Molfetta, ritrovato il borsello dello studente palestinese: decisivo l’appello sui social

MOLFETTA – È arrivato il lieto fine nella storia di Fares Alfarra, lo studente palestinese di 21 anni, originario di Gaza e iscritto a Scienze politiche all’Università di Bari, che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello per ritrovare il borsello dimenticato su un treno.

Il giovane ha annunciato il ritrovamento attraverso una story pubblicata su Instagram, ringraziando tutte le persone che, dopo aver letto il suo appello, si sono mobilitate per aiutarlo.

Il borsello era stato smarrito domenica 27 settembre a bordo di un Intercity partito da Bologna e diretto verso Lecce. Fares si era accorto della sua assenza subito dopo essere sceso alla stazione di Molfetta, città nella quale vive. Da quel momento erano iniziate le ricerche.

Quello che inizialmente poteva sembrare lo smarrimento di un semplice oggetto personale aveva però per il giovane un peso per i suoi familiari ancora bloccati a Gaza: la madre, il padre e il fratellino. Per questo il ritrovamento era diventato una questione urgente e delicata molto più grande. Nel borsello, infatti, oltre a circa 250 euro, al power bank e al caricatore del telefono, c’erano il permesso di soggiorno e altri documenti fondamentali.

Documenti che, per Fares, rappresentano soprattutto la possibilità di aiutare i suoi familiari ancora bloccati a Gaza: la madre, il padre e il fratellino. Per questo il ritrovamento era diventato una questione urgente e delicatissima.

Le prime ricerche non avevano dato risultati. Poi l’appello ha iniziato a circolare sempre di più, rilanciato sui social network e da diversi siti di informazione.

Alla fine, il borsello è stato ritrovato e si trova ora nelle mani dei Carabinieri. Fares dovrà recarsi a recuperarlo insieme a uno dei referenti del progetto che lo ha accompagnato nel suo percorso verso l’Italia.

Resta adesso da verificare che all’interno ci sia ancora tutto. La speranza dello studente è soprattutto di recuperare i documenti necessari per poter procedere con le pratiche che potrebbero consentire ai suoi familiari di raggiungerlo.

«Non sono stato solo in questa ricerca», ha raccontato Fares, sottolineando il sostegno ricevuto durante questi giorni. Un ringraziamento particolare è stato rivolto ad Anna Giada Altomare, responsabile del progetto Fiori dai Cannoni, e a tutto il team, che lo hanno affiancato concretamente nella ricerca.

È proprio attraverso Fiori dai Cannoni che Fares ha potuto raggiungere Bari. Il programma sostiene gli studenti palestinesi vincitori di borse di studio nelle università italiane e favorisce l’accesso a corridoi umanitari.

La vicenda del borsello ha inoltre riunito attorno allo studente una rete spontanea di solidarietà. Tra coloro che si sono mobilitati ci sono anche i colleghi scrittori della casa editrice Another Coffee Stories, mentre l’Università di Bari si è attivata fornendo indicazioni sulle procedure da seguire nel caso fosse stato necessario rifare rapidamente i documenti.

Fares, che ha raccontato la propria esperienza nel libro I didn’t die – A true story from Gaza, ha voluto rivolgere un pensiero anche a tutte le persone che hanno condiviso i suoi video e il suo appello, a chi gli ha scritto e a chi gli ha semplicemente inviato una parola di incoraggiamento.

«Non mi avete lasciato solo», è il senso del suo messaggio.

La grande forza di una comunità, capace di stringersi attorno a chi chiede aiuto.

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