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Lolita Lobosco ed dialetto della discordia. De Santis: “Si poteva far meglio. E basta con gli stereotipi”

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La prima puntata della fiction Lolita Lobosco – non è certamente un mistero, in attesa delle prossime – non ha raccolto pareri favorevoli da parte di un numero consistente di baresi. Ciò che viene posto al centro dell’attenzione non è soltanto il dialetto barese, non fedele nella sua espressione, ma anche l’immagine che si tende a dare al contesto in cui la storia stessa si sviluppa. Tra le persone critiche c’è anche Gigi De Santis, dialettologo e strenuo sostenitore delle tradizioni del capoluogo pugliese. A suo dire, come testimoniato anche da alcune foto storiche proposte, quella del dialetto barese è una questione sottovalutata – e per certi versi svilita – già da diverso tempo. “La differenza tra passato e presente – sostiene – risiede nel fatto che semplicemente, adesso, si parla di più di queste cose. Ma il pregiudizio verso il nostro dialetto rimane alto. E la sua importanza viene sistematicamente sottovalutata. Bisogna sapere che il dialetto barese ha una sua grammatica, va scritto anche correttamente. E’ una lingua vera e propria. Ma il problema della fiction non è soltanto questo, perché sotto alcuni aspetti i baresi sono stati rappresentati come provinciali, o almeno questa è la mia sensazione. Parlo in generale. E’ incredibile essere etichettati come scippatori o ladri di macchine. E poi: alla vigilia di Natale una famiglia barese mangia i panzerotti? Ok. Ma tutto il resto dove è andato a finire, ad esempio anguille o capitone? Questo ovviamente è solo uno degli aspetti”.

Bisognerebbe – ricorda De Santis – cambiare la politica di valorizzazione di Bari e della Puglia. Smettere di puntare su gastronomia e sulla semplice comicità, ed allo stesso tempo trovare un metodo per far scoprire e conoscere meglio storia, cultura, arte e vita quotidiana. Cosa che in parte è riuscita attraverso le panoramiche della città proposte da Mamma Rai durante le immagini della fiction (con risalto anche per la vicina Monopoli, ndr): “Le riprese a livello nazionale, chiaramente, sono belle. E non c’è nulla da dire sotto l’aspetto estetico. Siamo ancora provinciali? Per forza: si punta sempre e solo sulla gastronomia e sul folklore, è normale che non si cresca. Bisogna guardare altrove, andare oltre ed in profondità. Ho riscontrato troppe forzature. E avrei preferito vedere più attori baresi come Pinuccio Sinisi, con cui in passato ho anche avuto il piacere di lavorare. Invece ci hanno etichettato come se fossimo dei Lino Banfi qualsiasi. E non è giusto. Perché, poi, produrre qualcosa che sia sulla falsa riga di Zingaretti e Montalbano? Per carità, l’attrice che interpreta Lolita è anche brava. Ma dialetto e tradizioni conformi io non ne vedo. Credo siano stati presi dei grossi abbagli, anche se attendo di seguire naturalmente le prossime puntate per comprendere meglio gli sviluppi”.

Il dialetto? Una polemica che dura da oltre mezzo secolo. La Gazzetta del Mezzogiorno del 1970 con annessa protesta.

A proposito di contestazioni, un singolare (quanto incredibilmente attuale) precedente negativo con la Rai risale addirittura al lontano 1970. Un gruppo di poeti dialettali baresi si scaglò contro il modo in cui veniva parlato e trattato il dialetto, risultando falsato e caricato nelle inflessioni. Otto minuti d’orgoglio, come testimoniato da un pezzo de ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ dell’epoca che però non furono sufficienti a far capire l’importanza della questione. E che non ebbero seguito. Cosi, sull’argomento, De Santis: “Successe che il poeta Barracano aveva sentito alla Rai, tra tv e radio, influenze che in realtà non erano le nostre. Col nostro dialetto scimmiottato, anche in questa circostanza. Il comitato di difesa che in seguito si costituì, purtroppo, non ebbe seguito. Qualcuno, riportando i virgolettati dell’epoca, sostenne che avrebbero fatto addirittura paragonare all’attore Cucciolla il dialetto barese al russo! Altri dialetti che si è tentato di riprodurre sono stati riprodotti fedelmente (si citano Ceccano e l’attore Manfredi, ndr), in questo caso invece la nostra terra fu in un certo senso tradita. La Rai ospitò poeti dialettali come Barracano, Capriati e Franco, ma non servì a molto”. Anche allora si chiedeva una maggior precisione o, meglio, una maggiore ‘purezza’ linguistica. Anche allora, il dito era stato puntato contro imitazioni ‘pacchiane’. La storia tavolta si ripete…

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