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Giustizia tradita: quando un’immagine è per sempre

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Un’immagine è per sempre. Il suo impatto è travolgente. La carica espressiva vale più di una pagina di giornale. Quello zainetto zeppo di soldi (in realtà gli zainetti così recuperati sono tre) è l’emblema della vergogna, della giustizia tradita, comprata, vilipesa. Racconta il mondo del giudice Giuseppe De Benedictis e dell’avvocato Michele Chiariello che si sono adoperati per mitigare (leggi scarcerare) personaggi di spicco della malavita foggiana e barese, in cambio di soldi. Un milione e 200mila euro in contanti sono stati recuperati dai Carabinieri nel corso dell’operazione che ha portato all’arresto dei due. E se la cosa andava avanti dal 2012 – all’epoca risalgono le prime rivelazioni dei collaboratori di giustizia mai approfondite – si può avere l’esatta dimensione temporale del patto tra il giudice e il penalista.  La foto narratrice silenziosa, ma efficace, di un sistema marcio. Mentre investigatori e magistrati, quelli di assoluto valore, onesti e rigorosi, cercavano di contrastare una delle più feroci mafie esistenti, c’era la toga sporca che scomponeva i tasselli del mosaico.

Recentemente il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha detto in diretta tv: “In magistratura c’è un problema di corruzione… Possiamo parlare del 6-7%, non di più… Grave, terribile, inimmaginabile, impensabile, anche perché guadagniamo bene. Io guadagno 7.200 euro al mese, si vive bene, quindi non c’è giustificazione, non è uno stato di necessità, non è il tizio che va a rubare al supermercato per fame. Si tratta di ingordigia…”.

E’ la chiave di lettura del sistema Trani (giudici che cercavano imprenditori in difficoltà per fare soldi) e dell’ultimo caso balzato agli onori delle cronache. L’unico dato positivo di queste vicende è che la Magistratura ha dimostrato di avere al suo interno gli anticorpi per fare pulizia. Sono stati altri giudici coraggiosi, quelli della Dda di Lecce, in entrambi i casi, ad andare fino in fondo. Una pagina dolorosa ma necessaria, perché in ballo c’è il prestigio di tutti i magistrati e la credibilità del sistema giudiziario.

L’auspicio è che si vada avanti con rigore, senza sconti per nessuno: gli indagati sono 12. In una intercettazione telefonica, Giuseppe De Benedictis, avendo capito di essere stato scoperto, parlando con un interlocutore, faceva già i calcoli: “Va bene, io mi sono dimesso (ha lasciato la Magistratura qualche giorno fa cercando di giocare d’anticpo ndr), adesso vediamo quando mi devono prendere, comunque considerando che per questo reato il minimo sono sei anni, quattro anni me li devo prendere sicuro …”. Potrebbero essere troppo pochi.

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