Essi imperversano nelle strade delle principali città italiane intersecando, ormai in modo preponderante, il traffico veicolare e quello pedonale.
Le forme di possesso di questi mezzi vanno dalla proprietà privata, acquisita mediante l’acquisto, e il noleggio (sharing).
Devono circolare su strade urbane a velocità limitata a 50 km/h, possono transitare su piste ciclabili e in zone pedonali (ove consentito), ma non più sui marciapiedi, a una velocità massima di 20 km/h sulle piste ciclabili e di 6 km/h sulle piste pedonali, dove è permesso espressamente dal regolamento comunale.
Dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) rispettare le regole di parcheggio in stalli entro aree designate e mai sostare selvaggiamente nei parcheggi, come avviene sovente.
Non dovrebbero sfrecciare sui marciapiedi e nelle gallerie.
Sappiamo che, invece, molti di coloro che ne usufruiscono fanno tutto ciò che non si dovrebbe, perché il controllo è quasi inesistente e sicuramente è insufficiente a consentire una convivenza sicura tra loro e gli altri veicoli circolanti.
I più comuni, che si vedono in giro sbattuti indisciplinatamente senza ritegno, sono in noleggio, rintracciati su Google Maps o attraverso apposite APP (Applicazioni digitali sul telefonino) le quali forniscono la posizione dei mezzi disponibili a distanze più prossime all’area di ricerca. Sono messi a disposizione dalle aziende convenzionate con i Comuni, quali BIRD, BIT MOBILITY, TIER, ecc.
Le città più popolose, che ne fanno uso, sono Milano, Roma, Firenze, Torino, Bologna, Napoli, Genova, Bari, Verona, Venezia (Mestre) e alcune altre.
In Italia ne circola un numero di almeno centomila, di cui la maggior parte è in sharing.
I conducenti dovrebbero indossare un casco omologato secondo la norma UNI EN 1078 o UNI EN 1080, di loro proprietà, ma non si vede quasi nessuno che lo inforchi. Viaggiano spesso in due e talvolta in tre persone. Questo è vietato.
Sfruttando l’agilità connaturata con il mezzo, intrepidi maleducati alla loro guida, spesso passano con il semaforo rosso e parlano al telefono facendo manovre acrobatiche alla guida, mentre sono in marcia.
Rispetto a un’urbanistica ordinata su corsie composte, essi corrispondono all’invasione biblica delle cicale di antica memoria. Eppure, persone ligie che ne fanno un uso responsabile, riferiscono che il loro uso ha introdotto una rivoluzione epocale nella mobilità urbana, tale da rendere più fluido e meno intasato il traffico veicolare e accorciare di parecchio la somma dei tempi di spostamento tra le varie componenti in cui è strutturata l’architettura della città, tra Park&Ride, mezzi di trasporto pubblico e monopattini a noleggio.
Sono, altresì, prescritte disposizioni di sicurezza per questi mezzi a cui è imposta la dotazione della targa, degli indicatori di direzione a norma, di luci anteriori e posteriori, freni su entrambe le loro minuscole ruote, dispositivi catarifrangenti normati, luce di stop e avvisatore acustico. Devono essere pure coperti dall’assicurazione RC.
Sono dei veicoli elettrici, di potenza non superiore ai 500 Watt. Semplicemente, non sono dotati di sedile come i ciclomotori. I loro piloti, però non sempre si adeguano a tutte le prescrizioni, rischiando sanzioni che vanno dai €.50 ai €.400 per le infrazioni più gravi.
Quali sono le regole di Parcheggio?
La sosta è rigorosamente vietata sui marciapiedi (salvo per le aree riservate)!
I velocipedi devono essere parcheggiati negli appositi stalli o nelle zone indicate dal Comune, per evitarne la rimozione e l’applicazione di sanzioni anche salate.
Questo è un punto dolente, soprattutto nelle città meridionali come Napoli e Bari.
L’istituzione di questa forma agile di trasporto pubblico è sicuramente utile allo snellimento del traffico della circolazione veicolare e alla salvaguardia complessiva dei centri urbani.
Il problema, come sempre avviene nelle società più assortite, non sta nella tipologia del mezzo di trasporto, ma nella maniera in cui dovrebbero essere rispettate le norme e come, invece, vengono utilizzate le infrastrutture e i servizi.
Assistiamo quotidianamente all’inciviltà di taluni utenti, soprattutto giovanissimi ma non solo, che abbandonano questi piccoli velocipedi per strada, sui marciapiedi, nelle proprietà private e nei loro giardini.
Essi diventano grossi ingombri quando sono lasciati all’incuria sprezzante di chi confida nell’impunità.
È ormai un triste paesaggio urbano quello di metropoli imperlate da sudici monopattini reclinati in ogni dove: buttati per strada a occupare i posti delle automobili, sulle strisce pedonali, nel mezzo dei marciapiedi, adagiati alle siepi o abbandonati a terra con disprezzo per la circolazione pedonale e veicolare. Arrecano, così, un notevole degrado della qualità della vita nell’economia cittadina.
Si registra soprattutto uno scarso riguardo verso il pedone che transita su marciapiedi disseminati di ‘deiezioni a rotelle’ depositate in una discarica selvaggia da chi, nella sua mente, non ha un domani e soprattutto intende infelicitare quello del prossimo.
[L’immagine di copertina è stata creata con Gemini AI, come sua libera interpretazione delle parole contenute nel testo]
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
