Il futuro è questo

Apprendiamo dall’Ansa che l’Istat ci dice che per il 2020 il famigerato rapporto deficit/Pil si è attestato al 9,6 %. Mentre “l’economia italiana ha subito una contrazione di entità eccezionale” (Ansa di oggi 22.9.21) pari a -8,9%. Naturalmente fidandoci dell’Istat, ci vogliamo credere.

Quindi nel 2020 nei conti pubblici c’è stato un deficit (e questo si sapeva) di un importo molto importante: più di tre volte i parametri “virtuosi” indicati ed imposti dai Trattati. Cioè si tratta di soldi “nuovi” messi nell’economia senza coprirli con le tasse. Lasciamo da parte la questione del “da dove vengono presi” per chiederci dove sono andati a finire. Essendo stati spesi è ovvio che qualcuno dovrà averli percepiti sotto le più diverse forme e quindi questa percezione dovrà costituire e promuovere una crescita del Pil almeno di pari importo. In passato gli economisti più famosi sostenevano che lo “stimolo” all’economia (appunto il deficit) dovesse produrre una crescita del Pil multipla di quel deficit. Oggi siamo nel 2021 e quindi è passato tempo sufficiente da potersi chiedere se questo effetto c’è stato oppure no; e se no, (come è) che fine hanno fatto tutti quei soldi? Come mai non stanno nelle tasche dei cittadini italiani? La cosa non è nuova perché anche altrove nel mondo la funzione di stimolo del Pil del deficit è spesso sotto lo zero.

La prima cosa che impariamo da questi dati è che le teorie (peraltro male intese) dette keynesiane sono superate dai fatti; poi vediamo che i depositi bancari sono cresciuti testimoniando la totale divaricazione tra la gente comune e lo sviluppo dell’economia: non ci si fida delle azioni e delle obbligazioni e non si vuole neanche avviare un’attività per se o per il proprio figlio; non c’è fiducia nel presente, nel futuro, nelle politiche del governo e nell’economia. In economia non c’è nessun consenso per il potere costituito; questa volta sancito e misurato in danari sonanti. Quindi, anche generosamente rifornita dalla spesa pubblica, l’economia non risponde evidentemente per ragioni extraeconomiche che c’erano prima del covid e ci sono, amplificate, adesso. Nessuna condivisione delle politiche governative.

Possibile che i santoni dell’economia nostrana ed internazionale non se ne siano accorti? Nessuno dice una parola su fenomeni così evidenti?

Forse, più probabilmente, per lor signori deve andar così; e questo vuol dire che non c’è da attendersi miglioramenti per il futuro: è questo il nostro futuro!

A meno che -diciamo noi- non si cambia profondamente registro. E la Storia, senza preavviso, spesso lo fa; senza però avere pietà per chi è stato ingiusto.

Canio Trione

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