Concludiamo questa trattazione riprendendo il discorso sugli inghippi tecnologici e sugli imbrogli telefonici.
Una truffa da 33 milioni di euro in Europa e Canada ha sfruttato recentemente l’immagine di personaggi famosi per realizzare video, cosiddetti: ‘deepfake’, pubblicati su Facebook e Google che inducono a comprare false criptovalute. Il video è realizzato con l’Intelligenza artificiale.
Fanno credere che i miliardari, come Elon Musk, si sono ulteriormente arricchiti comprando fantomatiche criptovalute dal valore miracolosamente in crescita, promettendo fantasmagorici, quanto irreali, guadagni in poco tempo.
Quel software è stato in grado di utilizzare l’immagine e la voce di personaggi famosi per realizzare video assolutamente falsi, di cui le persone reali non sono assolutamente al corrente.
Sono investimenti a perdere (spesso, di tutto il capitale), costituiti da fondi d’investimento fantasma.
Vi sembra che chi ha veramente ‘tanta fortuna’ a disposizione sarebbe disposto a cedercela così facilmente? E, poi, perché a noi, per buon cuore?
Consiglio: astenetevi dal dare la vostra fiducia e i vostri risparmi a chi non conoscete di cui, soprattutto, non potete verificare l’onestà e l’autenticità.
Un’altra truffa consiste nelle telefonate da parte di ‘TIM’, ‘ENEL, ecc. (o, per meglio dire, di loro sedicenti agenzie che esordiscono con “Gentile cliente…”) che dicono di parlarne in nome e per conto, prospettando inevitabili aumenti tariffari e, subito dopo, le soluzioni (sempre a pagamento) per risparmiare su quella o quell’altra tariffa di luce, gas, telefono se accettiamo il cambio del gestore proposto.
Sono faccendieri a provvigione, prezzolati dalla concorrenza sleale che diffonde false informazioni.
Per tutelarci dalle frottole telefoniche, non accettiamo contratti telefonici ‘trappola’, anche quando ci prospettano “immediati aumenti tariffari”! Esistono agenzie serie, con tanto di ufficio fisico e rintracciabile, che si assumono la responsabilità di quello che dicono.
C’è un altro inganno che punta alle persone che cercano lavoro.
È diventata un’abitudine quella di ricevere in continuazione chiamate da numeri sospetti. Alzi la mano chi non ha ancora ricevuto quella con la voce registrata che ti dice “abbiamo ricevuto il tuo curriculum” e che poi ti rifila un investimento truffaldino su pericolosi mercati finanziari. Questa ‘fregatura’ aggredisce chi è alla ricerca di un lavoro e ne soffre la mancanza. Conviene sempre ascoltare e, poi, chiedere un riscontro scritto, un appuntamento di persona e un contratto sicuro, magari avvalendosi di un esperto che sappia leggerlo, prima di apporre la firma su qualunque consenso.
Spesso le bugie presentano degli errori di ortografia che accompagnano le loro “gambe corte”. È un primo indizio per individuarle.
Un affronto spregevole alla genuina credulità riguarda la salute. Stanno arrivando molti Sms da parte degli uffici USI. È una truffa.
Il messaggio recita: “Abbiamo provato a contattarla diverse volte dai nostri uffici USI, è pregato di richiamare al numero 3514468XXX per delle questioni che la riguardano“.
“Gli uffici USI sono i centri del Gruppo Sanitario USI, che si occupa di diagnostica, analisi cliniche, fisioterapia e riabilitazione“.
Magari è pure vero che hanno chiamato ripetutamente da quel recapito telefonico, allo scopo di accreditarsi furbamente, ma nessuna agenzia istituzionale darà (o dovrebbe dare) informazioni sensibili dall’altro capo del telefono, senza accertarsi che chi è in linea abbia l’identità del soggetto portatore d’interesse per quella notizia. In pratica, nessuno che accede al nostro apparecchio telefonico è abilitato a conoscere le nostre informazioni sanitarie.
Consiglio: Quando si è in dubbio, usare un pretesto dilatorio o una scappatoia, come: “devo chiedere ai miei figli”. Se si innervosiscono stanno denunciando il loro malanimo.
E che dire delle truffe sentimentali che, soprattutto sui social network come Facebook, fanno abboccare persone tanto capaci di amare quanto poco abili nel distinguere chi non lo è.
I sedicenti ‘morosi’, prima o poi, si accorgono che il ‘terreno è pronto’ per seminare un caso di coscienza: “mi servono i soldi per venire da te”, oppure “non ho i soldi per pagare una commissione che mi farà entrare in possesso di una forte somma di denaro”, fino al “tengo famiglia”!
