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“La mia vita di ricercatore precario a caccia di tumori e di virus”

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Da Bari negli Usa, ritorno in Italia, a Roma, e di nuovo oltre oceano, a Boston, per studiare e fare ricerca, per dare un importante contributo a scoperte essenziali per salvare vite umane. Ora nuovamente nella città natale, Bari, ed un lavoro, da ricercatore precario, a Castellana Grotte nel prestigioso Irccs “de Bellis”. E’, in estrema sintesi, il lungo viaggio che un laureato barese in Biologia molecolare ha vissuto e vive, sulla sua pelle, dal post laurea ad oggi, per accumulare anni di importanti esperienze nel settore della ricerca medico-scientifica. Oggi sta studiando per capire come “sconfiggere” gli attacchi di virus e cellule tumorali. Una ricerca che potrebbe tornare utile persino contro il Covid-19.

Il ricercatore si chiama Roberto Negro, ha 39 anni, si è laureato all’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari in Scienze biologiche, con una tesi del Dipartimento di Biochimica e Biologia molecolare che gli ha consentito di ottenere il primo dottorato di ricerca all’Università barese, grazie alla quale ha lavorato nel dipartimento di Biologia e biochimica medica del Policlinico di Bari. Una parte dello stesso programma lo ha poi svolto alla Michigan State University. Ha dimostrato da subito competenza e professionalità insieme con la preparazione universitaria tanto da essere chiamato a Roma e poi a Boston. Proprio qui, dove è stato all’Harvard University per sette anni, ha iniziato un importante studio che ora ha trasferito all’Irccs “de Bellis” di Castellana Grotte.

Una ricerca che è incentrata, come spiega in esclusiva a “Bariseranews”, «sui meccanismi di base che portano ai processi di infiammazione. Con i miei colleghi, di varie parti del mondo, abbiamo rivolto le nostre attenzioni al sistema immunitario per capire come questo si attiva in risposta ai patogeni. All’Irccs di Castellana sto collegando queste conoscenze, già acquisite, sui tumori. Più in particolare – aggiunge il dottor Negro – cerco di analizzare le relazioni tra sistema immunitario con infiammazione e insorgenza di tumori gastrici o comunque dell’apparato digerente».

Il dottor Negro è stato l’unico ricercatore italiano ad aver partecipato allo studio, ancora in corso negli Usa, e che potrebbe aver aperto la strada ad una soluzione contro il Covid-19. La ricerca pubblicata sulla rivista “Science” mira a «far luce sui meccanismi molecolari e cellulari di base, non ancora chiari in quanto molto complessi, che si attivano di fronte ad un ‘attacco’ patogeno da parte di un virus o un batterio. Abbiamo studiato le proteine coinvolte nella risposta infiammatoria e quali sono le molecole ‘bersaglio’ per bloccare il virus – spiega il ricercatore barese – Spesso questi patogeni, questi virus, riescono a bypassare il nostro sistema immunitario e quindi a far insorgere una patologia. Conoscere passo passo quali sono queste proteine e molecole coinvolte che possono difendere il nostro organismo potrebbe portare a sviluppare studi terapeutici per targhettare le molecole ‘bersaglio’. A Boston ci siamo concentrati sulla ricerca delle molecole ‘chiave’ coinvolte proprio facendo chiarezza sui meccanismi che stanno alla base».

Lo studio “americano” riguarda in generale il modo con cui i virus attaccano il nostro organismo e l’insorgere di una malattia virale, oltre che batterica. Un metodo utilizzato, meglio “sfruttato”, dai virus dell’influenza. Ma c’è di più. «Il coronavirus o Sars-CoV-2 è un virus Rna, la stessa tipologia dei virus dell’influenza per cui, presumibilmente, utilizza lo stesso meccanismo del virus dell’influenza per ‘attaccare’ il nostro organismo. Avendo scoperto che il virus dell’influenza sfrutta determinati meccanismi cellulari per potersi propagare in altre cellule ed espandersi sino a far insorgere la patologia ne consegue che il nostro studio è utile pure per approfondire le conoscenze sul covid-19, tant’è che a Boston ora si sta sfruttando la ricerca, che ho dovuto lasciare, in tale direzione».

