Papa Francesco e la razionalità

La morte di Papa Francesco dimostra, di certo, che i tempi sono cambiati ma non smentisce il proverbio secondo cui il lupo  (nella specie: quello fascista, ma non solo) perde il pelo ma non il vizio. 

Il lungo lutto nazionale di cinque giorni è stato immaginato dalla “pulzella della Garbatella” più per mettere la mordacchia agli antifascisti nel giorno del 25 Aprile che per esprimere la prolungata intensità del cordoglio popolare.  

E’ pur vero che non v’è un giorno analogo per esprimere un uguale sentimento “anti” per la piaga del comunismo, discendente dalla stessa filosofia Hegeliana, ma con i tempi che corrono la memoria dei crimini del nazi-fascismo (risorto, a dispetto della propaganda dei Democratici americani,  con l’aiuto di Joe Biden in Ucraina) conserva la sua piena attualità. 

Un segno altrettanto poco incoraggiante è stato l’ordine di Netanyahu alle Ambasciate israeliane di distruggere i messaggi di cordoglio eventualmente giunti per la morte del pontefice.

Eppure…la prova del cambiamento dei tempi resta!

In altre epoche, Francesco sarebbe stato considerato un eretico. Da Pontefice egli ha seguito prevalentemente la razionalità, dimostrando la sua sufficienza per una condotta eticamente ineccepibile. 

Enumeriamo le sue “innovazioni” più significative:

1) Per condannare la guerra e invocare la pace nel mondo intero Francesco, primo pontefice gesuita,  non ha seguito l’insegnamento di Ignazio de Loyola che giudicava santa “l’occisione” di un nemico di Dio, ma piuttosto  la voce della ragione  e ha praticamente “sconfessato” la “santità” di tutte le guerre che da venti secoli (e più) sono state combattute (e si combattono) tra di loro (e, purtroppo, non solo) i seguaci dei tre monoteismi mediorientali (ebraismo, cristianesimo e islamismo).

2) Per contrastare le cosiddette “ingiustizie sociali” e aiutare i “diseredati della Terra, il Papa, oggi defunto, molto verosimilmente non ha seguito le petulanze “buoniste” della sedicente solidarietà cristiana né i propositi barricaderi dei fanatici della lotta marxista ma ancora una volta la “razionalità”. E difatti, neppure  un edonista, l’epicureo più sfrenato, potrebbe ragionevolmente ritenere di perseguire il suo ideale di felicità terrena in presenza di masse ingenti povere e denutrite. Così come un cultore della propria libertà non potrebbe disconoscere, senza contraddirsi,  quella altrui. Nell’uno e nell’altro caso è la logica a imporre le sue regole egualitarie per indiscutibili  motivi.

3) Istanze certamente ispirate al raziocinio sono state quelle del Papa scomparso a favore: a) delle donne (anche per il sacerdozio), b) degli omosessuali (liberando il pensiero o, rectius, il “credo”, dall’assurda ipoteca del sesso), c)divorziati e i risposati, revocando, se fedeli,  la loro scomunica.

Altre innovazioni di significato non minore hanno costellato la vita pontificale di un uomo che ha dimostrato di credere soprattutto nella ragione dell’essere umano.

Contro le guerre, volute e combattute da fedeli e militanti di partito asserviti al potere finanziario e all’industria delle armi, contro le disuguaglianze e le conduzioni benefiche di guide illuminate di ogni tipo sbandierate come mete utopiche (e quindi irrealizzabili) per interessi di supremazie politiche non v’è che la necessità di comportamenti, pubblici e privati, rigorosamente razionali.

Grazie, papa Francesco, da parte di un laico convinto!

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