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Deposito scorie nucleari, Altamura e Gravina tra le potenziali candidate: reazioni rabbiose. E c’è il precedente Jupiter

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Un’eventualità che fa discutere e che tante polemiche – miste ad indignazione – sta suscitando. Le città di Altamura e Gravina, come reso noto nelle scorse ore dalla Sogin (società di gestione degli impianti nucleari), figurano tra le 67 aree ritenute potenzialmente idonee, in tutto il territorio italiano, a poter ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Nulla c’è di definitivo e tutto potrebbe essere ribaltato, anche la possibilità che si punti effettivamente sulla Puglia, anche se nessuno ha intenzione di sottovalutare la situazione. E, pur trattandosi di paesi della provincia barese, eventuali spirali negative coinvolgerebbero inevitabilmente il capoluogo pugliese: Bari, dopotutto, dista 43 km dalla città del pane e 57 da quella che ha come santi patroni Filippo Neri e Michele Arcangelo. Ed è il punto di riferimento di un’intera area metropolitana (e non solo). Senza dimenticare come entrambi i centri abitativi rientrino in quella immensa risorsa naturale che poi è il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, istituito nel 2004.

PRECEDENTI DA GUERRA FREDDA. Da sempre le discussioni sull’importanza dell’uso del nucleare fanno discutere: utile da un lato per l’energia, tristemente dannoso dall’altro. In alcuni paesi, come la Francia, alcune basi hanno resistito ben oltre la fine della Guerra Fredda. Ma nella memoria collettiva sono ben presenti i disastri di Fukushima in Giappone nel 2011 e soprattutto quelli – ahinoi più celebri – legati a Chernobyl del 1986: intere aree urbane evacuate poi diventate città fantasma, aria irrespirabile, impennata di tumori tra gli indigeni e scorie propagate tramite il vento ed altri agenti atmosferici in gran parte dell’Europa. E la Puglia, che oggi fa dello sviluppo sostenibile e della tutela dell’ambiente i suoi principali punti di battaglia, ha recitato un ruolo non di secondo piano nel secolo scorso. Correva esattamente la prima metà degli anni sessanta, con le basi Jupiter installate proprio in alcuni di quei centri che oggi potrebbero (condizionale, ripetiamo, d’obbligo) tornare protagonisti: Altamura e Gravina (con territorio di Quasano), ma anche Gioia del Colle ed Acquaviva delle Fonti. Nell’ottobre del 1961 alcune delle basi (i missili, naturalmente, erano dotati di Bomba H) furono colpite quattro testate nucleari da fulmini, e in due casi venne attivato il processo fisico-chimico preliminare all’esplosione, poi fortunatamente mai verificatasi. Il tutto rientrava in una serie di accordi con gli Stati Uniti, stipulati nel 1959, a patto che la notizia non venisse divulgata. Ma non tutti erano totalmente ignari rispetto a quello che poteva accadere.

NO, FRONTE COMUNE. “In termini ambientali, il nostro territorio ha già dato”. Deve avere buona memoria storica a tal proposito Alesio Valente, sindaco di Gravina e uno dei tanti che si sono espressi sull’argomento. “È per noi una doccia gelata: le istituzioni locali sin qui non erano mai state interpellate. Lo saranno, a quanto pare, solo a partire dai prossimi giorni, dopo la pubblicazione ufficiale della mappa dei siti potenziali. Non c’è spazio per trattative o valutazioni. Lo dico subito: la nostra risposta sarà un no secco e fermo. Niente e nessuno può farci cambiare idea rispetto a quella contrarietà già espressa in consiglio comunale nel 2015 e poi ancora nel 2016 insieme ad altri Comuni ragionando in un’ottica territoriale più ampia, perché è chiaro che si tratta di una scelta che riguarda un territorio intero”. A fargli eco anche la prima cittadina di Altamura, Rosa Melodia che, oltre a ricordare i ‘niet’ espressi dal collega murgiano aggiunge: “Non ci lasceremo trascinare con rassegnazione in questa situazione”. Parla di imposizione anche il presidente regionale Emiliano, che promette battaglia: “Non si possono imporre dall’alto, ancora una volta, scelte che rimandano al passato più buio, quello dell’assenza della partecipazione, dell’umiliazione delle comunità, dell’oblio della storia e delle opportunità. Svolgeremo tutti gli approfondimenti tecnici del caso, geologici e ambientali, per motivare anche sotto questo aspetto l’incompatibilità di questa scelta irragionevole che contrasteremo in ogni sede”.

IMPOSSIBILE IGNORARE. Nulla è ancora deciso e stabilito. Ed in tal senso prova a gettare acqua sul fuoco Sergio Costa, ministro dell’ambiente. “Adesso – afferma – il Paese conosce i 67 siti potenzialmente idonei. Ribadiamo: “potenzialmente”: questo non significa che sia stata assunta alcuna decisione alle spalle delle comunità locali, come qualcuno in malafede sta in queste ore sostenendo”. Ma c’è spazio anche per una piccola polemica: “Proprio quel qualcuno che in passato è stato fautore dell’energia nucleare tanto da averne auspicato il ritorno. Invece con la Cnapi si chiude per sempre quella fase. Ma è opportuno smaltirne i rifiuti, cosi come mettere in sicurezza tutti i metri cubi di rifiuti provenienti dagli usi civili, come nel caso della medicina nucleare: Tac, risonanze magnetiche, terapie radiologiche anti tumorali che purtroppo fanno parte del nostro quotidiano”. In tutto questo è comunque certo che il problema non potrà essere ignorato e, girarsi dall’altra parte, porterà soltanto a rinvii inutili. Potremmo definirlo il deposito della ‘discordia’ ma prima o poi una soluzione dovrà essere necessariamente trovata. E dei punti strategici individuati. Resta un interrogativo: ma i rifiuti nucleari, in attesa di essere “incrementati” che fine fanno?

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