Legalità che si fa coscienza: a Terlizzi il ricordo di Michele Fazio diventa impegno vivo

TERLIZZI – “Il silenzio di mille cuori fa più rumore di una bomba”. Non è solo una frase, ma l’immagine che ha dato forma e profondità all’incontro svoltosi questa mattina presso il Polo Liceale di Terlizzi, dove la memoria di Michele Fazio ha smesso di appartenere alla cronaca per trasformarsi in responsabilità condivisa.

L’iniziativa, inserita nel percorso educativo dedicato alla legalità e nel mese della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, ha visto protagonisti gli studenti, chiamati a confrontarsi con una testimonianza diretta, autentica, difficile da dimenticare. Ospiti dell’assemblea, Lella e Pinuccio Fazio hanno portato nella scuola non solo il ricordo del figlio, ma una scelta di vita maturata nel dolore e nella dignità.

Accanto a loro, la Dirigente Scolastica Anna Maria Allegretta e la docente Franca Maria Lorusso, insieme ai rappresentanti d’istituto Alessandro Aloia, Alessandro Giannatasio, Mattia Gesmundo e Maria Gesmundo, promotori di un evento che ha trasformato l’istituto in un luogo di cittadinanza attiva, dove la partecipazione non è rimasta teoria, ma si è fatta presenza consapevole.

A colpire, più di ogni altra cosa, è stata la risposta degli studenti, quasi mille ragazzi raccolti in un silenzio carico di significato, lontano da ogni formalità. Un silenzio che ascolta, che accoglie, che interroga. Un silenzio che diventa già scelta.

Il Sindaco De Chirico ha sottolineato proprio questo aspetto, riconoscendo nella comunità terlizzese una maturità civile tutt’altro che scontata. Ha parlato di orgoglio, ma anche di responsabilità collettiva, ricordando che appuntamenti come questo non nascono per caso: richiedono cura, impegno e una rete viva fatta di scuola, istituzioni, associazioni e cittadini.

Poi, le parole dei genitori di Michele. Parole che non cercano effetti, ma arrivano dritte. Raccontano un vuoto che non si colma, un posto a tavola che resta lì, a parlare ogni giorno. Eppure, dentro quel vuoto, c’è una scelta precisa: non cedere alla chiusura, non lasciare che la violenza abbia l’ultima parola.

Michele Fazio aveva sedici anni quando fu ucciso a Bari Vecchia da un proiettile vagante durante uno scontro tra clan. Una morte assurda, che avrebbe potuto spegnersi nel dolore privato. Invece, da venticinque anni, i suoi genitori hanno deciso di trasformarla in testimonianza, portando la sua storia nelle scuole, tra i giovani, lì dove il futuro prende forma.

 

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