Il destino delle agende rosse!

Pare che le agende di colore rosso siano particolarmente ambite dai ladri e dalle spie!

“L’agenda rossa del giudice Paolo Borsellino, in cui annotava i fatti più salienti, le circostanze acquisite durante le indagini più spinose e le considerazioni più personali e sensibili, sparì il 19 luglio 1992 dalla sua auto, dopo la strage in cui perì. Alcune inchieste adombrarono la responsabilità della sua sparizione nei servizi segreti e nella CIA.”

Questa è la triste recente storia italiana di mafia sui delitti e la regia stragista.

 

Per coincidenza, anche l’agenda di un nostro giornalista, sparita al termine di un’assemblea condominiale, è di colore rosso e conteneva informazioni riservate su un’inchiesta, in corso, sulla mafia e informazioni personali particolarmente sensibili.

Al di là della combinazione cromatica fortuita dei due autentici archivi fascicolati, riservati, caratterizzata dal loro trafugamento, questa Redazione non si arroga meriti autoreferenziali del calibro del magistrato ucciso in via D’Amelio. Nel nostro piccolo facciamo il possibile, anche rischiando in termini personali, per dare un’informazione giornalistica degna di questo nome e mai asservita ai centri di potere criminali, economici o politici.

Il nostro faro è l’articolo 21 della Costituzione italiana, che garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. È considerato uno dei pilastri fondamentali della democrazia ed è applicabile alla Stampa e a tutti i cittadini, estendendosi anche al mondo digitale e a internet.

 

Perché l’Informazione rispetti questo pilastro di democrazia, i riferimenti individuali delle fonti giornalistiche e dei collaboratori, che si espongono al rischio di intimidazioni e ritorsioni pesanti, devono essere protetti e tutelati dall’anonimato per assicurarne l’incolumità, la serenità e il prosieguo dell’attività d’inchiesta.

 

L’episodio nostrano, dai risvolti pericolosi, è accaduto in un condominio di via Lucarelli, a Bari, nel civilissimo quartiere Poggiofranco.

Durante un’assemblea condominiale, il 4 giugno 2026 è stata trafugata l’agenda del nostro corrispondente (regolarmente iscritto all’Ordine dei giornalisti della Puglia), impegnato in una delicata inchiesta sulla mafia per un’emittente televisiva. È bastato non sorvegliare quel plico, in forma di agenda, per quattro o cinque minuti perché sparisse! Dopo quei pochi minuti il giornalista ritornava nel luogo dove l’aveva lasciata, alla presenza dei condomini in assemblea e, fatta una rapida ricognizione del luogo, ne constatasse l’avvenuto furto e l’assenza dei condomini intervenuti.

Ci si chiede perché il proprietario non l’avesse tenuta serrata sotto il braccio, a prova di ladro, nel momento in cui potesse essere stato colto da un breve bisogno d’aria o un piccolo malore: forse perché si sentiva a ‘casa sua’ e non avrebbe immaginato lontanamente che un condomino ardisse a tradirlo in quel modo sfacciato, oppure perché i toni particolarmente esacerbati di talune dispute ai ferri corti’, chiamate impropriamente adunanze condominiali, sortiscono l’effetto dell’annebbiamento dei sensi, con un conseguente stordimento temporaneo e l conseguente bisogno di una boccata d’aria.

Il fatto in parola, oltre a essere odioso per la natura vigliacca del gesto torbido di un furto perpetrato con lo sciacallaggio della ‘mano morta’, che agisce nell’ombra di un momento di mancata sorveglianza, è pure più subdolo della rapina, che contempla un confronto umano, per quanto delinquenziale, tra la vittima e il fuorilegge. Il ladro di informazioni è stato, invece, un meschino che si è appropriato delle cose degli altri approfittando di non essere visto, perché non ha il coraggio di esporsi, al contrario dei nostri giornalisti.

Non è una novità: da sempre ci sono persone che costruiscono un mondo migliore e altra gente che non sa far altro che disfarlo.

