Solitamente, si pensa che una lama possa sfregiare. A Bari, accade il contrario: le Lame vengono sfregiate!
L’8 ottobre 2025 il Nucleo di Vigilanza Ambientale Regionale della Puglia è intervenuto – con un sopralluogo da via Mitolo e da via Generale dalla Chiesa, nella Lama Picone e sui misteri che ospita – insieme agli esperti del gruppo Speleologico di Bari del CAI, che ringraziamo sentitamente.
Erano presenti pure gli iscritti del Comitato Bari Verde, quelli dell’Associazione ArcheoClub di Bari, Fronte Verde, Onda Verde Puglia Facciamo Rete, Villaggio del Lavoratore S.Paolo / Stanic, Rete Civica “una Città per Tutti” e dell’associazione Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali, sezione “Nino Lavermicocca”.
Le incognite che aleggiano restano ben conservate nelle mancate risposte dell’Assessore Scaramuzzi e del Sindaco di Bari Leccese, che continuano a eludere le tante interpellanze inoltrate dai Comitati ambientalisti sul danno ambientale ed ecologico, ora perpetrato in quell’area.
La questione riguarda fatti molto gravi, di cui vorremmo parlare con i nostri amministratori, affinché amministrino meglio la città collaborando e rispondendo ai cittadini. Invece, inspiegabilmente non lo fanno.
Il 13 ottobre 2025, alle ore 15, l’assessore Scaramuzzi terrà una diretta sulla sua pagina Facebook, in cui si spera che possa dare risposte esaurienti alla domanda di salubrità a cui l’amministrazione si sta sottraendo da troppo tempo.
Infatti, ci sono delibere che addirittura prevedono già da luglio scorso l’inizio dei lavori nell’area destinata a verde pubblico dal Piano Regionale Generale, che invece sarà devastata da opere edili, tralicci ad altissima tensione prossimi alle abitazioni residenziali di via Mitolo, parcheggi e stazioni di ricarica elettrica (BRT) e stazioni di carburante.
Dalle delibere del Consiglio comunale si contano circa 24.000 mq. persi di Verde pubblico, soltanto in quell’area!
Il tutto, dove indugiavano, da secoli, anche tesori archeologici che ‘ignoti’ hanno devastato.
Il sopralluogo dei due prodighi e alacri agenti del Nucleo di Vigilanza, chiamati mediante apposite missive PEC dai suddetti Comitati e Associazioni, si è sviluppato su 2-3 km. della Lama Picone, la quale ha mostrato tutta la sua ‘ferita ambientale’ già prodotta dalle centinaia, se non migliaia di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, anche tossici, disseminati nei due uliveti e gettati nella fitta vegetazione in un’area che, da lussureggiante, ora appare come una pericolosa discarica nella parte che si protende verso il quartiere di Carbonara, attigua e di fronte all’antica Chiesa ruprestre di Santa Candida. .
Sono stati segnalati pure dei pozzi con presenza di amianto.
Se fosse appiccato un incendio a quella robaccia, la nube tossica invaderebbe tutta la città di Bari con i suoi miasmi, esalati dall’epicentro di Lama Picone e diffusi ovunque nella direzione del vento.
Il quartiere Poggiofranco sarebbe il primo a essere contaminato dai veleni aeriformi. Una novella Seveso.
Oltre ai Comitati e agli Agenti c’erano dei cittadini volenterosi e i giornalisti di Barisera.
Appena scesi dal cancelletto alla strada, sul fondo della Lama, abbiamo percorso una breve salita e abbiamo proseguito sul lato sinistro per costeggiare la parte di muretto a secco che non è andata distrutta.
Scendiamo appena di 5 o 6 metri, poi scarpiniamo un po’ e arriviamo subito nella parte dove c’erano purtroppo le tombe antiche che qualcuno ha divelto e asportato. Da lì, svoltiamo a destra.
Prima c’era un sentiero, che in parte non esiste più. Studi universitari tengono traccia del patrimonio archeologico che è andato perso.
Abbiamo notato anche segnali d’incendio e tracce di ‘movimento terra’ per il materiale di risulta che è stato buttato giù nella Lama, lungo il costone, sicuramente con delle macchine edili.
Non sappiamo ancora chi abbia ordinato di fare quello scempio!
Questo è il terzo anno che le Associazioni, i Comitati ambientalisti e i comuni cittadini di Bari segnalano lo scempio con articoli giornalistici, interrogazioni agli Organi competenti e denunce sporte in Procura. Finora, senza risultati concreti.
