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Politecnico, droni in campo. Con la diagnosi precoce è più facile intervenire contro la Xylella

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Uno studio scientifico e rigoroso che fa ben sperare per combattere la Xylella fastidiosa, la peste degli ulivi. Tutto gira attorno alla diagnosi precoce, ai droni e alla tecnologia. Prima si riesce a individuare la malattia, più facile sarà intervenire per debellarla con successo.

Si tratta del primo studio condotto in condizioni controllate da un team di ricercatori del Politecnico di Bari. Alle piante, sane e selezionate, allevate in serra è stata iniettata artificialmente la Xylella per comprendere i mutamenti biologici. Gli alberi infettati dopo due anni hanno manifestato i classici segni della presenza della malattia. Nel frattempo, è stato possibile individuare le sostanze che subiscono alterazioni a causa dell’infezione. Si è visto, infatti, che le piante infettate da Xylella presentano un contenuto maggiore di acido malico, acido formico, mannitolo e saccarosio e un contenuto minore di oleuropeina. La conoscenza di tali sostanze consentirà di Politecnico di valutare il grado di tolleranza delle diverse cultivar di olivo alle infezioni e di creare sistemi rapidi e affidabili per la diagnosi precoce (oggi solo con la risonanza magnetica) tramite telerilevamento, anche con l’ausilio di droni. Quest’ultima applicazione verrà messa a punto nell’ambito del progetto Agreed (Agriculture, Green & Digital), appena avviato e finanziato dal ministero dell’Università e della ricerca e vede impegnati nuovamente il Politecnico di Bari e Ciheam di Bari in partnership con altri soggetti industriali e di ricerca.

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