L’Oculistica a Bari è un miraggio!

Non si tratta di una visione artefatta nel deserto, ma di un depistaggio sistematico e reiterato negli anni dalla cartellonistica assente, quando non è addirittura fuorviante, all’interno del Policlinico di Bari.

Per fortuna o per scelta politica gli appositi cartelli di indicazione, che dovrebbero orientare i pazienti tra le varie cliniche ospitate nel quartiere sanitario, sono stati sostituiti da autentici cartelloni umani.

Questi gentili addetti in uniforme, dislocati ai vari angoli della viabilità interna al suddetto presidio, suppliscono ai cartelli stradali. In altri poli analoghi, le segnalazioni orientate sono poste opportunamente negli snodi viari che articolano l’accesso alle varie specializzazioni mediche.

Rintracciare la clinica Oculistica nel Policlinico di Bari equivale a una caccia al tesoro: serve un grande impegno nel districarsi in un percorso a ostacoli tra cliniche apocrife, viaggi della speranza in ascensori dalla destinazione improbabile, inevitabili patemi d’animo quando, arrivati alla destinazione annunciata, come nel gioco dell’oca, un avviso poco visibile emette la condanna: torna alla prima casella!

Si viene dirottati dalla clinica Oculistica, individuata in un caseggiato contrassegnato da quell’insegna, verso quella Pediatrica (non si capisce cosa c’entri, visto che non tutti i pazienti oftalmici sono bambini).

Da lì si viene sviati alla sua destra per accedere a una palazzina dove indicazioni mendaci guidano al terzo piano verso il reparto di Ortottica.

Mal gliene incolse a colui che, giuntovi, si trova un cartello che gli dichiara il trasferimento di quel reparto al piano terra, da dove si è partiti.

L’inizio del gioco ricomincia senza la speranza di farcela, a meno di un aiuto esterno, inaspettato quanto salvifico.

La situazione delle altre cliniche non è migliore. Sembra fatto apposta per lasciare i malati in imbarazzo. Ormai si sa che si deve arrivare almeno mezz’ora prima dell’appuntamento prenotato per cercare di ammortizzare tutti quei rallentamenti.

Al piano terra, un malcapitato che ha tribolato prima di un altro, potrebbe indicargli un uscio nascosto, mascherato da una vetrata opaca recante un’etichetta troppo piccola per risultare visibile oltre un muretto distanziatore, provvidenziale alla riuscita di un gioco perverso.

Dopo tale periplo, si riesce a farsi aprire la porta del reparto agognato.

Quando si varca la fatidica ‘porta alchemica’, nonostante i mitici segni ermetici che la occultano, si viene alfine sopraffatti da una soddisfazione glorificatrice.

Abbiamo superato ‘la prova del cretino’ anche questa volta!

È un test di intelligenza, in positivo, per chi riesce a superare i tranelli logistici e la toponomastica ingannevole disseminata.

Un tributo all’intelligenza, in negativo, va all’apparato organizzativo di quel Dedalo che ha architettato tanto capolavoro labirintico, su commissione di un novello Direttore sanitario: il Dottor ‘Minosse’.

Sono riusciti a complicare quanto sarebbe stato facilmente risolvibile applicando un semplice cartello di indicazione!

Si sa che la semplicità non è appannaggio delle istituzioni ospedaliere, già tartassate da questioni poco attinenti alla Sanità, come è accaduto a ridosso di un’epoca triste per l’assistenza medica, conosciuta come “Era Emiliano”. Almeno, così era. Non sappiamo come sarà con l’avvento di Decaro alla guida della Regione Puglia.

Un plauso, bisogna concederlo all’equipe medica, una volta raggiunta con tanta difficoltà, per la sua cortesia e per l’accuratezza diagnostica profuse.

Non tutto va secondo i piani del diavolo, anche quando ci mette lo zampino logistico fino alle spalle.