Sanità. Bari, ASL: approvato bilancio di genere

La Asl di Bari è la prima azienda sanitaria in Italia ad aver approvato un bilancio di genere. Si tratta di un’analisi innovativa, specifica del settore sanitario, che dimostra come il genere sia un determinante di salute e che le donne, spesso, hanno minori possibilità di proteggere e promuovere la loro salute fisica, emotiva e mentale, anche in ragione di un inferiore accesso alle informazioni e ai servizi sanitari.

“La volontà aziendale è quella di contribuire a ridurre le diseguaglianze di genere attraverso una distribuzione più equa delle risorse mediante due azioni: sensibilizzare la comunità della provincia di Bari sulla questione di genere e riaffermare i principi di trasparenza e partecipazione per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse pubbliche e la programmazione”, dichiara il dg della Asl barese, Antonio Sanguedolce.

Lo scorso anno l’azienda sanitaria ha erogato 5.059.462 prestazioni ambulatoriali di cui il 57,6% a donne e il 42,4% a uomini. Anche nei ricoveri è superiore la percentuale femminile: dei 27.790 utenti che nel 2020 hanno avuto accesso alle strutture ospedaliere, il 57,1% è donna e il 42,9% è di sesso maschile.

Per quanto riguarda l’estensione degli screening oncologici del carcinoma mammario e della cervice uterina tra il 2018 e il 2020, si evidenziano per il tumore al seno estensioni pari a 31% (2018); 43,0% (2019) e 18,6% (2020, anno di pandemia) e per il carcinoma cervice uterina 100% (2018 – 2019) e 51,3% (2020 anno di pandemia).

E’ significativa la sensibilità delle donne nei confronti delle vaccinazioni: nel 2020 il 52,96% delle dosi di vaccino antinfluenzale è stato somministrato a utenti donne. La riclassificazione per genere dei costi sostenuti dalla azienda rispecchia la composizione della popolazione assistita, mentre si registrano una prevalenza di destinatari donne per l’assistenza sanitaria in ambiente di vita e di lavoro e una prevalenza del genere maschile nel ricorso alla assistenza ospedaliera.

I costi per utenti donne nel 2020 sono stati pari a 1.136.758.902 e per gli uomini 1.072.258.940. Mentre nel comparto la ripartizione del personale di sesso femminile è molto alta, subisce una riduzione nella dirigenza (passa da 63,67% al 51,78%). La componente rosa è garantita nella direzione aziendale.

Si riduce invece la presenza delle donne nel ruolo di dirigenti nelle Unità operative semplici (38,94%), nelle Unità operative complesse (16,95%) e come direttori di Dipartimento (11%). Il Cug ha poi fornito i dati di ricorso delle donne al lavoro agile: nella dirigenza, nel 2020, 109 dipendenti hanno fatto ricorso allo smart working rispetto a 70 uomini, e nel comparto, 418 donne a fronte di 178 uomini.

Disparità si evincono infine nelle commissioni di concorso che, come messo in evidenza dal Bilancio di genere, sono state formate quasi sempre – 11 casi su 13 – da componenti di sesso maschile. A realizzare il Bilancio, attraverso raccolta analisi e elaborazione dei dati, un gruppo di lavoro della ASL composto da: Area gestione risorse finanziarie, Cug (comitato unico garanzia), controllo di gestione, responsabile per la prevenzione e corruzione e trasparenza, ufficio stampa e distretto socio sanitario 3.

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