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Un “naso” elettronico nelle scuole per ridurre l’anidride carbonica e diminuire il rischio Covid

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Una delle carenze igieniche più comune nei luoghi chiusi è il ricambio costante d’aria. Al contrario di quanto si possa immaginare non sempre riusciamo, in modo efficiente, a garantire il giusto ricambio d’aria in modo da abbattere l’anidride carbonica (CO2) che espiriamo. Anche perché non siamo coscienti che produciamo tanta CO2. Con ogni espirazione emettiamo circa 8 litri d’aria contenenti il 4% di anidride carbonica. Sapendo che ognuno di noi fa questo più volte in un minuto (in condizioni normali dalle 15 alle 20 volte) non è difficile, ora, immaginare quanta CO2 espiriamo. Quando ci troviamo in una stanza chiusa l’anidride carbonica resta lì, satura l’ambiente e continuiamo a respirarla. E se ci sono più persone che stazionano insieme per diverse ore consecutive, va da sé che tutto sarà moltiplicato.

Da aggiungere che la scienza ha dimostrato che, lì dove si concentra maggiormente l’anidride carbonica, è più facile che i virus influenzali trovino il luogo ideale per stazionare, diffondersi e contaminare una o più persone. Stessa cosa vale per la Sars-Cov2, il coronavirus. Non a caso dall’inizio della pandemia gli esperti ci hanno consigliato non solo di indossare i dpi (dispositivi di protezione individuale) come la mascherina, di lavarci spesso le mani, di non toccare naso, bocca e occhi, ma anche di cambiare l’aria nei luoghi chiusi perché i virus perdono la loro efficacia proprio lì dove c’è meno CO2. A dirci quando è il momento di abbassare questi livelli potrebbe essere un sensore, un “naso” elettronico, prodotto in Puglia e che, da poche settimane, è stato adottato in alcune aule di scuola.

Si tratta di un progetto sperimentale in cui sono già coinvolte due classi di scuola elementare di Bari, una alla “Anna Frank” nel quartiere Picone, l’altra alla “De Fano” nel rione San Paolo. Hanno aderito al progetto “Misuriamo la CO₂ a scuola” della Società italiana medicina ambientale (Sima) su iniziativa dell’Università di Bari ed in particolare del professor Gianluigi de Gennaro, docente di Chimica dell’ambiente alla facoltà di Scienze ambientali di Taranto e presidente del Centro d’eccellenza per l’innovazione e la creatività industrial liaison office, e responsabile del Balab, il laboratorio di creatività dell’Università di Bari. Ed è proprio tramite il Balab che il docente universitario è venuto in contatto con la start up “Befrees”, il cui amministratore è l’ingegner Fabio Cerino, produttrice del sensore “Nose” (dall’inglese “Naso”) capace di misurare, respirando come un naso umano, l’anidride carbonica presente in un ambiente chiuso. Uno studio finalizzato a monitorare i vari casi, a classificare le varie aule in categorie di rischio, che dipendono da numero e tipo di occupanti. Il progetto nelle scuole può garantire maggiore igiene, sicurezza e salute nelle scuole soprattutto ora che stanno per ricominciare le lezioni in presenza.

«Come Università stiamo lavorando da temo sull’inquinamento negli ambienti confinanti, e questo progetto aiuterà ad avere maggiore attenzione nei luoghi chiusi. Servirà a comprendere che se non si conosce la concentrazione di CO2 e quando si è abbassato il dato, non si può capire in quale livello di rischio di contaminazione ci si trova, dato proprio dalla presenza di maggior anidride carbonica – riferisce il professor de Gennaro – Non è possibile avere la certezza di quanto sia stato o meno efficace aprire una o più finestre se non si ha un valore preciso. Il tutto può avvenire grazie a questo sensore “Nose” e una app di facile utilizzo che indica il livello di CO2. L’apparecchio lo paragono ad un termometro che invece di misurare la febbre misura la qualità dell’aria. Questo strumento è poco più piccolo di un iPod, non costa molto, ed è preciso. Effettua misurazioni su basi scientifiche. In Spagna e negli Usa questi sensori nelle scuole e negli uffici sono molto diffusi, al contrario dell’Italia».

