Venne ucciso, per vendetta a seguito di una precedente rapina, con almeno 7 colpi di pistola calibro 9X21 (ma ne furono esplosi 11) all’interno di una sala slot di Gioia del Colle in provincia di Bari. Ad agire un killer che, per nascondere il volto, indossava una maschera teatrale in silicone. Il fatto avvenne la sera del 19 febbraio 2016. La vittima si chiamava Cosimo Meligrana.
Per quel delitto, aggravato dalle modalità mafiose, oggi i carabinieri del Comando Provinciale del capoluogo pugliese hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di otto persone, accusate, a vario titolo, dei delitti di ‘omicidio premeditato in concorso’ e ‘rapina a mano armata’, aggravati dalle modalità mafiose.
Le indagini, coordinate dalla Dda e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, sono state supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Cinque misure dispongono l’arresto in carcere e tre ai domiciliari. Gli indizi raccolti vengono ritenuti gravi.
Tra le persone arrestate e coinvolte direttamente nel delitto ci sono presunti appartenenti al clan Di Cosola, attivo sul territorio di Bari e provincia. All’epoca l’organizzazione era impegnata nella guerra di mafia con membri del clan Strisciuglio. Gli esponenti del clan Di Cosola sarebbero stati costretti in quel periodo ad abbandonare il quartiere San Pio alla periferia di Bari e a trovare riparo in provincia, a Gioia del Colle zona di residenza di uno degli indagati, ritenuto un noto narcotrafficante. Questi però, essendo stato vittima l’anno prima di una rapina a mano armata e di lesioni personali, anche quello un raid punitivo, offrì loro una sistemazione logistica, sostanze stupefacenti ed armi da fuoco, ottenendo in cambio l’impegno, portato a termine, di eliminare Cosimo Meligrana. Cosa che poi avvenne il 19 febbraio.
L’omicidio era stato pianificato per il giorno prima ma all’ultimo momento non fu portato a termine a causa di un incidente stradale. Infatti nel provvedimento è contemplata l’accusa di tentato omicidio. L’indagine ha consentito di documentare la responsabilità di uno degli indagati che, in concorso con la vittima, nell’agosto 2015 sarebbe stato protagonista di una rapina a mano armata e di lesioni personali ai danni del presunto mandante dell’omicidio.
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