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In Puglia si torna a scuola a…. volontà. La scelta di Emiliano scontenta e scatena tutti

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E così, alla fine, si torna a scuola in presenza. Ieri sera il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha firmato l’ordinanza con cui la Puglia (zona arancione) si adegua a quanto previsto dal nuovo Dpcm sul contenimento del Covid, rimandando in classe a partire da oggi fino al 3 dicembre i ragazzi delle scuole elementari e medie.

Ma c’è un ma. Nell’ordinanza Emiliano ha provato a tenere contenti tutti, finendo per scontentare almeno la maggioranza del mondo scolastico. I genitori, infatti, possono inoltrare ai dirigenti scolastici una richiesta (vincolante e inappellabile) per far sì che i figli continuino a seguire le lezioni con la didattica a distanza, con assenze giustificate direttamente dal provvedimento regionale.

Insomma, Emiliano ha per una sera svestito i panni del governatore decisionista, per vestire quelli di Ponzio Pilato. Formalmente, la Regione Puglia si è adeguata alla  sentenza del Tar di Bari di ieri, che ha sospeso la sua l’ordinanza del 28 ottobre sulla chiusura delle scuole (eccezion fatta per laboratori e studenti Bes), ma di fatto il principio dell’uniformità didattica da garantire a tutti gli alunni è crollato a colpi di burocrazia e giochi linguistici.

«Non c’era soluzione peggiore di quella adottata da Emiliano con l’ordinanza 413 – emanata in risposta a due contrapposte ordinanze dei TAR Puglia di Bari e di Lecce – per districare l’intricata posizione in cui la Regione Puglia si è autonomamente infilata a causa di discutibilissime decisioni adottate unilateralmente». A tuonare sono Pino Gesmundo e Claudio Menga, segretari generali di Cgil Puglia e Flc Cgil Puglia, che sferrano l’attacco a Emiliano. 

«L’ordinanza 413, nel disporre le regole sulla scuola e sul diritto allo studio in Puglia, di fatto trasforma la scuola statale del primo ciclo di istruzione in un servizio della pubblica amministrazione erogato a semplice domanda individuale relativamente alla possibilità di fruirne nella modalità della didattica in presenza o a distanza», continuano i due segretari generali.

L’aspetto più grave e preoccupante dell’ordinanza, però, è che essa pone nei fatti una scelta fra diritto all’istruzione e diritto alla salute, scaricando la responsabilità esclusivamente sui genitori. Una dicotomia che somiglia tanto a quella fra lavoro e salute emersa negli anni intorno al problema dell’Ilva di Taranto e su cui Emiliano (di questo gli va dato atto) è sempre stato chiaro: scegliere non è un’opzione. Dover decidere se restare sani ma con un’istruzione lacunosa o formare la coscienza mettendo a repentaglio la salute è una chiara ammissione del fatto che la scuola sia un luogo insicuro. Non perché fra i banchi si rischi di contagiarsi, ma perché se qualcuno a scuola arriva già contagiato (in Puglia registrati 417 studenti e 151 docenti positivi, 286 scuole toccate dal Covid prima della chiusura) si dovrebbe mettere in moto l’immane meccanismo del contact tracing e dei tamponi a tappeto, a ritmi che la Puglia ha dimostrato di non poter sostenere. 

La vera domanda è: cosa si è fatto per evitare di arrivare dopo appena un mese di scuola a dover chiudere tutto e tornare in Dad? Trasporti e implementazione dell’organico (quest’ultimo tema è il principale vulnus della gestione della pandemia da parte del Ministero dell’istruzione) sono argomenti finiti in secondo piano durante tutta l’estate, quando lo sterile dibattito politico ha preferito concentrarsi sull’altrettanto sterile questione dei banchi a rotelle.

Inquadrando il problema, Gesmundo e Menga parlano di «Contrapposizione che, nell’ordinanza 413, si viene a delineare tra “diritto allo studio” e “diritto alla salute”. Se “nessuno potrà essere obbligato ad andare a scuola in presenza” e se “tutti avranno diritto a richiedere la didattica a distanza per tutelare la propria salute” allora è evidente che, nella interpretazione dell’ordinanza 413, la tutela della salute si esercita non migliorando l’efficienza del sistema dei trasporti scolastici regionali e le performance del sistema sanitario regionale ma semplicemente eliminando l’obbligo di presenza scolastica proprio nella scuola del obbligo. Le scelte politiche di Emiliano, in questa fase di esordio di una giunta ancora inesistente, stanno amplificando logiche politiche divisive, incapaci di fare sintesi politica a livello regionale».

Duro è anche l’attacco della professoressa Patrizia Rossini, dirigente scolastico del comprensivo Japigia 1-Verga, che sui social scrive: «Quando i genitori vorrebbero decidere il quando e il come ho sempre risposto che questo non è un supermercato. Da oggi lo è. Anni di pedagogia, di didattica, di sperimentazione, di lotta alla dispersione, anni a combattere per far comprendere il valore della scuola e della cultura, andati in fumo. Trattati come soldatini della peggiore plastica. Tremo pensando alle ripercussioni che tutto questo avrà. Nel frattempo di sabato, alle 6,45 sono già al lavoro e, oltre a dover emanare determine per isolamenti fiduciari di nuovi casi positivi, dovrò convocare gli staff delle due scuole e dare indicazioni sul da farsi».

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