La strage dei treni del 12 luglio 2016: l’intervista esclusiva a Pasquale Petrarolo, capotreno per 36 anni su quella linea

Una lunga intervista esclusiva rilasciata al Presidente dell’Associazione di Impegno Civico “Io Ci Sono!” Savino Montaruli, da Pasquale Petrarolo, per 36 anni operatore dipendente di Ferrotramviaria prima come manovratore nella stazione di Barletta Scalo e poi come capotreno sulla linea Barletta-Centrale/Bari-Centrale.

Una testimonianza drammatica con rivelazioni che potrebbero dar vita ad una profonda revisione di giudizio da parte di chi avrebbe potuto non tenere conto dei carichi di lavoro cui erano sottoposti coloro che alla fine sono rimasti gli unici a pagare per tutti ma anche di tanti aspetti tecnici che avrebbero fortemente inciso sull’accaduto.

L’intervista raccolta dal Presidente/giornalista Montaruli contiene dei tratti di grandissimo interesse, che dovrebbero anche essere considerati nella formulazione del “giudizio finale”.

Una cosa emerge con chiarezza dalle parole di Petrarolo: con diverse modalità operative e con tutti gli accorgimenti che, nel tempo, sarebbero venuti meno a causa di decisioni anch’esse attenzionate nel servizio, quella strage avrebbe potuto essere evitata e le Comunità non starebbero ancora oggi a piangere le 23 vittime ed i 58 passeggeri rimasti feriti nell’incidente al chilometro 51 della linea ferroviaria a binario unico Bari–Barletta (tratta Andria–Corato).

“Su quel treno avrei potuto trovarmi io stesso – dichiara Petrarolo che è andato in quiescenza dal 2015, quindi l’anno prima dell’incidente ferroviario.  Molte volte ho ripensato a questo ed ho anche riflettuto molto su cosa avrei potuto fare di più anche nella mia veste di allora sindacalista, seppur di un piccolo sindacato. L’errore umano c’è stato e non lo si può negare. Ma quanto hanno inciso quelle condizioni di pressione e di tensione psicologica su quei comportamenti?”.

“Con questa mia intervista spero di aver dato un contributo per chiarire aspetti che, probabilmente, ad oggi sono stati poco considerati o valutati o forse addirittura completamente ignorati. Non lo sappiamo. Ciò che sicuramente sappiamo è che, come raccontai a Sky TG24 in quelle ore drammatiche, tutti sono arrivati in ritardo. Un ritardo che ha purtroppo contribuito a quella strage che avrebbe potuto essere evitata se solo la sicurezza, in tutti i sensi, fosse stata messa al primo posto. Questo non è accaduto” – conclude Montaruli Savino ricordando anche la lotta che i familiari delle vittime continuano a portare avanti, come nel caso dell’instancabile Anna Aloysi dell’Associazione “Associazione Anna Aloysi incidente ferroviario Andria Corato 12 luglio 2016”.

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