Viene sempre sollevata la leva affettiva e quella della compassione del malcapitato. Chi si invaghisce di quella ‘fotografia’ non rifiuterà di aiutare colui o colei che crede essere depositari dei suoi ‘amorosi sensi’ e non respingerà la richiesta di un contributo economico. Poi, le pressioni aumentano e alcuni s’indebitano perdendo tutto ciò che hanno.
Quando si deciderà d’interrompere le elargizioni di denaro, arriverà puntualmente la minaccia di possibili ripercussioni, a scopo di estorsione.
Consiglio: Anche in questo caso non bisogna mai credere a qualcuno che non ci ha dato la prova incontrovertibile di chi è e di quello che dice.
Spesso ci chiamano dei ‘Call Center allo sbaraglio’: imprese che trafugano molto spesso il nostro recapito (oggetto di lauta compravendita) per venderci di tutto, distogliendoci decine di volte al giorno dalle nostre legittime occupazioni. Frequentemente queste chiamate contengono un qualche inganno. I gestori telefonici talvolta erogano un servizio utile di avviso sulla provenienza della chiamata da parte di un mittente di messaggi SPAM.
Consiglio: Quando l’origine non è stata segnalata in questo modo (SPAM) e il numero di telefono è oscurato (anonimo), conviene non rispondere e non richiamare, per non incorrere in addebiti vari. Quando il numero, invece, è in chiaro, ovvero è visibile ma non si conosce l’intestatario, una tecnica per accertarsi della sua bontà è quella di chiudere la telefonata e di richiamare subito dopo. Per la maggior parte degli Spam la risposta sarà: “Il numero è inesistente”. Allora, si è certi che proviene da attività commerciali, spesso moleste. Se non si vuole ricevere ulteriori tentativi da quella fonte, basta bloccare il mittente sulla nostra rubrica del cellulare, segnalandolo al gestore come Spam, a beneficio di altri malcapitati.
Se ci trovassimo addebiti imprevisti per servizi a pagamento non richiesti, potremmo mandare una formale richiesta di “Recesso e Rimborso” all’ente che ce li ha addebitati senza il nostro consenso.
Se l’azienda non rispondesse o lo facesse non soddisfacentemente, potremmo rivolgerci all’Autorità CORECOM (regionale) o AGCOM (generale).
Quando si deve firmare un consenso su un foglio che ci mettono sotto il naso, senza far conoscere prima il contenuto, bisogna pretendere di leggerlo con calma, magari su carta stampata e con un carattere igienicamente compatibile con il visus di una persona che potrebbe essere anziana. Non è colpa di nessuno se a una veneranda età la vista si abbassa. Capiterà a tutti e chiunque deve rispettare il diritto alla lettura agevole di un testo, prima di richiederne la firma.
Ormai è invalso il malvezzo di sottoporci la firma di un testo lunghissimo (come nelle polizze assicurative) senza dare importanza all’impegno che ne avremo, di conseguenza. Pretendiamo rispetto per la nostra serenità futura richiedendo di essere consapevoli di quanto stiamo per sottoscrivere.
Durante una qualsiasi cura sanitaria, il consenso al trattamento, sia dei dati che della nostra salute, è un passaggio che riguarda un bene prezioso: la nostra salubrità di pazienti. Spesso i termini usati nei fogli informativi non sono chiari o sono addirittura specifici della scienza medica. Per esempio: un ‘agente biogenico’ riguarda qualsiasi elemento della chimica organica, come il carbonio, idrogeno, azoto e l’ossigeno, che sono alla base della vita. Se fosse citato un termine simile e non ne conoscessimo il significato, chiediamone spiegazioni preventive, altrimenti non firmiamo e non accettiamo nulla che non abbiamo ben compreso. Chi richiede la nostra firma ci deve spiegare esaurientemente il contenuto del testo da autorizzare.
Abbiamo assistito alla ‘tratta del consenso’, spacciato per il ‘consenso al trattamento’ quando abbiamo firmato di accettare tutte le controindicazioni dei vaccini imposti senza prima aver avuto il tempo di leggerle. Anche questo rappresenta un inganno.
Una maniera meno subdola, ma ugualmente infida di insinuare un trucco, è quella di fantomatici idraulici, tecnici del gas, elettricisti vestiti in perfetta divisa e con utensili bene in vista, che si presentano alla porta in qualità di ‘sedicenti incaricati mandati dall’amministratore di condominio o da Enti di controllo’ per effettuare ispezioni riguardanti gli impianti domestici. Certe volte affermano l’esistenza di presunte fughe di gas, cortocircuiti o intasamento della montante condominiale per intrufolarsi in casa, senza essere stati preannunciati dalle istituzioni o dagli Enti erogatori dei relativi servizi.
