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Dress code e borsiste, a giudizio l’ex giudice Bellomo. Revocati gli arresti domiciliari

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Il gup del Tribunale di Bari Annachiara Mastrorilli ha rinviato a giudizio l’ex giudice del Consiglio di Stato Francesco Bellomo per il reato di atti persecutori (riqualificato rispetto all’originaria accusa di maltrattamenti) su due donne, ex borsiste della sua scuola di Formazione per la preparazione al concorso in magistratura ‘Diritto e scienza’, alle quali avrebbe imposto anche dress code. Il processo inizierà il 3 dicembre 2020 dinanzi al Tribunale monocratico.Il gup ha accolto l’istanza dei difensori di Bellomo, sostituendo la misura degli arresti domiciliari con quella meno afflittiva del divieto di avvicinamento. Il giudice, come già avevano fatto il Riesame e la Corte di Cassazione in fase cautelare, ha riqualificato in violenza privata l’accusa di estorsione contestata a Bellomo e ha dichiarato il non luogo a procedere per questo reato per intervenuta prescrizione. L’accusa era relativa ad un episodio del 2011 ai danni di un’altra ex corsista, per averla costretta a lasciare il lavoro in una emittente locale. Il gup del Tribunale di Bari Annachiara Mastrorilli ha accolto l’istanza dei difensori di Bellomo, sostituendo la misura cautelare degli arresti domiciliari con quella meno afflittiva del divieto di avvicinamento. Nell’ambito di questo procedimento, coordinato dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dalla pm Daniela Chimienti, Bellomo era stato arrestato la prima volta l’8 luglio 2019. Venti giorni dopo il Tribunale del Riesame aveva revocato la misura cautelare disponendo l’interdizione per dodici mesi. La Procura aveva poi impugnato e dopo la pronuncia favorevole della Cassazione, nuovi giudici del Tribunale della Libertà di Bari, il 10 luglio scorso, avevano ripristinato la misura degli arresti domiciliari, oggi revocata

“Casomai la ‘persecuzione amorosa’ l’ho subita io”, ha dichiarato Francesco Bellomo, dopo la revoca degli arresti domiciliari. “Scriverò romanzi – annuncia – anche perché di cose da dire ne ho tante su questa storia che non ho detto e prima o poi dovrò farlo. C’è molto di più, molto di più e di peggio”. “Io ora sono concentrato sui procedimenti, mi interessa quello” dice Bellomo parlando del suo futuro e della possibilità di tornare a insegnare. “E poi scrivo libri, lo pubblicherò a breve, completo la trilogia perché ho fatto un sistema di penale, uno di amministrativo e ora lo completo con civile. Ho scritto 2500 pagine, più i processi, ho meno tempo adesso di quando lavoravo”. Sul suo incarico al Consiglio di Stato, “spero di tornarci” dice, ricordando che “pende un ricorso al Tar del Lazio contro il mio licenziamento” e evidenziando che le accuse di calunnia e minacce a Giuseppe Conte nel procedimento disciplinare “non esistono”.

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