Nel frattempo, il Comune, sordo a tutte le suddette interpellanze, prosegue imperterrito con il progetto del BRT e con le stazioni di ricarica elettrica che occuperanno ettari di suolo destinato dal PRG al Verde pubblico.
“L’acronimo BRT indica il sistema di trasporto su gomma (Bus Rapid Transit): una rete di autobus elettrici che viaggeranno su corsie preferenziali dedicate, pensate per offrire un servizio più rapido ed efficiente rispetto al trasporto tradizionale. Il progetto prevede quattro linee circolari, che saranno operative entro il 2026, con l’obiettivo di migliorare la mobilità urbana riducendo congestione e inquinamento”.
Pare che l’amministrazione comunale barese non possedesse i corrispondenti termini, attinti al dizionario della lingua italiana, per descrivere altrettanto efficientemente il sistema di autobus snodabili elettrici, lunghi diciotto metri, che serpeggeranno nelle strade cittadine, tutte rifatte e depauperate di migliaia di posti di parcheggio per le auto, al fine di realizzare corsie preferenziali destinate alle quattro linee (Blu, Rossa, Verde e Lilla, oltre a una possibile ‘Verde rinforzata’ ulteriore) su cui si articolerà il nuovo Servizio. Perciò, sfruttando l’ampia conoscenza della lingua anglosassone degli amministratori, questi hanno sfoggiato la dizione xenofila che fa capire ai cittadini sicuramente qualcosa in meno della locuzione più concisa e autoctona: ‘Autobus elettrici’!
Speriamo che non si vergognino, pure di essere italiani, coloro che hanno fatto questa grande pensata.
In prima battuta, il costo dell’operazione è stato stimato nell’importo complessivo di €.159.171.170,07, che dovrebbe essere finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU – Trasporto Rapido di Massa – Misura M2C2 – Inv 4.2 del PNRR.
Per una tradizione tutta italica (anche quando viene declinata in versione anglofona) i preventivi risultano, poi, spesso raddoppiati o triplicati, per effetto di malvezzi e sotterfugi, tanto per essere prudenti, anche se la Procura si è espressa recentemente in termini di accuse più pesanti.
L’Assessore Scaramuzzi dichiara che questa implementazione, nel servizio di trasporto pubblico, “sarà più sostenibile”. Questa sarà tra le prime domande che gli rivolgeremo il 13 ottobre: in che modo si concretizzerà la sostenibilità comparata tra il nuovo e il vecchio servizio? Che studi scientifici sono stati pubblicati sull’argomento? Che contropartita avrà la presunta neo-sostenibilità?
Per carità, nessuno vuole fermare il progresso tecnologico e la soluzione degli annosi difetti di viabilità e di trasporto pubblico di Bari, affetto da problemi atavici e strutturali, ma questo non deve avvenire a scapito della salute pubblica, che è in stretta correlazione con la quota di VERDE PUBBLICO di cui si compone l’urbanistica della città.
Ricordiamo lo studio scientifico che ha misurato il danno dell’impatto ambientale sulla salute dei cittadini, arrecato dall’oltraggio al verde pubblico.
Il cittadino barese, che già ora può disporre solo di un decimo della media nazionale di verde pro-capite, sta perdendo un altro polmone verde salvifico!
Si stima che la rinuncia al 5% di verde pubblico causi la morte di quasi 5.000 abitanti all’anno!
«La Commissione Economica per l’Europa, delle Nazioni Unite, (UNECE) raccomanda l’adozione della strategia del 3-30-300 che consiste nel raggiungimento di tre obiettivi minimi specifici: 3 alberi visibili da ogni casa, scuola o luogo di lavoro, 30% di copertura arborea in ogni quartiere e 300 metri di distanza massima della propria abitazione da un parco o da spazio verde pubblico».
«Ogni aumento del 5% della copertura arborea potrebbe potenzialmente prevenire 4.727 morti premature legate all’inquinamento atmosferico ogni anno nei 744 centri urbani europei, presi come campione».
I cittadini di Bari propongano ai loro amministratori di incrementare il verde pubblico almeno del 10%, avvicinandosi doverosamente alla media nazionale. Ci ‘regaleranno’, per un altro anno, ‘la vita di diecimila nostri nonni’, che non moriranno per merito del beneficio della prevenzione, raccomandata dalle Nazioni Unite!
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