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Il pasticcio della seconda dose agli under 60 e il “campione statico” non adottato

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Anche in Puglia c’e’ preoccupazione fra i soggetti under 60 che hanno effettuato la prima dose con vaccino AstraZeneca e che devono effettuare la seconda. Come noto la raccomandazione del Ministero della Sanita’ e’ di vaccinare la seconda volta chi ha meno di 60 anni con siero Pfeizer o Moderna, raccomandazione che e’ stata accolta dalle autorita’ sanitarie della nostra regione.

Il problema e’ che virologi, immunologi e specialisti non sono d’accordo sulla circostanza che la seconda dose venga somministrata con un vaccino diverso rispetto al primo. Pfeizer e Moderna utilizzano l’Rna, mentre AstraZeneca e Johnson & Johnson un vettore virale. I medici sostenitori del “no” alla cosiddetta vaccinazione eterologa, cioe’ fatta con due vaccini diversi, sostengono che non vi sia ancora una sperimentazione adeguata. E cosi’ chi deve sottoporsi al richiamo e’ estremamente confuso, cerca di seguire tutte le trasmissioni tv e radio e cerca di farsi una idea piu’ precisa.

L’impasse in cui ci troviamo e’ di fatto un assist formidabile per il popolo dei no vax che rifiuta il vaccino proprio perche’ sostiene che in assenza di una lunga ed esaustiva sperimentazione le persone vengano usate come cavie.

Nel frattempo, per effetto dei vaccini ed alle temperature estive il numero delle infezioni cala ogni giorno di piu’. Ieri , per esempio, in Puglia 47 casi positivi, anche se su solo 3405 test, per una percentuale dell’1,4. Due i decessi di cui uno in provincia di Bari.

Secondo alcuni esperti si sta commettendo un errore che potremmo pagare caro in autunno e cioe’ non si e’ ripreso a tracciare il virus, ma soprattutto diminuisce il numero dei tamponi che vengono effettuati quotidianamente. Grave errore e’ testare solo i sintomatici e i loro contatti perche’, la storia di questi mesi ce lo ha insegnato, i vettori piu’ importanti del covid sono gli asintomatici che si identificano con controlli a tappeto o con il cosiddetto “campione statico”: basterebbe avere un gruppo tra i 20.000 e i 40.000 soggetti che si possano sottoporre costantemente a tampone.

Un efficace tracciamento che ora, partendo da numeri bassi, e’ possibile puo’ consentire di rilevare la presenza di varianti, di classificarle e capire come combatterle

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