A Castellana Grotte, nel centro specializzato in gastroenterologia, il dottor Roberto Negro ha avviato uno studio sui tumori dell’apparato digerente partendo proprio dalle conoscenze acquisite sul sistema immunitario. «Il processo di infiammazione che si scatena quando è “attaccato” da un virus è lo stesso quando è presente una o più cellule tumorali. Quando il sistema immunitario è troppo attivo c’è il rovescio della medaglia per cui l’organismo reagisce provocando infiammazioni croniche non causate da un agente patogeno, per cui ci sono malattie autoimmuni. Il sistema immunitario dovrebbe agire sempre in maniera equilibrata. Da un lato deve risponde agli “insulti” esterni dall’altro non deve esagerare, altrimenti si crea una serie di complicazioni tra cui l’insorgenza dei tumori. Purtroppo invece di fronte a tumori e metastasi accade che l’equilibrio salta. Sto studiando quelle molecole che sono abbondanti in caso di tumore e che portano ad una attivazione non voluta del sistema immunitario. Il sistema immunitario attivato in maniera troppo energica consente al tumore di propagarsi o di formare metastasi. Le molecole arrivano ad amplificare l’azione del sistema immunitario in maniera non voluta, e questo è dannoso perché fa progredire il tumore che si nutre del nostro sistema immunitario. Accade in pratica che quando nel nostro organismo arriva un virus il nostro organismo sviluppa molecole di difesa. Il problema è che pure il virus e la cellula cancerogena, per propagarsi, “sfruttano” le stesse molecole che il nostro sistema immunitario utilizza per difendersi. Più il sistema immunitario produce molecole di difesa più il virus o il cancro si espande nell’organismo. Basterebbe trovare il modo per rafforzare queste molecole per poter arginare il “pericolo” dei virus o di un tumore. Quindi potenzialmente andando a sviluppare terapie contro le proteine da noi scoperte come utili in tal senso potrebbero ridurre l’efficienza del virus o di un tumore».

All’Irccs di Castellana, la cui direzione scientifica è curata dal professor Gianluigi Giannelli, il ricercatore biologo Negro è arrivato da pochi mesi e dice di trovarsi bene. Tiene poi ad aggiungere che «la ricerca italiana e pugliese non hanno nulla da invidiare a quella mondiale. La nostra preparazione universitaria è pari a quella di altri Stati del mondo. L’ho potuto constatare personalmente avendo potuto lavorare con colleghi di tutto il mondo oltre che di altre regioni d’Italia». Qualche anno fa lo stesso ricercatore barese volle ringraziare pubblicamente attraverso i media l’Università di Bari per la preparazione ricevuta e continua a riconoscere con elogio tale prestigio e valore, al pari di quanto convengono altre Università quando un eccellenza, come il dottor Roberto Negro, mostra tutta la propria validità nel campo in cui si è formato professionalmente tra passione e grandi sacrifici.

Sono forse proprio queste le caratteristiche che consentono di poter lavorare in luoghi e a progetti pregevoli a quanti, con lunghi anni di precariato, si sacrificano con la consapevolezza di dare importanti contributi alla scienza ed all’umanità. Vale la pena sottolineare che dopo circa 15 anni di lavoro precario, viaggi e trasferimenti, con famiglia al seguito dove possibile, il dottor Negro ad oggi non ha ancora un “posto fisso”. Eppure nonostante la precarietà ad ogni nuovo progetto mette cuore, testa, conoscenza, sapere e impegno come fosse il primo. Ogni volta, consapevole di dover far fronte, per il suo lavoro, a difficoltà soprattutto legate alla mancanza di mezzi economici e di apparecchi più che all’avanguardia perché qui «in Italia la ricerca non è trattata come in altri Stati del mondo». Difficoltà non da poco. Per la ricerca sono invece necessari più fondi perché spesso i budget sono troppo limitati e persino modesti per poter proseguire con ulteriori approfondimenti che potrebbero portare verso chissà quali eccezionali risultati. Da alcuni anni, ad onor del vero, stiamo assistendo a grandi cambiamenti in tal senso, ma non basta. E’ necessario investire di più, quanto meno per far sì che le nostre eccellenze restino qui o ritornino nella nostra-loro terra.

Per tutti, comunque, è innegabile, c’è una certezza: si parte con un bagaglio culturale e professionale molto ricco e si ritorna con lo stesso ma arricchito di tanto di più proprio grazie agli studi e al nostro modo di essere.

Anna Caiati

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