Giuditta D’Elia, la studentessa universitaria di 26 anni, accerchiata e picchiata brutalmente lo scorso 23 luglio nel parco pubblico ‘Rossani’ di Bari da una decina di persone, tra le quali soprattutto donne, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il video dell’episodio cruento. La violenza cieca (strattonamenti, trascinamenti, calci e pugni) nei suoi confronti le causò ecchimosi e traumi al viso agli occhi (con infrazione della parete oculare) e la frattura scomposta del naso per una prognosi di 40 giorni. Una donna di 32 anni, A.M., custode dei bagni pubblici, dipendente di una ditta che gestisce l’appalto concesso dal Comune, è stata arrestata una decina di giorni dopo e si trova ai domiciliari. Nei suoi confronti la sezione gip-gup del tribunale (il giudice Francesco Vittorio Rinaldi) ha disposto il giudizio immediato. Il 4 novembre inizierà il processo a suo carico davanti al giudice monocratico del tribunale Alessandro Lenoci (Prima sezione penale) a meno che la difesa non chieda il rito abbreviato. La donna è accusata di lesioni personali aggravate in concorso con più persone. La giovane studentessa, che stava attraversando il parco e si trovava impegnata in una telefonata, fu schizzata ripetutamente di acqua da parte di alcuni bambini, tra i quali ci sarebbe stata anche la figlia della custode: il suo rimprovero e il tentativo di riacciuffare la minorenne che continuava a spruzzarla con un fucile ad acqua, avrebbe scatenato la violenza inconsulta di diversi adulti (numerose donne).
Stando a quello che si intuisce nel video gli uomini presenti all’inizio non intervennero in modo deciso, poi bloccarono le donne che altrimenti avrebbero continuato nella violenza. “La responsabilità – scrive Giuditta D’Elia nel post che accompagna il video – soggiace nel non piegarsi alle ingiustizie, è così che girando la testa uno schizzo d’acqua diventa questo. Il modello educativo genitoriale non può e non deve sparire, i nostri figli vanno oggi giorno educati alla violenza in un senso bilaterale: devono essere educati non solo in quanto parte attiva (non fare violenza), ma, devono essere educati anche in quanto parte passiva nel caso in cui si trovassero a subirla, nel caso in cui si trovassero al mio posto. Preferisco rompermi la testa – scrive – piuttosto che girarla: l’abuso di potere, l’unione che fa la forza ma solo per fare male, la violenza in ogni sua forma mi causeranno per sempre un viso e un cuore sanguinante”.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
