Platee ampie e platee ridotte

“L’AFFARE VIVALDI” – con la direzione di Federico Maria Sardelli – è un’iniziativa concertistica che si ispira al testo del Direttore, edito da Sellerio. Essa concerne, in forma di ‘Reading’, un’antologia specialistica dell’opera del grande compositore Antonio Vivaldi.

Si presenta come un’offerta culturale imperdibile. Ma, non per tutti.

Lo spettacolo consegnerà alla platea la produzione barocca dell’autore, rimasta per molto tempo confinata nelle biblioteche dell’aristocrazia dell’epoca che fungeva spesso da mecenate, in qualità di proprietaria.

La messa in scena dell’8 marzo 2026, presso l’artisticamente munifico Teatro Van Westerhout alle ore 19.15, ha l’orgoglio di divulgare la componente meno conosciuta del repertorio del celebre musicista, più famoso per i primi quattro concerti solistici, per violino, dell’opera “Il cimento dell’armonia e dell’inventione”, conosciuti con il titolo “Le quattro stagioni”. 

La rappresentazione è importante, non solo per la narrazione e per la drammaturgia con la firma del prolifico direttore, ma anche per un sontuoso convegno di valentissimi orchestrali, tra cui la decana della “Viola da gamba” Bettina Hoffmann, che si esibirà al violoncello.

Questa musicista, tedesca di nascita e naturalizzata italiana, nel suo vasto curriculum artistico riporta essere anche l’autrice del famoso “Metodo in musica. L’arte di suonare la Viola da gamba”, autentico ‘abbecedario’ per gli allievi neofiti del romantico strumento ad arco, risalente al 1500.

È docente di ‘viola da gamba’ al Conservatorio «Giovanni Battista Martini» di Bologna e docente di ‘viola da gamba e di musica d’insieme antica’ alla Scuola di Musica di Fiesole.

Insomma, per chi ama lasciarsi ammantare dalle inebrianti armonie di epoche passate, intrise di suggestioni attuali, questo appuntamento si delinea irrinunciabile.

 

Anche noi di BariSera non ce lo saremmo mai voluto perdere se, all’atto della prenotazione di un singolo posto per un giornalista della nostra Redazione, richiesta nella serata del 4 marzo 2026, non ci fossimo sentiti rispondere dall’amministrazione organizzativa “Purtroppo, non sono disponibili posti per il concerto in oggetto, né accreditabili né acquistabili. La limitata capienza del teatro van Westerhout e l’imminenza del concerto rende quasi scontata tale situazione”.

Il motivo del gentile rifiuto sarebbe ascrivibile alla ridotta platea del teatro e all’intempestività della prenotazione.

 

Una premessa ironica è d’obbligo e ai sagaci lettori del nostro giornale non mancherà di coglierne il senso: “A noi, che siamo diventati nonni, non sfugge la predisposizione a cogliere ‘la nota stonata’ in un concerto di discolpe, da parte dei nipotini”!

Quando si potrebbe motivare una risposta sinteticamente, ma ci si profonde in troppe spiegazioni con un tono pure motteggiante, si comincia a esplorare anche in altre direzioni per far ‘quadrare il cerchio’.

Se poi quel ‘nonno’ qualche volta fa anche il giornalista d’inchiesta, ci vuole veramente poco a verificare la veridicità di un’affermazione ingenua e la sua eventuale coerenza complessiva.

Per noi, del mestiere, due scuse fanno un pretesto!

È bastato perlustrare il sito, utilizzato per la vendita dei biglietti dello spettacolo, per scoprire facilmente che, invece, i posti c’erano ed erano ancora in vendita nel tardo pomeriggio del giorno dopo.

Sarebbe bastato dichiarare sinceramente che la Stampa, accompagnata dall’apposito accredito, non era gradita oppure che semplicemente non era stata contemplata e che, per lecite ragioni economiche, chiunque si sarebbe giustamente potuto ancora prenotare ‘a pagamento’.

L’avremmo accettato con la massima comprensione verso chi mostri l’umiltà di ammettere i propri limiti legittimi. Ognuno sa i fatti suoi! Su questi ultimi anche noi giornalisti non indaghiamo. Ma, così ingenui non siamo. Piuttosto, accettiamo seraficamente, con deontologica benevolenza, lo strepito conseguente del ‘nipotino smascherato’.

I colleghi di famosi programmi televisivi, del tipo: ‘Striscia la notizia’, sono abituati anche a qualcosa di più.

 

Ribadiamo che il prezzo del biglietto d’ingresso vale (almeno, se non di più) tutto il valore del concerto e che, se non ci fosse stata la ‘piccola bugia’ di disdegno nei nostri confronti, l’avremmo pagato volentieri per l’onore di scriverne e anche per il gusto di assistervi, affascinati.

Quindi, per questa volta, non potremo porgere, nella nostra vasta platea, ai tanti (e culturalmente aitanti) nostri affezionati lettori l’editoriale post-concerto che ci ripromettevamo di pubblicare per condividerne i meriti preannunciati.

 [in copertina, la disponibilità residua di posti, pur limitata, risultante alle ore 18.56 del 5 marzo 2026]