Si è trattato sicuramente di uno dei condòmini che ha avuto accesso alla saletta condominiale proprio al termine dell’assemblea di scala, alle ore 20 circa. Ha avuto pochissimi minuti di tempo, prima che il legittimo proprietario ritornasse a recuperarla e ne verificasse la sparizione, dopo un’attenta ricognizione.

Si è intessuto un thriller, su un caso efferato, tra le mura pertinenziali della propria casa!

Se, tra i nostri lettori, ci fosse qualche ‘detective’ che ha informazioni concrete, utili al ritrovamento della preziosa agenda, contatti pure la Redazione all’indirizzo: redazione@barisera.it.

 

Il ladro poteva essere stato presente all’assemblea oppure potrebbe essere entrato appositamente, subito dopo, dalla porta che accede alla saletta dall’autorimessa condominiale oppure dalla porta che, dalla saletta, accede alla sala del bruciatore del riscaldamento centralizzato.

Se fosse stato uno dei 10 partecipanti all’assemblea si potrebbe ipotizzare l’espressione di un dispetto infantile per frustrazione assembleare.

Esaminiamo il caso in cui non si trattasse di un partecipante ma di un altro, venuto appositamente.

In quel limitato lasso di tempo, la saletta è rimasta disponibile al transito di condomini che potevano avere accesso o dall’autorimessa, chiusa da cancelli, o dal vano ‘Centrale termica’. Entrambi gli accessi sono esclusivamente disponibili ai soli condomini. Perciò uno, o più, di loro è il colpevole del furto.

Ma se così fosse, per aspettare la fine dell’assemblea, accertarsi della presenza ‘succulenta’ e sparire con il maltolto attraverso il condotto del bruciatore, con la celere furtività di un topo di fogna che svolge il lavoro sporco in soli 5 minuti (fino alla ritorno del giornalista), non è sufficiente il movente del ‘terrorismo goliardico-vandalico’. Ci vuole la scaltrezza di una spia o di un criminale incallito, un sicario professionista che sa muoversi per carpire informazioni riservate.

 

Alcuni testimoni presenti riferiscono di aver visto l’agenda, sotto al berretto del giornalista, ancora allorquando, lasciando la saletta condominiale, rimanevano soltanto due condomini.

 

Dopo che sono andati via anche quegli ultimi due, agenda e berretto sarebbero rimasti sulla sedia, precedentemente occupata dal proprietario, che è rientrato subito dopo per recuperarli, senza fortuna.

La Polizia giudiziaria sta conducendo le indagini, a seguito di immediata querela, anche per proteggere quelle fonti giornalistiche secretate e per assicurare l’incolumità dei testimoni.

 

L’amministratore, se avrà voluto aiutare a risolvere felicemente l’evento, deve aver consegnato subito alla parte lesa e alle autorità inquirenti i filmati del giorno dalle 19.30 alle 20.15 affinché si possa risalire al o ai colpevoli, come richiesto nell’atto di denuncia e nella raccomandata inviatagli subito.

In ogni caso, spetterà all’Autorità giudiziaria il compito di impedire ai condomini, da ora in poi, l’accesso alla saletta condominiale dalla sala della centrale termica per prevenire, in futuro, altri delitti quali: furti, vandalismo, violazione della privacy e le fattispecie di reato implicate in questo evento.

 

I filmati delle telecamere scompariranno dopo una settimana, quando le immagini saranno ricoperte dalle attuali.

Se la Polizia giudiziaria saprà, come non dubitiamo, fare bene il proprio lavoro nel rispetto dell’art.21 della Costituzione italiana, per salvaguardare la libertà di stampa e preservare le persone coinvolte da rischi di minacce future, acquisirà e visionerà le immagini delle telecamere condominiali, interrogherà gli indiziati e rintraccerà il furbastro, da 4 soldi, che usciva per ultimo dalla saletta condominiale.

Se non ci sarà traccia di quella presenza, dai filmati prodotti sul versante garage, dovrà indagare sulla spia che, provenendo dai portoni, si addentrò nei locali tecnici per rubare e rientrò da lì, subito dopo, con l’evidente intenzione di appropriarsi delle informazioni e non già di transitare verso il garage!

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