Consiglio: pretendiamo sempre di essere avvisati per tempo di eventuali sopralluoghi tecnici. Altrimenti, non apriamo la porta a chi non conosciamo anche se mostra un tesserino, perché potrebbe non essere vero.
Le caldaie sono il bersaglio più sfruttato perché sono ubicate in zone periferiche della casa e consentono di allontanarsi, lasciando un complice libero di muoversi in nostra assenza, mentre l’altro ci distrae con la paura di pericoli immaginari.
Sono senza vergogna questi attori-portatori di guai, anche nelle vesti di postini, corrieri, poliziotti e carabinieri per introdursi e arraffare di tutto. Oltre al danno economico: arrecano alle vittime la pena della vergogna, il senso d’inadeguatezza e un’immancabile depressione e tristezza.
Recentemente il noto programma televisivo ‘Le Iene’ ha trasmesso un servizio che riportava un esperimento di psicologia sociale e d’informazione eseguito in 1.200 case di un piccolo Comune in provincia di Reggio Emilia: hanno realizzato la simulazione di una truffa, subito dichiarata ai cittadini, allo scopo di far fare loro quell’esperienza e di metterli in guardia per l’avvenire.
Consiglio: pretendiamo la stessa tutela dai nostri amministratori locali, per tutte le regioni, come hanno fatto in Emilia Romagna.
C’è stata anche l’attenzione della Polizia, con una maxioperazione d’intervento sul territorio che ha consentito di eseguire 75 arresti e di recuperare 2 milioni di euro, frutto di truffe.
È la goccia nello stagno di una benemerita iniziativa da estendere su tutto il territorio nazionale.
LE STATISTCHE.
In Italia, ogni anno, vengono denunciati dai 400 ai 600 casi. Il dato allarmante è che si tratta di un decimo di quelli perpetrati dai malviventi.
Il 60% di quei truffati casca nell’inganno e il 40% di loro cade in depressione. Sono i numeri di una pandemia.
Consiglio: La ratio è quella di verificare sempre con un CONGRUO RISCONTRO quello che ci viene dichiarato dagli sconosciuti, rifiutando di concedere a priori la nostra fiducia.
Conviene ‘chiudere sempre il cerchio’ con un controllo di autenticità: ogni asserzione che ci proviene deve essere verificata in modo incontrovertibile. Per qualsiasi truffa, l’unico rimedio è quello di accertare ogni dichiarazione, risalendo alla fonte certa: il sito ufficiale, il numero di telefono della banca che dobbiamo comporre noi e che abbiamo già sperimentato, il Comando di Polizia o il Commissariato dei Carabinieri, la viva voce della persona dell’amministratore del condominio.
RIMEDI DA PARTE DELLE ISTITUZIONI
Loro dovrebbero fare più informazione specifica, dedicata alle truffe.
Tutti i Comuni dovrebbero prendere esempio da quel Comune virtuoso dell’Emilia-Romagna e ‘allenare’ la popolazione a difendersi da questi vili attacchi. Sarebbe una specie di ‘corso di difesa personale’ contro le truffe.
Ogni azienda (gas, telefono, energia elettrica, ecc.), sapendo di poter essere oggetto di tentativi fraudolenti, dovrebbe fornire, a tutti i clienti, quando sottoscrivono il contratto, il proprio numero di telefono Antitruffa e precise indicazioni da seguire.
Lo Stato non dovrebbe consentire lo stalking perpetrato dai Call Center, che è causa di disorientamento nei cittadini sulle tante offerte vere, rispetto a quelle fraudolente. Dovrebbe arginare l’invasione di chiamate indesiderate, bloccando quelli notoriamente truffaldini e obbligando quelli onesti a mostrare sempre la dicitura in chiaro: ‘Call Center’ e la loro ragione sociale, per consentire ai cittadini la libertà di decidere se vogliono o non vogliono rispondere. La mancanza di questa trasparenza impedisce, in concreto, l’esercizio costituzionale della propria libertà inviolabile.
Quando vengono presi i colpevoli, i telegiornali e le rubriche d’intrattenimento dovrebbero pubblicizzare gli ultimi ritrovati della criminalità e la natura dei colpevoli, non per proscrizione ma per mettere in guardia i cittadini onesti dai parassiti che attentano alle fragilità, compresa quella senile.
Una raccomandazione che possiamo scambiarci è pure quella di ‘fare rete sociale’, per non lasciare mai nessuno da solo, allo scopo di contenere in quella rete di protezione chi è più vulnerabile, a partire dagli anziani, e per evitare che quella rete sia usata dai ‘pescatori di frodo’ della rete Internet.
Non per niente, la truffa più comune si chiama Fishing = Abboccamento.
Carlo Zeuli
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