nonna in vestaglia con cucchiaio di legno  pronta nell’assaporare prima di giungere a tavola. Il ventilatore gira le pagine di un giornale con i programmi tv, scarpe da lavoro ricolme di terra a far da fermo porta. I brontolii prontamente mitigati dall’intervallo, scorrono castelli e città della nostra splendida Italia paesaggi del sud orgoglio infinito.

E’ una magnifica serata di quelle che ricorderemo a vita con grande nostalgia. Momenti che nel tempo ci faranno rimanere a galla alleviando le fatiche quelli che a distanza di decenni sembrano accaduti ieri, circostanze talmente reali che pare chiudendo gli occhi di tastare quegli oggetti presenti annusare persino il dopobarba del nonno. Nella vita ci sono giornate che spesse volte sembrano infinite, queste nonostante la distanza temporale sono davvero eterne.

Si materializza un sentimento indescrivibile a riascolto di quelle melodie oggi reperibili sul web. Lasciate che questi attimi vi curino, quella carezza sia un quadro dell’anima come pure quel piccolo rimprovero per il pallone caduto giù dalle scale sporco di sabbia, mentre visualizzate ancora  cassette audio color arancio appoggiate sul mobile all’ingresso accanto ad un autoradio a manopole; con l’inestinguibile borsa termica rigorosamente rigida con funzione sgabello d’occasione e la cristallina fresca già preparata. Fuori è sera impetuose luci dai balconi fungono da sottile atmosfera alle strade colme di gente, ventagli artistici di ogni tipo la fanno da padrone.

Oggi è passato per chi lo ha vissuto tuttavia a moderna considerazione futurismo allo stato puro. Fanno rientro anche gli zii dopo un anno in fabbrica finalmente in ferie. Amano i paesaggi della terra natia sopratutto questa atmosfera magica oggi praticamente estinta, al tempo motivo fondamentale del loro rientro a casa tuttavia non senza una grande resilienza, frutto di un desiderio immateriale celato in questi ed altri ricordi.

Vincenzo Naturale