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Scommette e vince, ma non può incassare. La storia di Alberto beffato dal Covid

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Taluni provvedimenti contenuti nei vari Dpcm emanati nel tempo, nati per preservare giustamente la salute pubblica, hanno dei risvolti strani, non sempre previsti dal legislatore, e creano situazioni spiacevoli per i cittadini.

 Un esempio può essere quello legato al mondo delle scommesse sportive. Come si sa, con assoluto buonsenso tali attività sono state nuovamente chiuse il 6 novembre scorso, in piena seconda ondata di contagi da Coronavirus. La finalità è stata quella di evitare assembramenti, e questo spiega il prolungamento della misura fino al 15 gennaio prossimo, deciso dal governo.

Chi, però, ha giocato una schedina nei giorni precedenti, e magari l’ha anche vinta, si trova nell’impossibilità di incassare il denaro.

È il caso di Alberto, 35 anni, barese: “Mi sembra una situazione assurda quella che sto vivendo. Mi sono recato più volte nel punto vendita nel quale ho giocato il sistema vincente, che rimane aperto, come tabaccheria, e mi è stato sempre negato il pagamento, adducendo motivazioni legate alle decisioni governative. Per fortuna, si tratta di una somma relativamente bassa, un’ottantina di euro. Ma, date le difficoltà del momento, questi soldi avrei voluto utilizzarli per i regali di Natale. Non oso immaginare cosa pensa chi ha vinto cifre più sostanziose, e non viene pagato.”

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