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Il diritto, l’opportunità e….la moglie di Cesare

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La nomina di Anita Maurodinoia ad assessora ai trasporti del secondo governo Emiliano, ha provocato numerose reazioni e in qualche caso fibrillazioni all’interno della sinistra che ha appoggiato l’ex magistrato alle ultime elezioni. Fermo restando che la nomina è legittima, nel senso che tecnicamente era possibile effettuarla pur di fronte allo status di imputata per corruzione della neo assessora che attende il giudizio dal 2017 e che nel frattempo ha vinto due elezioni, qualche considerazione si impone facendo due premesse. La prima e’ che nessuno più di noi e’ garantista e quindi fino al terzo grado di giudizio ogni imputato deve essere considerato innocente. La seconda è che la legittimazione popolare, il voto anche cospicuo come quello ricevuto dalla Maurodinoia non equivale all’assoluzione o comunque non può prescindere dalla valutazione che il giudizio penale spetta solo alla magistratura che dispone di mezzi d’indagine che il comune elettore non ha. Del resto, ma non è il caso in questione, molto spesso si scopre che candidati supervotati ricevono il consenso da ambienti compromessi con la malavita se non addirittura mafiosi. Nella vita di tutti i giorni, nelle azioni che compiamo, esercitiamo il diritto ma anche l’opportunità. Quante volte non facciamo qualcosa non perché ce lo vieta la legge, ma per ragioni di opportunità? Ecco, esistono quindi il diritto e l’opportunità, opportunità che avrebbe dovuto indurre Michele Emiliano e la stessa Maurodinoia a fare scelte diverse soprattutto in un momento come questo caratterizzato da una forte sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Al posto della Maurodinoia avremmo fatto due cose semplicissime: rimesso la delega ricevuta nelle stesse mani del presidente e dato mandato ai legali di chiedere un giudizio più celere sulle vicende per cui è imputata, annunciando di rinunciare ad eventuali assoluzioni per decorrenza dei termini. Avremmo quindi chiesto al governatore, di riottenere quelle deleghe dopo aver ottenuto l’assoluzione in aula. Nei panni di Emiliano avremmo soprasseduto a quella nomina, magari dando continuità pro tempore all’assessore uscente Giovanni Giannini fino alla risoluzione completa della vicenda personale della Maurodinoia. Esattamente come fece con lo stesso Giannini, da cui accetto’ le dimissioni nel momento in cui fu indagato, per poi restituirgli le stesse deleghe un’ora dopo il suo proscioglimento. Si dice che in politica bisogna essere come la moglie di Cesare: sarebbe stata questa una bella occasione per il presidente Emiliano e per Anita Maurodinoia di dare una salutare lezione di etica politica.

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