E’ stato deciso di provare il sensore nelle scuole perché al momento l’emergenza pandemica è più sentita in questi ambienti e perché c’è urgenza di riaprirle al 100%, ma è destinato ad essere adottato in qualunque ambiente confinato quindi in uffici, piuttosto che in cinema e teatri, palestre, negozi, e persino mezzi di trasporto, insomma qualunque luogo chiuso dove ci sia una concentrazione di più persone e quantità elevata di anidride carbonica.

«Cambiare l’aria nel momento giusto o assicurare la corretta ventilazione con apparecchi meccanici significa avere minore probabilità che un virus circoli – aggiunge de Gennaro – Questo sensore, tra l’altro, non è solamente e strettamente legato alla pandemia e al coronavirus poiché abbassare il più possibile il livello di CO2 significa garantire benessere e sicurezza contro i virus influenzali in genere e pure offrire la possibilità di elevare la concentrazione di studenti o lavoratori. Ci sono infatti studi che hanno dimostrato che c’è un evidente abbattimento dell’apprendimento in presenza di CO2 elevata, accompagnato da mal di testa, stanchezza e stress. Oggi sicuramente il covid e le scuole sono la priorità, ma investire in questi apparecchi non significa limitare l’uso al periodo della pandemia». Ed infatti c’è già un’azienda multinazionale, con una sede pure in Puglia, che venuta a conoscenza di questo sensore ha chiesto informazioni per adottarla nella sede pugliese ed in altre italiane, così come si sta pensando già di utilizzarlo sui bus, ma si tratta di un altro progetto di cui speriamo di potervi dare notizia presto.

In Puglia sono già una dozzina le scuole che hanno aderito al progetto sperimentale e man mano che la notizia si diffonde aumentano le richieste. «Per poter accontentare tutti pensiamo di lasciare il sensore per un mese in una scuola e poi di farlo ruotare in altre aule ed istituti. I risultati che abbiamo ottenuto in pochi giorni sono già molto interessanti, non solo per le ricadute dirette che ci danno la possibilità di valutare aula per aula qual è la situazione, ma pure per i protocolli adottati e come modificarli per poter garantire salute e limitare il rischio di diffondere il Sars-Cov2. Stiamo riuscendo a creare maggiore consapevolezza».

La sperimentazione è stata resa possibile grazie al supporto tecnologico, gratuito, della start up “Befreest”, azienda di Taranto, attraverso il dispositivo “Nose” che sfrutta la tecnologia IoT e consente la rilevazione, in tempo reale, della CO₂ negli ambienti chiusi. «Il nostro sensore non rileva solo anidride carbonica – spiega l’ing. Cerino, amministratore dell’azienda tarantina – E’ in grado di misurare altri inquinanti come Pm10 e Pm25 e pure radon. Per questo progetto ci è stato chiesto di misurare CO2 e abbiamo creato anche una piattaforma che rende possibile la visualizzazione dei dati in maniera semplice pure attraverso un’app. La visualizzazione consente di agire con criterio nell’apertura dei sistemi di ventilazione. Vengono installati al muro, ad altezza d’uomo, in modo da rilevare gli inquinanti che arrivano alle prime vie respiratorie (naso e bocca per intenderci, ndr). E’ connesso ad internet attraverso il wifi dell’istituto scolastico e consente di pubblicare i dati raccolti su una piattaforma leggibile e che è resa accessibile alle scuole in modo tale che le stesse aule, avendo accesso, possono controllare la soglia del livello di inquinamento e regolarsi di conseguenza».

I dati sono di volta in volta raccolti da un sistema e sono analizzati per poter suggerire la soluzione di eventuali problematiche. Poiché si tratta di una fase sperimentale anche lo stesso apparecchio potrebbe essere variato e reso ancor più semplice. «Il dispositivo è in corso di miglioramento. Stiamo progettando – annuncia il tecnico – una interfaccia luminosa per indicare lo stato della condizione di rischio e renderlo ancor più facile e veloce nell’utilizzo di quanto non lo sia già. Nostro obiettivo è migliorare la qualità dell’aria senza avere altre negatività. La pandemia ha dato sicuramente un’accelerazione a questo progetto, oltre a sensibilizzare le comunità riguardo alla qualità dell’aria all’interno degli spazi chiusi».

La pandemia dunque non sta portando solo danni. Ci sta educando a migliorare la nostra vita. Dobbiamo approfittarne e diventare tutti più responsabili.

Anna Caiati

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