La musica italiana conquista il pubblico svizzero in una serata dedicata a una delle voci più amate della storia della lirica. L’11 ottobre 2026, la Victoria Hall di Ginevra ha accolto a piena capienza l’Orchestra Filarmonica Pugliese per “Hommage à Luciano”, il concerto in memoria di Luciano Pavarotti che ha visto sul podio Plácido Domingo, protagonista di una carriera internazionale legata anche alla straordinaria esperienza dei Tre Tenori. Il risultato è stato un appuntamento di grande richiamo, concluso tra applausi prolungati e richieste di bis.
Per la compagine pugliese, riconosciuta dal Ministero della Cultura, l’esibizione ha rappresentato un’importante occasione di visibilità internazionale. Sotto la direzione di Domingo, l’orchestra ha accompagnato un programma pensato per ripercorrere le diverse anime del repertorio caro a Pavarotti, mettendo insieme opera, musica sinfonica e canzone d’autore. Sul palco, accanto al direttore, sono saliti il tenore Vittorio Grigolo e il soprano armeno Varduhi Khachatryan, interpreti di una serata costruita attorno alla forza espressiva della voce e alla ricchezza della tradizione musicale italiana.
L’iniziativa, inserita nel programma del Geneva Festival 2026 e co-organizzata dalla Società Italiana di Musica da Camera, ha alternato celebri pagine operistiche a brani entrati nella memoria collettiva. La prima parte ha accompagnato il pubblico attraverso le atmosfere di Gaetano Donizetti e Giacomo Puccini, con musiche tratte da L’elisir d’amore, tra cui la celebre aria Una furtiva lagrima, e da Tosca, con E lucevan le stelle, Vissi d’arte e O soave fanciulla. A completare il percorso, l’intenso intermezzo sinfonico di Manon Lescaut, esempio della capacità della musica orchestrale di evocare emozioni anche senza il supporto della parola.
Nella seconda parte, il concerto ha allargato lo sguardo verso il repertorio che ha reso Pavarotti un interprete capace di raggiungere pubblici molto diversi da quello tradizionale dell’opera. Da My Way di Frank Sinatra a Summertime di George Gershwin, il programma ha attraversato generi e stili, per poi tornare alle grandi melodie italiane con Caruso, Non ti scordar di me e il celebre canto napoletano ’O sole mio. Una selezione che ha restituito il profilo di un artista capace di portare la lirica oltre i suoi confini abituali, avvicinandola alla canzone popolare e alla cultura internazionale.
Un capitolo speciale è stato riservato alla Puglia, terra d’origine dell’Orchestra Filarmonica Pugliese, attraverso tre riferimenti musicali e culturali particolarmente significativi. Il primo è stato l’intermezzo di Cavalleria rusticana, composto da Pietro Mascagni durante il periodo trascorso a Cerignola, dove il musicista livornese dirigeva la banda locale. La sua presenza nel programma ha richiamato una pagina importante della storia musicale del territorio, testimoniando il rapporto tra la regione e personalità che hanno contribuito allo sviluppo della cultura musicale italiana.
Spazio anche a Nino Rota, figura di primo piano della composizione e della musica per il cinema, il cui legame con Bari è stato segnato dalla direzione del conservatorio cittadino. L’esecuzione di Amarcord, legata all’omonimo film di Federico Fellini, ha portato sul palco le atmosfere della celebre pellicola, intrecciando memoria cinematografica e tradizione musicale. A chiudere questo omaggio alle radici pugliesi è arrivato Nel blu dipinto di blu, il brano con cui Domenico Modugno, nato a Polignano a Mare, conquistò il Festival di Sanremo nel 1958, diventando una delle voci più riconoscibili della canzone italiana nel mondo.
Il finale ha riservato ulteriori emozioni. Tra le richieste del pubblico, Varduhi Khachatryan ha interpretato O mio babbino caro da Gianni Schicchi di Puccini, mentre Vittorio Grigolo ha affrontato Nessun dorma, l’aria di Turandot divenuta uno dei simboli del repertorio tenorile. Le due esibizioni hanno suscitato nuove manifestazioni di entusiasmo in sala. La serata si è conclusa con un momento corale sulle note di Libiamo ne’ lieti calici da La traviata di Giuseppe Verdi, con Grigolo e Khachatryan accompagnati dall’orchestra sotto la direzione di Domingo.
Per l’Orchestra Filarmonica Pugliese si tratta del secondo appuntamento di rilievo a Ginevra nel corso del 2026, dopo l’esecuzione dei Carmina Burana di Carl Orff, proposta il 26 maggio. Due occasioni che consolidano la presenza della formazione nel panorama concertistico internazionale e rafforzano il percorso di promozione della cultura pugliese attraverso la musica.
Negli ultimi anni l’OFP ha portato il proprio repertorio in importanti contesti europei, dal Mozarteum di Salisburgo nel 2023 all’Epidaurus Cavtat Festival di Dubrovnik nel 2024, fino alla partecipazione alla stagione dei Berliner Philharmoniker con il debutto alla Philharmonie di Berlino nello stesso anno. Nel 2025 è arrivata anche l’esibizione al Quirinale nell’ambito delle iniziative per l’Anno Giubilare.
La tappa ginevrina aggiunge un nuovo capitolo a questo itinerario, mostrando come una formazione nata in Puglia possa diventare veicolo di un patrimonio musicale che appartiene all’intero Paese. L’omaggio a Pavarotti ha assunto così un significato che va oltre la celebrazione di un grande interprete: attraverso le opere, le melodie popolari e i richiami al territorio, il concerto ha raccontato una parte dell’identità culturale italiana, trovando nel pubblico internazionale un interlocutore partecipe.
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