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Intervento dell’avv. La Scala sulle “morti bianche”

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Negli ultimi giorni a subire una dolorosa impennata è stato il dramma delle morti bianche. Un bollettino angosciante e agghiacciante se si pensa che solo nella giornata del 29 settembre si sono succeduti, a distanza di poche ore, cinque morti sul lavoro.

Precisamente parliamo: 1) dell’operaio investito da un mezzo pesante, sull’autostrada A 14 Bologna-Trento, nel tratto Poggio Reale – San Severo, durante l’installazione di un cantiere correttamente presegnalato; 2) dell’operaio di 41 anni morto in Puglia (Mesagne) in quanto travolto dal crollo del solaio e di una pensilina, mentre lavorava nei pressi di un’impalcatura di un balcone in fase di ristrutturazione; 3) della morte di un uomo romano di 47 anni precipitato da un’impalcatura; 4) della morte di un agricoltore di 59 anni, della Provincia di Bolzano, rimasto schiacciato dal trattore mentre era a lavoro nel terreno di sua proprietà; 5) e infine della morte di un uomo avvenuta a Cologna Veneta, rimasto schiacciato sotto ad un camion.

Fenomeno , questo, non solo negli ultimi giorni, ma in generale, negli ultimi anni inarrestabile. Basti pensare che i dati ufficiali Inail – pubblicati sull’ultimo osservatorio relativo al primo semestre dell’anno in corso – hanno registrato per il periodo gennaio-giugno 2021 un aumento “solo” per il Sud del + 36,52% di denunce di infortunio con esito mortale, facendo sbalzare la Puglia tra i primi posti insieme a Campania, Basilicata, Umbria, Molise, Trentino Alto Adige e Abruzzo. Così come previsto, anche, dall’osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering.

Una strage continua quelle delle morti sul lavoro che necessita di individuare nell’immediatezza le debolezze in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro ove, per sicurezza nei luoghi di lavoro “si intende” e “deve intendersi” la condizione di far svolgere a tutti coloro che lavorano, la propria attività lavorativa in sicurezza, senza esporli a rischio di incidenti o malattie professionali”.

Bisogna, prevenire gli incidenti per tutelare la continuità operativa e la sicurezza dei lavoratori. E tale prevenzione rientra a pieno titolo nella gestione dei rischi di impresa che serve ad assicurare la sopravvivenza dell’impresa, ma anche l’incolumità dei lavoratori. Ricordiamoci che l’Italia ha un Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro; è il decreto legislativo n. 81 del 2008 e s.m.i. che disciplina, segnatamente, gli obblighi per lavoratori e aziende. Ma la legge non deve essere scritta, deve essere anche applicata. I  controlli per la sicurezza devono essere effettuati “concretamente” da tutte le aziende o imprese. Ciò, tuttavia, non accade perché vissute da molte aziende o imprese come un fastidio e una mera interruzione dell’attività lavorativa e ciò per un semplice motivo: le difficoltà che i datori di lavoro, in primis, e i lavoratori, in secundis, incontrano nel muoversi in questo delicato e complesso ambito in continua evoluzione.

Pertanto, e qui mi avvio alla conclusione, al fine di evitare che l’attenzione alla sicurezza emerga solo quando è troppo tardi è necessario orientare politiche, scelte strategiche, piani d’emergenza di una organizzazione in un’ottica di prevenzione e sicurezza.

Occorre, non solo attuare gli adempimenti minimi previsti dalle norme di legge e regolamentari ma, anche, destinare, alla sicurezza sul lavoro,  risorse economiche e umane sufficienti, che valorizzino le professionalità del settore salute, ambiente e sicurezza.

E’ fondamentale che, nella cultura aziendale e/o imprenditoriale entri a far parte , attraverso una buona informazione-formazione, un’adeguata consapevolezza dei pericoli esistenti . L’obiettivo finale deve essere, dunque, la costruzione di un sistema che preveda, oltre all’identificazione dei pericoli, la valutazione dei rischi e le conseguenti misure di prevenzione e protezione.

In conclusione, se da un lato la tutela del diritto alla salute del lavoratore – che per giurisprudenza unanime, si configura sia come diritto all’incolumità fisica sia come diritto ad un ambiente salubre – trova riconoscimento Costituzionale agli articoli 2, 32 e 41, in quanto prevede la tutela della persona umana nella sua integrità psico –fisica come principio assoluto; dall’altro lato la sicurezza sul lavoro rappresenta un investimento, se si considerano i costi enormi degli incidenti, che ricadono sul sistema sanitario nazionale e, quindi, su tutti noi. 

ANTONIO MARIA LA SCALA

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