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Volontari multati per divieto di sosta. Decaro si offre di pagare l’ammenda. L’associazione: “Grazie, ma ci penseremo noi”

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Il caso dei due volontari multati ad aprile dello scorso anno, in pieno lockdown, mentre scaricavano cibi e bevande per le persone in difficoltà, continua a tenere banco sui social.

In molti, tra cui il sindaco Antonio Decaro e l’assessora ai servizi sociali Francesca Bottalico, si sono offerti di pagare l’intera cifra delle ammende per divieto di sosta, ma l’associazione “La Giusta Causa” non ci sta.

“Se alla fine dovremo pagare, pagheremo noi. – Sono le parole che emergono da un post scritto sulla pagina ufficiale di Facebook dell’associazione – La solidarietà ha un costo, non solo economico: se dovremo pagare, pagheremo, sia pure malvolentieri, e se saremo costretti a violare un divieto di sosta per aiutare chi ne ha bisogno lo faremo ancora. Sperando che nel frattempo qualcun’altro cambi idea. Noi no”.

È accaduto che il 26 aprile, davanti alla sede di corso Vittorio Emanuele, i volontari avevano lasciato le due auto ferme con le quattro frecce lampeggianti e, senza preavviso né richieste di spostare i mezzi, multati per divieto di sosta.

Secondo il giudice di pace, aver parcheggiato in divieto di sosta mentre si svolgeva attività di volontariato “consistente nel reperimento di beni di prima necessità da consegnare a famiglie bisognose, seppure sicuramente encomiabile sul piano sociale, non integra la scriminante dello stato di necessità”. Rigettando così l’opposizione alla sanzione amministrativa da uno dei due volontari.

Abbiamo proposto opposizione al giudice di pace, – si legge nel post – perché credevamo – e crediamo – che la sosta fosse legittimata dalla necessità di svolgere le attività per cui eravamo stati autorizzati. Eravamo convinti che, alla fine, il Comune ci avrebbe affiancato. Non è andata così: il Comune si è costituito nel giudizio chiedendo che l’opposizione fosse respinta con la condanna alle spese di lite. E il 3 marzo scorso il giudice di pace ha rigettato la nostra domanda in quanto “l’attività, seppur sicuramente encomiabile sul piano sociale, non integra, in punto di diritto, l’invocata scriminante, poiché non è stata determinata dall’esigenza di fronteggiare l’urgenza rappresentata dal timore imminente di una malattia o dalla necessità di salvare sé stesso o altri dal pericolo attuale di danno grave”.

Eppure l’attività dell’associazione, che durante il periodo di lockdown, promosse una raccolta di denaro e generi di prima necessità, era stata ufficializzata al Comune, in modo da legittimare gli spostamenti per la raccolta e la consegna dei beni.

“Resta il problema: davvero un divieto di sosta può essere annullato solo nel caso di pericolo di vita?”, scrivono nel post.

La questione, ora, è divenuta di principio. L’associazione continuerà a opporsi alla contravvenzione.

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