Il Rigoletto, un dramma attuale

Il 4 agosto 2026, nell’Anfiteatro Belvedere di Conversano (Ba), è andata in scena la riedizione con una rivisitazione moderna del Rigoletto di Giuseppe Verdi.

L’opera lirica debuttò al Teatro La Fenice di Venezia, nel 1851, e fu ambientata a Mantova nel XVI secolo.

L’intreccio è articolato sul tentativo di vendetta di Rigoletto (il sagace giullare di corte) sul potente (il libertino Duca di Mantova) per avergli sedotto la figlia Gilda.

La rivalsa del Buffone, però, si ritorce su di lui per effetto della maledizione del Duca di Monterone deriso da Rigoletto. Quest’ultimo era dedito a schernire i cortigiani e i nobili di corte nel momento in cui venivano colpiti dalla sregolatezza dell’aristocratico di Mantova, che si divertiva a insidiare le loro figlie e mogli.

L’epilogo beffardo, che interviene al III e ultimo atto dell’Opera, vede la morte di Gilda che immola la propria vita per amore del Duca di Mantova, del quale si innamora dopo essere stata sedotta da lui. La giovane rimane accoltellata proprio dal sicario Sparafucile, assoldato dal padre.

La morale, sottesa alla trama, biasima l’uso spericolato di sentimenti vendicativi che si ritorcono sempre verso chi li coltiva e li perpetra con la violenza.

Essa è in linea con la cultura dell’epoca, segnata da un diffuso fatalismo, antitetico al ‘Libero arbitrio’, intesa a deresponsabilizzare le persone sulle conseguenze del proprio comportamento, imputate più al destino che alle colpe individuali.

La recita esordisce con scene licenziose che ambientano le centinaia di spettatori presenti all’atmosfera carnascialesca della trama, animata da cortigiane discinte.

Quelle signore venivano accompagnate da cortigiani dediti alle scene scabrose che solitamente pulsavano nelle corti dei Ducati dell’epoca.

Il tutto si svolge senza farsi mancare l’esibizione di palpeggiamenti espliciti e di giochi erotici simulati.

 

La cornice teatrale è stata impostata dalla regia, in chiave minimalista, con un solo arco scenografico, disposto sul proscenio, che centra la visione interpretativa del pubblico sull’Alto Rinascimento all’insorgere dell’imminente stile Barocco: un unico elemento simbolico del Periodo, dello Stile architettonico e del Contesto sociologico.

La location è risultata particolarmente felice, all’interno del lussureggiante sfondo arboreo del parco in cui è incastonato l’Anfiteatro, anche per quel venticello che ha deliziato gli astanti di una provvidenziale frescura, in un periodo meteorologico particolarmente rovente.

I possenti pini secolari, di specie diverse, hanno avuto il merito di calare l’immedesimazione del pubblico in un realismo suggestivo e coinvolgente, come se si stesse vivendo veramente quei fatti e come se ognuno fosse parte della scena, a margine di un paesaggio silvestre.

L’orchestra sinfonica federiciana, diretta dal M.o Benedetto Grillo, dà il via alla rappresentazione emergendo sonoramente da un ‘Golfo mistico’ improvvisato, anteposto alla platea e disposto sullo stesso livello per ragioni ambientali.

Ricordiamo che non si tratta di un Teatro, ma di un’ubicazione estemporanea ricavata nella Villa di Conversano deputata a estendere le delizie dell’Opera lirica a un pubblico allargato.

Sono intervenuti molti residenti e tanti turisti, anche di lingua straniera.

 

Le scene incalzano con fervore antico e una direzione moderna, quasi sfrontata. La musica svolge il filo conduttore della narrazione come se fosse un personaggio discreto, ma sempre presente, mai invadente sul bel canto delle voci dei tenori, baritoni, bassi, soprani e mezzosoprani impegnati.

Il racconto è movimentato da una sceneggiatura teatrale vivace, a tratti turbolenta, in linea con il libretto di Francesco Maria Piave.

Le voci si innalzano cristalline, con uno spessore lirico e una purezza timbrica che non avrebbe sfigurato sui palchi più blasonati. Quasi tutte le parole cantate risultano perfettamente intelleggibili, conferendo chiarezza alla narrazione.

Il dramma si sviluppa sul tema commovente dell’amore paterno di Rigoletto, ferito dalla presunta maledizione e dalla malasorte che raggiunge gli amori impossibili.

Il pathos raggiunge il climax nel momento del rapimento della figlia amata. Esso si libra sulle note inebrianti dei duetti entusiasmanti, vocalizzati da Gilda e dal padre in perfetta sincronia, che compongono delle arie veramente esaltanti al ritmo serrato da ‘marcia trionfale’, nello stile passionale delle musiche di Verdi.

Le armonie dipanano la potenza sinestetica – tipica del compositore – della puntualità nel seguire i conflitti interiori con toni musicali incalzanti, introduttivi alle emozioni che contraddistinguono l’intera trilogia popolare del celebre autore.

Famosa è l’aria: “La donna è mobile”, che introduce alla visione misogina del Duca di Mantova circa l’incostanza e la volubilità femminile, paragonata a “piuma al vento”.

La canzone “Bella figlia dell’amore” è un capolavoro di psicologia che traccia la lusinga conquistatrice del Duca di Mantova, rivolta a Maddalena, sorella di Sparafucile.

Ella ne disprezza il valore e ne contesta l’autenticità, conoscendo il personaggio che è preda del suo ruolo di donnaiolo e ammaliatore.

Gilda assiste alla scena di corteggiamento e interviene con angoscia, ferita dalla gelosia, dando spunto e istigando la furia protettiva e vendicatrice del padre.

Tutti e quattro i profili introspettivi sono magistralmente contenuti in quest’unico brano!

Il regista Gianluigi Belsito azzarda, in questa scena, una modalità coraggiosa delineando un quadro circostanziato attraverso la simulazione di una scena di sesso tra il duca di Mantova e Maddalena congelando, in un fotogramma, l’intero ‘Film’ che si immagina ascoltando quel canto.

L’orchestra si è dimostrata all’altezza della situazione, senza il minimo cedimento.

La regia non avrebbe potuto sforzarsi di più per veicolare il messaggio antico in chiave moderna, anche attraverso i costumi di scena, descrivendo il costume culturale di un’umanità squallida, soprattutto quando è nelle vesti dei potenti, allora come ora.

La scenografia è stata curata nei particolari, anche raffigurando l’imminente temporale, inscenato nella storia, con dei lampi psichedelici emessi dai fari proiettati sul palco. Si è notata un’impercettibile intempestività dei primi lampi, rispetto all’insorgenza della precipitazione temporalesca, ma è stato veramente difficile trovare delle smagliature nella messa in scena del melodramma.

 

Altra considerazione, a latere, consiste nel prezzo del biglietto non proprio popolare, ma che non ha scalfito l’interesse suscitato.

Questa serata è stata la degna conclusione della rassegna: ‘Bandalarga Puglia Festival 2026’, di Conversano, organizzata dall’Associazione musicale “G. Ligonzo” di Conversano, avviata il 28 giugno 2026 e conclusa magistralmente con il Rigoletto nel centro cittadino di questa fervida città pugliese.